domenica 16 giugno 2019

Qualcosa di vecchio e qualcosa di nuovo : la Madonna della neve di Sassetta

Siena, anno di grazia 1432
Ludovica Bertini, ricca vedova del senese Turino di Matteo, operaio della Cattedrale( era carica importante nella Fabbrica )  commissiona a Sassetta una pala d'altare da collocare nella cappella di san Bonifacio nel Duomo di Siena
Eccola
Stefano di Giovanni (detto il Sassetta), Pala della Madonna della neve, 
1432, tempera su tavola, cm.240 x 256, Firenze, Uffizi

E' una Madonna in maestà , come tante ce ne sono in quegli anni e in quei luoghi.
Ma la data e il tema ci dicono che qualcosa di nuovo sta accadendo in pittura.

Nell'enorme scomparto centrale di una pala con ancora cuspidi gotiche ma non più a forma di trittico bensì quadrata, sono raffigurati la Vergine e il bambino in trono tra angeli e i santi Pietro, Paolo, Giovanni Battista e Francesco.

 Il trono posto in prospettiva è impreziosito da un tessuto decorato con il motivo a occhi di pavone . 
La ricercatezza si vede anche nel pavimento ricoperto da un tappeto con motivi zoomorfi 
Ma .... " il colore e la luce artificiosa dell'oro filtrato dalle tinte trasparenti di cui si sostanzia la pittura, e che rozzamente chiamiamo 'decorazione' o 'ornato', lo smalto del  modellato che si purifica nella verità della luce senza smentire la sua attenzione all'astrazione della linea, sono alcune delle ragioni per le quali il dettato  dell'incredibile testo nasce a tratti antico, come un capolavoro di Simone o Ambrogio , e finisce a tratti moderno come un Domenico Veneziano"  (Carlo Volpe, 1982) 
Il vecchio e il nuovo...
Tutte le figure occupano lo spazio senza seguire però le regole matematiche ma quella tridimensionalità  trecentesca che si trovava in Giotto o Simone Martini
Un po' quello che negli stessi  anni avevano provato Masolino e Masaccio nella Sant'Anna metterza 
Masaccio e Masolino, Madonna col bambino e sant'Anna , 1423-25
tempera su tavola, cm. 175 x 103, Firenze, Uffizi
La ricchezza dell'oreficeria senese è presente nell'oro a profusione  e nell'argento oggi scurito posto sul piatto a destra , sul trono. Il biancore della foglia d'argento rimandava alla neve del miracolo e persino l'angelo gode di questo evento miracoloso, visto che con le mani affusolate sta forgiando una palla di neve 

Sassetta, Madonna della neve, insieme e particolari
E nella parte bassa del trono, ben in evidenza sono rappresentati gli stemmi delle famiglie committenti, come probabilmente la figura di san Francesco, leggermente in scorcio, fa riferimento a Ludovica Bertini che  entrò nell'ordine francescano alla morte del marito.

Nella predella Sassetta dipinge il racconto della fondazione della basilica di santa Maria Maggiore a Roma , nata secondo leggenda dopo un sogno premonitore fatto da due ricchi patrizi romani e contemporaneamente da papa Liberio nella notte del 5 agosto 356.
Dopo un periodo di siccità nevicò in agosto sull ' Esquilino e la superficie occupata dalla candida neve indicò il tracciato e le dimensioni della chiesa .

Sassetta, predella con episodio della fondazione della Basilica
di santa Maria Maggiore 

Un racconto romano ha la sua ragione d'essere a Siena, città che si considerava sorella di  Roma in quanto fondata secondo la tradizione da Senio, figlio di Remo in fuga dallo zio Romolo.
E' proprio negli episodi della predella che si colgono meglio le novità pittoriche che Sassetta ha recepito dalla lezione di Masaccio . Niente più fondo oro ma un cielo dalle tante sfumature celesti e carico di bianche nubi , reso ancor più reale dallo stormo di rondini
Sassetta qui riesce ad essere molto più innovativo di Masolino che si era cimentato pochi anni prima sullo stesso tema.

