sabato 27 aprile 2019

Angeli custodi alla scuola di Verrocchio : Tobia e l'angelo

 Andrea Verrocchio, Tobia e l'angelo, 1470-75, tempera su tavola, 
cm.84 x 66, Londra, National Gallery
Una favola a lieto fine; questa è la storia di Tobia 
E di happy end ce ne era bisogno allora, nella Firenze del Quattrocento  e pure ora , XXI secolo

Raccontiamola, ne vale la pena.
La fonte è il Libro di Tobia , contenuto nella Bibbia cristiana ma non accolto in quella ebraica.
Tutto ha inizio a Ninive, durante l'esilio degli ebrei in Assiria, nell' VIII secolo a.C ; qui viveva l'uomo giusto e pio Tobi che , diventato vecchio e cieco, incaricò il figlio Tobia  di recuperare il denaro a lui dovuto nella lontana Media. 
 Anna, madre di Tobia, si era opposta al viaggio pericoloso.
Tobia e il suo cagnolino incontrano un compagno di viaggio che solo alla fine del racconto si rivelerà l'arcangelo Raffaele.

Giunti al fiume Tigri, nonostante i moniti di Raffaele, il ragazzo vuole bagnarsi ma un pesce emerso dall'acqua cerca di divorarlo.
Grazie all'aiuto di Raffaele, Tobia uccide il pesce e  estrae cuore, fegato e fiele . I primi due,
 se bruciati- avrebbero sconfitto gli spiriti maligni, il terzo , se spalmato sugli occhi, avrebbe ridato la vista all'anziano padre.
Dopo aver ritirato la somma che alla famiglia spettava, sulla via del ritorno i due viandanti si fermano da un parente che aveva una figlia bellissima -Sara- posseduta però da un demone.
Va da sè che grazie ai consigli dell'angelo Raffaele, Tobia guarisce e poi sposa la bella fanciulla 
 Una volta a casa grazie all'unguento ottenuto dal fiele del pesce, Tobia  guarisce il padre che vuol ricompensare Raffaele.
 Solo in questo istante l'angelo rivela la sua natura divina e padre e figlio  in ginocchio ai suoi piedi lo venerano.


A Firenze nella seconda metà del Quattrocento ci fu un pullulare di dipinti legati a questa vicenda ; con ogni probabilità erano commissionati da padri preoccupati per il primo viaggio lontano da casa dei figli . Erano insomma dei dipinti apotropaici . nulla poteva succederti se avevi il tuo angelo custode.

Il dipinto di Verrocchio fu acquisito dalla National Gallery nel 1867 e proveniva dalla collezione del conte Angiolo Galli Tassi ,nel suo palazzo di via Pandolfini a Firenze ; chi fosse il committente originario non si sa .
Certo era una ricca famiglia probabilmente di mercanti .
 Il giovane Tobia tiene nella sinistra un cartiglio con la scritta ricordo ed appeso a una cordicella, un pesce per nulla spaventoso ma in tutto e per tutto simile ad una trota
Andrea Verrocchio, particolare del Tobia e l'angelo

Forse il foglio di carta allude ad una lettera di riconoscimento che il giovane viaggiatore avrebbe dovuto esibire nel suo viaggio d'affari . E Tobia, vestito come il più dandy dei dandies fiorentini , doveva mostrare tutta la ricchezza della casata .
La linea sinuosa dei corpi, le mani di Tobia e dell'angelo che si intrecciano, la linea di contorno elegante e marcata , i luminosi colori, tutto concorre a impreziosire il dipinto e a darci l'idea di uno stile comune che Verrocchio detta.
Poi verranno Botticelli e Leonardo, molto più fascinosi del loro maestro.
Andrea Verrocchio, particolare di Tobia e l'angelo

Gli sguardi dei  protagonisti hanno morbidi riflessi ; già si intravedono quei moti dell'animo che  Leonardo, suo allievo renderà espliciti e sua caratteristica distintiva
Andrea Verrocchio, particolare

E anche il paesaggio , che per alcuni critici è l'anello debole del dipinto, in realtà mostra come Verrocchio e la sua scuola siano attenti ai minuziosi dettagli dei dipinti fiamminghi che in quegli anni tanta fortuna avevano a Firenze. Bisognava adattarsi e assecondare i gusti nuovi ed "esotici" della ricca committenza.

