domenica 28 febbraio 2016

Donatello (1386-1466) e la nuova scultura

"Gli scultori che noi abbiamo chiamati vecchi, ma non antichi, sbigottiti 
dalle molte difficultà della arte, conducevano le figure loro sì mal
composte di artifizio e di bellezza, che o di metallo o di marmo che
elle si fussino ,altro non erano però che tonde;sì come avevano essi
ancora tondi gli spiriti e gli ingegni stupidi e grossi "

Giorgio Vasari, da "Le vite"1550 , vita di Donato

Donatello, Profetino,1406-9, Firenze, Museo di santa Maria del Fiore
Questa la situazione della scultura a Firenze ad inizio Quattocento
Poi arriva lui, Donatello.
Certo è in buona compagnia; studia alla bottega di Lorenzo Ghiberti, viaggia e lavora con l'uomo nuovo Brunelleschi, conosce e "interagisce" con due altri scultori del calibro di nanni di Banco e Luca della Robbia.
Ma la nuova scultura nasce con lui. In fin dei conti artista nuovo è colui che crea un linguaggio nuovo e che è sempre un passo avanti; quando ti sei abituato al sui stile, ecco che si cambia registro.
E Donatello, ogni volta ci spiazza con un'opera nuova .
La sua vita fu lunga e densa di spostamenti ed opere. Nacque a Firenze nel 1386 e qui morì nel 1466.
Si formò, come detto , alla bottega di Ghiberti e lavorò nel "cantiere dei cantieri", l'Opera del Duomo, con tante opere.
Qui ne scelgo solo alcune, che rappresentano però la volontà del cambiamento , attraverso la memoria dell'Antico.
La prima: il san Giorgio per Orsanmichele

Intanto due cose veloci veloci su questa struttura che nacque nel 1290 su progetto di Arnolfo di Cambio .Egli  eresse una loggia destinata al mercato del grano sui resti dell'oratorio di san Michele (ecco la ragione del nome!) a sua volta risalente all'VIII secolo.
Dopo varie vicissitudini, la loggia fu murata in basso e trasformata in chiesa , mentre la parte alta divenne deposito di granaglie da utilizzare in periodi di carestia; nelle pareti esterne, le varie corporazioni di arti e mestieri , fecero a gara per abbellire le nicchie con statue dei santi protettori.
L'arte della Lana, di Calimala, quella dei pellicciai, la corporazione degli orafi ed altri affidarono a scultori fiorentini opere che alloggiavano sui muri della costruzione.
Ecco la ragione del san Giorgio, protettore della corporazione degli Armaioli (oggi l'originale è al Bargello e lungo la via Orsanmichele, sul lato nord, c'è una copia)
Orsanmichele, veduta esterna, lato nord
Donatello, che a questa data, presumibilmente il 1416, aveva gìà compiuto più di un viaggio a Roma alla scoperta dell'Antico insieme all'amico Filippo Brunelleschi, si pone subito il problema di attualizzare il santo.
Era un guerriero, gli sponsor-diremmo noi oggi- erano coloro che fabbricavano corazze ed armi e dunque ciò che ben doveva risaltare erano lo scudo e i calzari.

Proprio lo scudo, dalla forma romboidale allungata crea, grazie alla verticale della croce scolpita, una linea guida che porta il nostro sguardo (dal basso verso l'alto) al nobile volto che nulla ha del santo ma tanto del fiero eroe moderno. 
Le sue gesta sono raccontate nella predella , incorniciata da due scudi scolpiti
Il guerriero a cavallo è colto nel momento in cui sta per infilzare il drago sotto gli occhi della principessa di Trebisonda. Lo sfondo, quasi disegnato secondo le nuove regole della prospettiva brunelleschiana, crea un contrasto tra la grotta del drago/il disordine del male e le arcate a destra ovvero l'ordine del bene. E il primo cielo atmosferico, percorso da nuvole , dell'arte italiana è qui, nello stiacciato (ecco la memoria dell'Antico ed i rilievi della Colonna Traiana!)

Altra città, altra opera, altra tecnica
Donatello, Il banchetto di Erode, Siena, fonte battesimale,1423/27, bronzo

Siamo a Siena, città in competizione con Firenze. Anche qui non si bada a spese e tra le tante nuove commissioni c'è quella per il fonte battesimale.
Lavora il raffinato Jacopo della Quercia, coadiuvato da Ghiberti e Donatello.
E qui l'artista raffigura su più piani il culmine del dramma: l'offerta della testa del Battista al banchetto di Erode.

Osserviamolo
Sul fondo, mirabilmente rappresentato con una tecnica di stiacciato memore della lezione prospettica di Brunelleschi, un'ancella porta sul piatto la macabra offerta; classiche arcate descrivono lo spazio
La pavimentazione a losanghe contribuisce a delineare la griglia prospettica
Ma il dramma è in primo piano e non possiamo fuggire all'orrore, proprio come uno dei convitati che nasconde per metà lo sguardo , come Erode che con il gesto eloquente delle mani poste avanti sembra respingere il gesto da lui comandato , o come il bimbo ai suoi piedi che inorridito vorrebbe fuggire.
Ancora una volta l'azione, la scelta da parte dello scultore di dare vita alla materia .