Nel pannello centrale della Pala Colonna - posta sull'altare maggiore della chiesa romana -Masolino raffigura lo stesso episodio ma il cielo è oro e le nuvole cariche di neve sono un timido espediente per dare l'idea di spazio 
Masolino , Fondazione di santa Maria Maggiore , 1428, tempera su 
tavola, cm.144 x 76, Museo Nazionale di Capodimonte, Napoli

La lezione prospettica di Masaccio è quel "qualcosa di nuovo" che persino un raffinato pittore come Sassetta non può ignorare

 * Per un ricco repertorio di immagini e per la storia della Pala  si rimanda a Sassetta’s Madonna della Neve: An Image of Patronage. Leiden: Primavera Press, 2003.






mercoledì 12 giugno 2019

Tutti pazzi per santa Cecilia !

Nella sala XXIX della Pinacoteca di Brera , proprio di spalle alla Cena in Emmaus di Caravaggio, campeggia una maestosa pala d'altare.
Eccola
Orazio Gentileschi, I santi martiri Cecilia, Valeriano e Tiburzio 
visitati dall'angelo, cm.350 x 218 olio su tela, 1607 
Da dove arriva e cosa ci racconta?

Era nella chiesa agostiniana di santa Cecilia a Como, posta sull'altare maggiore nel 1607 ; una testimonianza documentaria attesta una visita compiuta il 25 novembre 1607 dal cardinale Paolo Sfondrato ( lo ritroveremo questo nome) che ammirò la tela e scrisse che si trovava lì da poco
Chiesa e complesso di santa Cecilia, Como, via Cesare Cantù 57 esterno
interno della chiesa di santa Cecilia a Como
Poi , come tante altre opere, prese strade diverse  e oggi è a Brera.

Nella tela è raffigurato l'esaltante episodio della gloria della santa e dei due martiri, in pieno spirito controriformato
La  romana Cecilia era - secondo una leggendaria Passio - una cristiana che convertì alla nuova religione il marito Valeriano e il cognato Tiburzio e tutti e tre si diedero alla cura dei martiri.
La castità dei due sposi venne premiata dagli angeli con delle corone di bianchi fiori .
Ma il martirio arrivò presto. 
Prima furono incarcerati e decapitati i due fratelli Valeriano e Tiburzio, poi toccò a Cecilia . 
La ragazza si rifiutò di compiere sacrifici agli dei pagani e per questo i suoi carnefici tentarono inutilmente di annegarla. Fu uccisa con tre colpi di spada. 
La leggenda della decapitazione  risale all' VIII  secolo e un fraintendimento è anche alla base dell'iconografia che la vuole suonatrice di organo .
In una liturgia celebrata il 22 novembre, giorno della sua festa, il testo recitava :" Mentre la musica risuonava , la vergine Cecilia cantava al suo unico Dio " Poi quelle parole in corsivo divennero mentre suonava l'organo.
Poco male 
Da allora Cecilia è protettrice dei musicisti .

E qui Orazio Gentileschi , che aveva incontrato a Roma nei primi anni del Seicento Caravaggio, raffigura con una grazia armonica degna di un musico, i tre giovani in splendide vesti.
L'angelo, la luce, la cura negli abiti, mostrano una vicinanza stringente con le tele di Michelangelo Merisi a san Luigi dei Francesi, ma anche con quel capolavoro rubato nel 1969  dall'oratorio di san Lorenzo a Palermo e che studi recenti datano al 1600.

Caravaggio, Natività coi santi Lorenzo e Francesco,1600, olio su tela
cm 268 x 197, opera rubata

Ma anche il drappo verde che fa da cortina teatrale, ricorda la tenda rossa della Morte della Vergine di Caravaggio.
Caravaggio, Morte della Vergine, 1606, olio su tela, cm 369 x 245
Museo del Louvre, Parigi
Il toscano Orazio Gentileschi cambiò radicalmente la sua pittura dopo l'incontro con Caravaggio; da artista tardo manierista legato agli ambienti romani, divenne pittore di tenebre e luce , di grazia e realtà.
In anni più tardi, Gentileschi ripropose l'immagine di santa Cecilia e dell'angelo.


Orazio Gentileschi,Santa Cecilia suona la spinetta, 1618-22,olio u tela
cm 90 x 105 , Perugia, Galleria Nazionale dell'Umbria

Anche in questo caso il realismo di Caravaggio è addolcito " da dolcezze espressive e da una maggiore armonia compositiva" (Caterina Bon Valsassina)
Ma com'è che nel Seicento c'è tutto un pullulare di rappresentazioni di santa Cecilia?
Intanto l'accademia di musica fu fondata con bolla papale da Sisto V nel 1585 e questo diede grande impulso al fiorire di componimenti nel Seicento (si veda con quanta cura sempre Caravaggio ricopiò nel suo Riposo dalla fuga in Egitto lo spartito)  e poi nel 1599 in occasione dei lavori  per il Giubileo del 1600, fu aperto un sarcofago nella chiese di santa Cecilia in Trastevere che racchiudeva un corpo intatto, con tre dita della mano destra e uno della sinistra alzati , a simboleggiare una primitiva "teologia" della Trinità.
Chi diede il compito di riesumare il corpo fu quel cardinale Paolo Camillo Sfondrati di Como che è stato citato sopra.
L'immagine più famosa e glamour della santa è proprio quella che ci ha lasciato Stefano Maderno
Stefano Maderno, Santa Cecilia, 1600, marmo, lunghezza cm 131
Roma, Basilica di santa Cecilia in Trastevere
e che è posta scenograficamente sotto l'altare maggiore.
La linea sinuosa e morbida che segna le forme della giovane santa, il taglio sul collo da cui esce una goccia di sangue, le mani che indicano la Trinità, tutto concorre a creare un'immagine nuova . 
E gli artisti , creatori di storie per immagini , si sono buttati a capofitto nella creazione di un'immagine che facesse presa sul pubblico , ops, sui fedeli
Da Domenichino e i suoi affreschi dedicati alla santa in san Luigi dei Francesi a roma (1614) , al Guercino, da Carlo Saraceni a Guido Reni... tutti pazzi per santa Cecilia !
Guercino, Santa Cecilia, 1658, olio su tela, cm.89 x 67,5
Roma, Fondazione Sorgente
Carlo Saraceni, Santa Cecilia e l'angelo, 1610, olio su tela, 
Roma , Galleria 
Nazionale d'arte antica Palazzo Barberini

Guido Reni, Santa Cecilia , 1606, olio su tela, cm 96 x 76, 
Pasadena, Norton Simon Museum

lunedì 3 giugno 2019

Le maschere di Ensor : L'entrata di Cristo a Bruxelles nel 1889

James Ensor, L'entrata di Cristo a Bruxelles nel 1889, 1888, olio su tela
cm.253 x 430, Los Angeles , the J. Paul Getty Museum

"La mia infanzia è ricca di magnifici sogni" 
Così disse Ensor, ricordando certo il negozio di Ostenda della nonna , dove nella vetrina facevano bella (o brutta ) mostra  oggetti per turisti, da merletti a pesci imbalsamati, da armi a porcellane
Insomma ... le belle cose di pessimo gusto
E questo amore per l'eccesso gli è rimasto
James Ensor

Questa enorme tela rimase a lungo nello studio del pittore .
Persino il gruppo belga Les XX (manipolo di artisti riunitisi a Bruxelles nel 1884, sull'esempio degli Artisti indipendenti francesi lo rifiutò : era troppa la violenza cromatica!

Un minimo di descrizione
In uno spazio pieno di figure. l'artista belga rappresenta una parata carnevalesca Tutti sono stipati e vogliono apparire, come se richiedessero il loro quarto d'ora di celebrità
In primo piano al centro appare un uomo col cappello di vescovo e il bastone di capobanda : è il ritratto di Emile Littré, filosofo positivista francese che evidentemente non godeva la stima dell'artista.
Egli guida una folla scomposta e immaginiamo rumorosa  -ecco in secondo piano la banda- e sul palco le autorità locali (sicuramente il sindaco con la sua fascia di rappresentanza) sono pronti a dare il benvenuto a Cristo.
Pronti ad accoglierlo, pronti a crocifiggerlo.
La figura di Cristo , con le fattezze del pittore,è piccola cosa al centro dell'opera ed è come se l'artista sapesse già di essere misconosciuto per la propria arte.
Come il messaggio di Gesù fu ignorato, così la congerie di artisti e critici ignora l'arte di Ensor
I suoi detrattori però, non hanno il coraggio di esprimere apertamente le opinioni negative e si nascondono dietro maschere caricaturali, brutte forse come gli oggetti esposti nel negozio della zia