Di nuovo Firenze, qualche anno dopo.
Siamo nel cantiere di santa Maria del Fiore, sotto la cupola quasi conclusa (ah, Donatello faceva parte del cantiere della cupola del Duomo, chiamato per consulenze da Brunelleschi).
Sopra le porte delle sacrestie, quella dei Canonici e quella delle Messe, si era deciso di porre due cantorie, cioè balconate destinate ad ospitare i coristi - spesso voci bianche-addetti ai canti liturgici.
La prima fu affidata a Luca della Robbia che illustrò nei riquadri  classicamente inquadrati da lesene binate, il salmo 150, cioè la lode a Dio attraverso i suoni di cetre, arpe, tamburi, trombe e danze.
Posta a sud, la Cantoria vibrava di luce solare
Luca della Robbia, Cantoria, 1431-38,Museo dell'Opera del Duomo, Firenze

La Cantoria di Donatello invece era  a nord, quindi sempre in ombra.
Ecco allora che l'artista decide di animare la danza sfrenata di puttini scarmigliati con uno sfondo di tarsie dorate e multicolori, memori delle decorazioni che Arnolfo di Cambio aveva previsto per l'involucro esterno di santa Maria del Fiore.
L'attenzione filologica al contesto architettonico è qui testimoniata proprio da questo accorgimento, utilizzato per dare ancor più dinamismo alla composizione.
Donatello, Cantoria, 1433-40, Firenze, Museo dell'Opera del Duomo

Tarsie marmoree del XIV sec., Firenze, Museo dell'Opera del Duomo
Rispetto a Luca della Robbia, Donatello sceglie di dare più profondità alla danza, grazie alle colonne policrome binate che aggettano rispetto ai bassorilievi; la danza "dionisiaca" dei putti ed il loro panneggio classico, mediato da un sarcofago pagano mostrato allo scultore attraverso disegni di Ciriaco d'Ancona, rende mobile il capolavoro che sicuramente era illuminato dalle candele in chiesa.

E adesso, per i Medici!
Donatello, David, 1440, Firenze, Bargello
Al centro del cortile del palazzo Medici Riccardi, appena concluso da Michelozzo, faceva bella mostra di sè questo bronzetto, posto sopra una colonna creata da Desiderio da Settignano.
Subito il giovane David vittorioso sulla brutalità di Golia , divenne il simbolo della casata Medici, da poco rientrata a Firenze.
All'inizio della sua carriera Donatello aveva già affrontato il tema del David (era stata realizzata per santa Maria del Fiore, ben presto però collocata in piazza della Signoria) , ma in quest'opera matura la figura del giovane re d'Israele non è più ammantata ma nuda: è il primo nudo a tutto tondo dell'età moderna ed è chiara l'intenzione di Donatello di voler competere con l'Antico
Donatello, David, marmo, 1408-09, Firenze, Bargello
Rispetto però alla ieraticità di tante statue classiche, qui lo scultore fiorentino dona al giovane David una vita propria: il profeta è colto l'attimo dopo l'impresa, ancora incredulo , col sorriso di un adolescente colto in un'espressione stupita, con un corpo come quello degli adolescenti, non più bambino e non ancora uomo, dall'equilibrio instabile tanto che il chiasmo è risolto a metà, con la spada usata come sostegno e non strumento di forza. 
La testa del nemico, senza alcuna ferita sulla fronte, quasi si confonde con la piccola corona d'alloro usata come basamento.
L'ormai maturo Donatello può permettersi queste "variazioni" sull'Antico e può mostrare come sia a lui congeniale cambiare registro.
E poi c'è una delle sue ultime opere, la più straniante, quasi una meditazione sulla vecchiaia e sulla morte
Donatello, Maddalena,legno, 1453-55, Firenze, Museo dell'Opera del Duomo
Nella splendida sala del rinnovato Museo dell'Opera del Duomo, campeggia in solitudine la statua che era stata ideata da Donatello per il Battistero fiorentino  ; a destra, in una muta relazione trova spazio la Pietà del Duomo , di Michelangelo
Michelangelo, Pietà, 1547/55 ,Firenze, Museo dell'Opera
e il parallelismo tra queste opere tarde di due grandissimi artisti, è stato giustamente ricercato.
Maddalena, donna che era stata bellissima, qui è raffigurata impietosamente come una mummia, col volto scavato e le ossa in evidenza, vestita dei suoi soli capelli, resi preziosi dall'aggiunta di pagliuzze d'oro sul legno di pioppo bianco. Le mani sono quasi giunte in preghiera e dalla bocca semiaperta si intravede la chiostra dei denti. E' come se la santa stesse recitando, con una flebile voce, la preghiera ultima
Sappiamo che , per rendere ancora più realistica la scultura, Donatello la dipinse e la integrò con stoppa (per i capelli) e gesso (per altre finiture). Nella Firenze di metà Quattrocento, totalmente diversa da quella di inizio secolo, Maddalena rappresenta la crisi e il superamento di quel classicismo di cui Donatello era stato da giovane uno dei principali rappresentanti.
Lo stile è cambiato di nuovo, ma questo diverso registro non piacque.
L'artista morì in solitudine ma qualche decennio dopo , Michelangelo lo "sdoganò" e ne fece punto d'inizio per le tante sue sperimentazioni.
Ma questa è altra storia