Le scritte che campeggiano (Vive la Sociale o Fanfares doctrinaile ) sono slogan e niente più.
Ma il segno più prorompente Ensor lo ha dato non tanto /non solo nella scelta del tema ma nella stesura del colore.
L'uso di spatole di metallo che rendono la stesura cromatica una chiara anticipazione della stagione espressionista , è una risposta totalmente diversa, più libera, al "tecnicismo " puntinista che imperava in quegli anni.
E Munch, Kirchner, i Fauves , fino a Pollock devono tantissimo all'artista belga che stratifica il colore e rende l'opera materica
Persino i generali di Enrico Baj sono figli della cinica figura con la maschera della morte, in basso a sinistra del dipinto di Ensor. Attira la nostra attenzione perché ci spaventa e perché la spessa fascia verticale verde è lì, in primo piano a guidare la nostra attenzione verso la folla scomposta e "maleducata"
Le maschere ci permettono di dare il lato peggiore di noi
Enrico Baj, Generale, 1975, acrilici e collage su tavola, cm. 125 x 97, 
collezione privata

sabato 27 aprile 2019

Angeli custodi alla scuola di Verrocchio : Tobia e l'angelo

 Andrea Verrocchio, Tobia e l'angelo, 1470-75, tempera su tavola, 
cm.84 x 66, Londra, National Gallery
Una favola a lieto fine; questa è la storia di Tobia 
E di happy end ce ne era bisogno allora, nella Firenze del Quattrocento  e pure ora , XXI secolo

Raccontiamola, ne vale la pena.
La fonte è il Libro di Tobia , contenuto nella Bibbia cristiana ma non accolto in quella ebraica.
Tutto ha inizio a Ninive, durante l'esilio degli ebrei in Assiria, nell' VIII secolo a.C ; qui viveva l'uomo giusto e pio Tobi che , diventato vecchio e cieco, incaricò il figlio Tobia  di recuperare il denaro a lui dovuto nella lontana Media. 
 Anna, madre di Tobia, si era opposta al viaggio pericoloso.
Tobia e il suo cagnolino incontrano un compagno di viaggio che solo alla fine del racconto si rivelerà l'arcangelo Raffaele.

Giunti al fiume Tigri, nonostante i moniti di Raffaele, il ragazzo vuole bagnarsi ma un pesce emerso dall'acqua cerca di divorarlo.
Grazie all'aiuto di Raffaele, Tobia uccide il pesce e  estrae cuore, fegato e fiele . I primi due,
 se bruciati- avrebbero sconfitto gli spiriti maligni, il terzo , se spalmato sugli occhi, avrebbe ridato la vista all'anziano padre.
Dopo aver ritirato la somma che alla famiglia spettava, sulla via del ritorno i due viandanti si fermano da un parente che aveva una figlia bellissima -Sara- posseduta però da un demone.
Va da sè che grazie ai consigli dell'angelo Raffaele, Tobia guarisce e poi sposa la bella fanciulla 
 Una volta a casa grazie all'unguento ottenuto dal fiele del pesce, Tobia  guarisce il padre che vuol ricompensare Raffaele.
 Solo in questo istante l'angelo rivela la sua natura divina e padre e figlio  in ginocchio ai suoi piedi lo venerano.


A Firenze nella seconda metà del Quattrocento ci fu un pullulare di dipinti legati a questa vicenda ; con ogni probabilità erano commissionati da padri preoccupati per il primo viaggio lontano da casa dei figli . Erano insomma dei dipinti apotropaici . nulla poteva succederti se avevi il tuo angelo custode.

Il dipinto di Verrocchio fu acquisito dalla National Gallery nel 1867 e proveniva dalla collezione del conte Angiolo Galli Tassi ,nel suo palazzo di via Pandolfini a Firenze ; chi fosse il committente originario non si sa .
Certo era una ricca famiglia probabilmente di mercanti .
 Il giovane Tobia tiene nella sinistra un cartiglio con la scritta ricordo ed appeso a una cordicella, un pesce per nulla spaventoso ma in tutto e per tutto simile ad una trota
Andrea Verrocchio, particolare del Tobia e l'angelo

Forse il foglio di carta allude ad una lettera di riconoscimento che il giovane viaggiatore avrebbe dovuto esibire nel suo viaggio d'affari . E Tobia, vestito come il più dandy dei dandies fiorentini , doveva mostrare tutta la ricchezza della casata .
La linea sinuosa dei corpi, le mani di Tobia e dell'angelo che si intrecciano, la linea di contorno elegante e marcata , i luminosi colori, tutto concorre a impreziosire il dipinto e a darci l'idea di uno stile comune che Verrocchio detta.
Poi verranno Botticelli e Leonardo, molto più fascinosi del loro maestro.
Andrea Verrocchio, particolare di Tobia e l'angelo

Gli sguardi dei  protagonisti hanno morbidi riflessi ; già si intravedono quei moti dell'animo che  Leonardo, suo allievo renderà espliciti e sua caratteristica distintiva
Andrea Verrocchio, particolare

E anche il paesaggio , che per alcuni critici è l'anello debole del dipinto, in realtà mostra come Verrocchio e la sua scuola siano attenti ai minuziosi dettagli dei dipinti fiamminghi che in quegli anni tanta fortuna avevano a Firenze. Bisognava adattarsi e assecondare i gusti nuovi ed "esotici" della ricca committenza.

Qualche anno prima Pietro Pollaiolo aveva dipinto e collocato in Orsanmichele - il monumento più fiorentino di Firenze, mezza chiesa e mezzo granaio- un altro Tobiolo
Pietro Benci del Pollaiolo, L'arcangelo Raffaele e Tobiolo, 1465-70
olio su tavola, cm 187 x 118, Torino, Galleria sabauda
Rispetto all'opera di Verrocchio, qui le figure sono più ingessate e meno sensuali, anche se il paesaggio a volo d'uccello, mostra un'attenzione  realistica che si ritroverà nelle opere di Piero della Francesca

Qualche anno dopo, sempre a Firenze ( ma quanti giovani partivano per i commerci e necessitavano degli angeli custodi!) anche Filippino Lippi alter ego di Botticelli si cimentò nello stesso tema
Filippino Lippi, I tre arcangeli e Tobia, 1480-82, tempera e olio su tavola
 trasportata su tela, cm 100 x 127, Torino, Galleria Sabauda

L'aggraziata cadenza del passo degli angeli Raffaele e Gabriele, la fierezza di Michele guerriero, la titubanza del giovane Tobia, la curiosità del cagnolino che volge lo sguardo verso l'alto, mostrano il gran talento di Filippino

Immaginiamo nelle case fiorentine questi dipinti, commissionati da genitori in ansia per figli che crescevano, che bisognava lasciare liberi e che però dovevano essere accompagnati in questo momenbto di crescita.
L'angelo custode nasce qui, a Firenze , 1400 .... 



sabato 30 marzo 2019

Sansone vittorioso ovvero la bellezza per Guido Reni

Guido Reni , Sansone vittorioso,1614-16, olio su tela, cm 260 x 223
Bologna, Pinacoteca Nazionale

Oggi alla Pinacoteca Nazionale di Bologna ammirato da tanti
Un tempo - diciamo i primi decenni del Seicento- questa monumentale tela era posta come sopracamino  ( un camino piatto, a parete) in una delle sale di Palazzo Zambeccari , sempre a Bologna .
Quindi immaginiamocelo ben più in alto rispetto alla collocazione attuale, nella sala 24 della Pinacoteca.
Pinacoteca Nazionale di Bologna, sala 24 (sala di Guido Reni)

E' importante guardarla dal sotto in su, per accorgersi dell'artificio prospettico costruito da Guido Reni (Bologna 1575- ivi 1642)
 Il pittore la dipinse intorno al 1614 ; era a Roma al servizio del cardinale Scipione Borghese, grande collezionista e amante dell'arte e per lui  aveva appena terminato l'incantevole  Aurora , affresco nel Casino Borghese ,oggi Casino Rospigliosi Pallavicini.
Guido Reni, Aurora, 1612-14,affresco, cm 280 x 700 
Roma, Palazzo Rospigliosi Pallavicini


Ma, a detta del suo biografo Cesare Malvasia, Roma era caotica, grande e troppo cara e piena di tentazioni per un giocatore d'azzardo quale lui era...
E così Reni fugge e torna a casa, nella città dove si sente al sicuro.
E per nobili famiglie dipinge opere religiose  collocate in cappelle private o in sontuosi palazzi.

E' il caso del Sansone vittorioso .
Sansone ha appena sterminato i filistei , qui rappresentati armati di tutto punto . Li ha sconfitti a mani nude, con l'arma della Verità .
E la verità è nuda.
Stremato dall'impresa sovrumana, è preso da una gran sete e allora lascia cadere la mascella *d'asino che aveva usato come arma . dall'impatto con la terra, sgorga una sorgente d'acqua , che l'eroe raccoglie grazie alla mascella usata come tazza.
Ecco. Guido Reni è come se avesse usato un fermo immagine proprio in questo punto 
 Il gesto dell'assetato è enfatizzato grazie alla cornice  che termina a centina lobata e raccoglie l'empito verso l'alto
In basso giacciono i filistei, già dall'incarnato cereo  e Sansone preme il piede destro sulla schiena di un nemico
Sansone vittorioso, particolare

Ma non c'è violenza nell'episodio. Sì, si vede il sangue rappreso e sgorgato dalle ferite ,ma tutto il classicismo che il pittore aveva "bevuto" nei soggiorni romani, qui stempera il dramma e permette all'artista di dipingere un corpo dall' "impareggiabile attitudine sfiancheggiante " 
Questa fu l'espressione che Cesare Malvasia coniò per il Sansone di Reni ( Cesare Malvasia, Felsina pittrice Vite de' pittori bolognesi , Bologna 1678)
La posa è copia conforme dell' Apollo Belvedere 
Apollo del Belvedere ,copia romana in marmo da originale in 
bronzo del 330 a. C. attribuito a Leocares, Musei Vaticani 
Il braccio proteso è quello del Laocoonte che a quella data era stato ricostruito teso verso l'alto, proprio come qui.
Ma l'idea di "fermo immagine" e di una natura immobile , di un mare liscio come l'olio probabilmente Reni la riprende dalla Galatea dell'amatissimo Raffaello
Raffaello, Il trionfo di Galatea, 1512, affresco, cm.295 x 225
Roma, Villa Farnesina
come le forme sinuose e gli svolazzi del panneggio

L'artificio prospettico...
Vero è che la tela era posta sul camino e quindi lo sguardo era pensato dal basso verso l'alto ma il braccio alzato di Sansone, gli occhi del protagonista unico, ci costringono a guardare l'opera da più punti di vista 
E il terzo quarto del dipinto, quello più in alto , vbede protagonista l'acqua, come calasse dal Paradiso, prefigurazione dell'acqua purificatrice del battesimo.
In basso, più vicino alle fiamme del camino, la terra, il sangue, i corpi dei filistei
Che meraviglioso esercizio di stile!

*Un errore dell'antica traduzione del testo biblico aveva confuso il nome del luogo della battaglia  denominato monte della Mascella, con l'osso medesimo, generando questa iconografia. L'acqua non sgorga dalla terra ma dalla mascella posta in mano a Sansone

domenica 17 marzo 2019

Il più bel ritratto neoclassico in assoluto al mondo: I coniugi Lavoisier di Jacques Louis David


Jacques Louis David, Ritratto dei coniugi Lavoisier, 1788, olio su tela,
cm. 260 x 195, Metropolitan Museum, New York

I conservatori del Metropolitan Museum di New York hanno un forte senso di appartenenza e pensano di avere il meglio .
A volte si sbagliano, a volte no
Hanno sicuramente ragione nel dire che questo dipinto di grandi dimensioni sia il più bel ritratto neoclassico al mondo.
Vediamo perché e come è arrivato al di là dell'oceano

Venne dipinto nel 1788 e fu pagato a David da Antoine Lavoisier l'ingente somma di 7000 lire francesi (per fare un paragone, il dipinto commissionato da re Luigi XVI I littori portano a Bruto i corpi dei figli fu pagato 6000 lire)
Alla morte di Marie Anne Lavoisier nel 1836, il dipinto fu ereditato dalla nipote, contessa di Chazelles. Messo in vendita  dagli eredi , fu acquistato nel 1925 da  John Rockfeller per essere donato due anni dopo al Rockfeller  Institute for Medical research di New York
Nel 1977 fu donato al Met.
Questa la storia, ma partiamo dal 1788

Dall'epistolario tra madame Lavoisier e Jean Henry Hassenfratz (principale collaboratore del chimico Lavoisier e poi primo professore di fisica dell'Ecole Politecnique ) sappiamo che la donna aveva deciso di celebrare gli studi del marito con un'opera d'arte. 
E chi meglio di David avrebbe potuto farlo?

In questo monumentale ritratto, David ha rappresentato i coniugi al tavolo di lavoro.
Lui, Antoine , è uomo brillante , mente acuta , materialista fatto e finito.
E a fianco di un grande uomo c'è una grande donna.

Infatti Marie Anne, qui trentenne (quando era andata sposa a Antoine Lavoisier nel 1771 aveva solo 13 anni!) è qui  in posizione  preminente, al centro del dipinto e guarda verso lo spettatore.

Sulla poltrona alla sua sinistra è poggiata una cartella con dei disegni, opera della giovane donna che aveva preso lezioni di disegno dallo stesso David e che alludono probabilmente alle illustrazioni da lei ideate per  la più celebre opera del marito , il Trattato elementare di chimica , che sarà dato alle stampe nel 1789
Particolare con i disegni , dal Ritratto dei coniugi Lavoisier
Sul tavolo, in primo piano, sono posizionati gli strumenti per gli esperimenti e spicca il gasometro destinato a raccogliere un gas secco dal mercurio: il mercurio , introdotto dal primo tubicino, fa uscire il gas dal secondo
Particolare col gasometro

Miracolosamente, gli strumenti di Lavoisier si sono conservati e  oggi sono al Conservatoire National des Arts et Metiers di Parigi

Gasometro e strumenti di Lavoisier, Parigi, Museo del CNAM, Parigi

In primo piano per terra è posizionata la grande palla di vetro e subito dietro vi è l'idrometro in ottone. Qui c'è tutta la maestria di David nel creare riflessi sul vetro (si specchiano due  finestre non visibili nel dipinto) o nel dare luce grazie ai morbidi panneggi del drappo rosso.
Particolare degli strumenti in primo piano
E il virtuosismo pittorico e la grazia di David si leggono nelle sfumature delle vesti di madame Lavoisier , negli sbuffi dei nastri e nella cura dei lunghi capelli 
Particolare del vestito di Madame Lavoisier

Madame Lavoisier
Antoine Laurent Lavoisier, seduto al tavolo mentre annota sui fogli alcuni appunti, si gira verso Marie Anne, sua musa ispiratrice 
 Lei  poggia con naturalezza  la mano sinistra sulla spalla del marito; l'intimità e la complicità della coppia sono rese con maestria. 
E' come se David avesse voluto rendere omaggio alla giovane donna ( che tra l'altro aveva tradotto il Saggio sulla flogistica di Kirwan e aveva permesso dunque al marito di confutare le teorie del flogisto ) e avesse accresciuto -proprio grazie a ciò- la statura dell'uomo  che tanto aveva scommesso sull'intelligenza viva della moglie e che per un attimo ci fa dimenticare (ma solo per un attimo... ) il fatto che avesse preso in moglie una bambina 
Antoine Laurent Lavoisier



Lo sguardo dell'uomo è eloquente : amorevole , complice e il volto leggermente in ombra.
E' lei che lo illumina , che gli ruba la scena.

Le circostanze politiche non permisero di esporre il ritratto al Salon del 1788, perché Antoine Lavoisier , in veste di commissario per le polveri da sparo, fu coinvolto in uno scandalo politico.

L'anno dopo scoppiò la Rivoluzione .
Lo scienziato ebbe ruolo primario, ricoprendo la carica di deputato agli Stati Generali .
Nel 1790 si occupò della riforma del sistema dei pesi e delle misure e poi approntò  un progetto di riforma fiscale.
Nonostante il servizio prestato durante il regime rivoluzionario, fu ghigliottinato nel 1794

Il matematico Giuseppe Lagrange  anni dopo così commentò questo orrore :" Alla folla è bastato un solo istante per tagliare la sua testa, ma alla Francia potrebbe non bastare un secolo per produrne una simile" 



domenica 10 marzo 2019

Tra paganesimo e cristianesimo : il Sarcofago di Giunio Basso

Nel  1597 fu ritrovato nelle cripte vaticane un sarcofago di una bellezza mozzafiato .
L'epigrafe ricordava il nome e gli anni

Sarcofago di Giunio Basso,359 d.C., marmo, 141 x 243 cm, 
Città del Vaticano, Musei Vaticani

L'opera fu fatta per Giunio Basso, praefectus urbis morto all'età di 42 anni nel 359 d.C.  e figlio dell'omonimo console che fece erigere  nel 331 d.C.una piccola basilica (romana,non cristiana) vicino al Circo Massimo e di cui ben poco, se non alcune decorazioni pavimentali, ci è rimasto.

Il figlio abbandonò il paganesimo per abbracciare la nuova religione cristiana ( nell'epigrafe è ricordato come neofita ) e volle raccontare la sua scelta in questo sarcofago. 

Il sarcofago  probabilmente è stato scolpito in una bottega romana che lavorava in quegli anni per una committenza "mista" , sia pagana che cristiana e le figure si staccano dal fondo in un elegante altorilievo che accentua il chiaroscuro. Rientra in una particolare tipologia dei sarcofagi della passione , visto che molte delle scene sono tratte dalla passione di Cristo e dei sue discepoli Pietro e Paolo.

Sulle due testate sono rappresentati nel registro inferiore  putti che vendemmiano e in quello superiore amorini che mietono il grano, chiare allusioni all'eucarestia 


Sarcofago di Giunio Basso,particolare del lato destro

Il fronte è spartito in due ordini di colonne libere che sorreggono nell'ordine superiore un architrave e in quello inferiore un sistema alternato di timpani e arcate a valva di conchiglia.

Dieci sono le scene con episodi dell'Antico e del Nuovo Testamento e , partendo dalla prima in alto a destra si hanno
  • Il sacrificio di Isacco
  • L'arresto di san Pietro a Roma
  • Cristo in trono tra i santi Pietro e Paolo
  • Cattura di Cristo
  • Giudizio di Pilato 
E poi
  • Giobbe sul letamaio
  • Il peccato originale
  • L'ingresso di Cristo a Gerusalemme
  • Daniele tra i leoni
  • Il martirio di san Paolo
Ad altre scene bibliche alludono la raffigurazione di agnelli  poste tra i timpani e le arcate del registro inferiore.
Osserviamone alcune
Sarcofago di Giunio Basso, Cristo tra i santi  Pietro e Paolo

La più importante è sicuramente quella posta al centro in alto 
Le tre figure sono racchiuse in uno spazio delimitato da colonne il cui fusto è decorato con putti che si arrampicano su piante rampicanti . Al centro un giovane Cristo imberbe sta consegnando a Pietro e Paolo la Nuova Legge (traditio legis) .
Siede in trono, è in posizione gerarchica e sta schiacciando con un piede un vecchio che sorregge un manto ; questi è la rappresentazione di Coelum o Atlante e dunque il paganesimo è sovrastato e sconfitto dalla nuova religione del giovane a apollineo Cristo.
L'ordine della composizione, il morbido panneggio , gli sguardi dei santi che convergono verso Gesù sono segnale di un linguaggio aulico e classico, ma le espressioni vive e reali di Pietro e Paolo rimandano al ritratto romano.

Sarcofago di Giunio Basso , Entrata di Cristo a Gerusalemme
Sotto la scena appena vista, è rappresentato quasi di scorcio Cristo in sella a un asino . Un uomo si inchina al suo passaggio e stende un mantello sotto gli zoccoli , mentre un altro sembra arrampicarsi ad un albero per poter osservare la scena. Il dinamismo è accentuato dal chiaroscuro marcato.

Sarcofago di Giunio Basso , Giobbe nel letamaio 
E quanto realismo è presente nella prima scena del registro inferiore !
Il povero Giobbe che tanto deve patire, qui è raffigurato sul letame , mentre la figura alla sua destra, probabilmente la moglie, si copre il naso col mantello per non dover sentire la puzza !


Sarcofago di Giunio Basso, San Paolo condotto al martirio
L'ultima scena in basso rappresenta la cattura di san Paolo e il prossimo martirio ; il santo china leggermente il capo e il carnefice si volta verso di lui , guardandolo con occhi di bragia.

Un programma iconografico così complesso con ogni probabilità non inserisce in maniera casuale gli episodi che hanno un parallelismo  tra opposti .
Per esempio alla prima scena (il sacrificio di Isacco e quindi il giudizio di Dio ) corrisponde dalla parte opposta il giudizio di Pilato e alla cattura di Pietro corrisponde quella di Gesù .

Siamo in anni meravigliosi e ricchi per la ricerca di linguaggi visivi nuovi. 
Dopo l'Editto di Costantino il Cristianesimo è una delle religioni dell'impero e i neofiti , che fino al giorno prima erano pagani (è proprio il caso di Giunio Basso padre e figlio) utilizzano un linguaggio vecchio che si carica di significati nuovi 
Alle vecchie divinità pagane subentrano le nuove divinità.
Ma le fattezze, per un lungo periodo, saranno quelle antiche