Qualche anno prima Pietro Pollaiolo aveva dipinto e collocato in Orsanmichele - il monumento più fiorentino di Firenze, mezza chiesa e mezzo granaio- un altro Tobiolo
Pietro Benci del Pollaiolo, L'arcangelo Raffaele e Tobiolo, 1465-70
olio su tavola, cm 187 x 118, Torino, Galleria sabauda
Rispetto all'opera di Verrocchio, qui le figure sono più ingessate e meno sensuali, anche se il paesaggio a volo d'uccello, mostra un'attenzione  realistica che si ritroverà nelle opere di Piero della Francesca

Qualche anno dopo, sempre a Firenze ( ma quanti giovani partivano per i commerci e necessitavano degli angeli custodi!) anche Filippino Lippi alter ego di Botticelli si cimentò nello stesso tema
Filippino Lippi, I tre arcangeli e Tobia, 1480-82, tempera e olio su tavola
 trasportata su tela, cm 100 x 127, Torino, Galleria Sabauda

L'aggraziata cadenza del passo degli angeli Raffaele e Gabriele, la fierezza di Michele guerriero, la titubanza del giovane Tobia, la curiosità del cagnolino che volge lo sguardo verso l'alto, mostrano il gran talento di Filippino

Immaginiamo nelle case fiorentine questi dipinti, commissionati da genitori in ansia per figli che crescevano, che bisognava lasciare liberi e che però dovevano essere accompagnati in questo momenbto di crescita.
L'angelo custode nasce qui, a Firenze , 1400 .... 



sabato 30 marzo 2019

Sansone vittorioso ovvero la bellezza per Guido Reni

Guido Reni , Sansone vittorioso,1614-16, olio su tela, cm 260 x 223
Bologna, Pinacoteca Nazionale

Oggi alla Pinacoteca Nazionale di Bologna ammirato da tanti
Un tempo - diciamo i primi decenni del Seicento- questa monumentale tela era posta come sopracamino  ( un camino piatto, a parete) in una delle sale di Palazzo Zambeccari , sempre a Bologna .
Quindi immaginiamocelo ben più in alto rispetto alla collocazione attuale, nella sala 24 della Pinacoteca.
Pinacoteca Nazionale di Bologna, sala 24 (sala di Guido Reni)

E' importante guardarla dal sotto in su, per accorgersi dell'artificio prospettico costruito da Guido Reni (Bologna 1575- ivi 1642)
 Il pittore la dipinse intorno al 1614 ; era a Roma al servizio del cardinale Scipione Borghese, grande collezionista e amante dell'arte e per lui  aveva appena terminato l'incantevole  Aurora , affresco nel Casino Borghese ,oggi Casino Rospigliosi Pallavicini.
Guido Reni, Aurora, 1612-14,affresco, cm 280 x 700 
Roma, Palazzo Rospigliosi Pallavicini


Ma, a detta del suo biografo Cesare Malvasia, Roma era caotica, grande e troppo cara e piena di tentazioni per un giocatore d'azzardo quale lui era...
E così Reni fugge e torna a casa, nella città dove si sente al sicuro.
E per nobili famiglie dipinge opere religiose  collocate in cappelle private o in sontuosi palazzi.

E' il caso del Sansone vittorioso .
Sansone ha appena sterminato i filistei , qui rappresentati armati di tutto punto . Li ha sconfitti a mani nude, con l'arma della Verità .
E la verità è nuda.
Stremato dall'impresa sovrumana, è preso da una gran sete e allora lascia cadere la mascella *d'asino che aveva usato come arma . dall'impatto con la terra, sgorga una sorgente d'acqua , che l'eroe raccoglie grazie alla mascella usata come tazza.
Ecco. Guido Reni è come se avesse usato un fermo immagine proprio in questo punto 
 Il gesto dell'assetato è enfatizzato grazie alla cornice  che termina a centina lobata e raccoglie l'empito verso l'alto
In basso giacciono i filistei, già dall'incarnato cereo  e Sansone preme il piede destro sulla schiena di un nemico
Sansone vittorioso, particolare

Ma non c'è violenza nell'episodio. Sì, si vede il sangue rappreso e sgorgato dalle ferite ,ma tutto il classicismo che il pittore aveva "bevuto" nei soggiorni romani, qui stempera il dramma e permette all'artista di dipingere un corpo dall' "impareggiabile attitudine sfiancheggiante " 
Questa fu l'espressione che Cesare Malvasia coniò per il Sansone di Reni ( Cesare Malvasia, Felsina pittrice Vite de' pittori bolognesi , Bologna 1678)
La posa è copia conforme dell' Apollo Belvedere 
Apollo del Belvedere ,copia romana in marmo da originale in 
bronzo del 330 a. C. attribuito a Leocares, Musei Vaticani 
Il braccio proteso è quello del Laocoonte che a quella data era stato ricostruito teso verso l'alto, proprio come qui.
Ma l'idea di "fermo immagine" e di una natura immobile , di un mare liscio come l'olio probabilmente Reni la riprende dalla Galatea dell'amatissimo Raffaello
Raffaello, Il trionfo di Galatea, 1512, affresco, cm.295 x 225
Roma, Villa Farnesina
come le forme sinuose e gli svolazzi del panneggio

L'artificio prospettico...
Vero è che la tela era posta sul camino e quindi lo sguardo era pensato dal basso verso l'alto ma il braccio alzato di Sansone, gli occhi del protagonista unico, ci costringono a guardare l'opera da più punti di vista 
E il terzo quarto del dipinto, quello più in alto , vbede protagonista l'acqua, come calasse dal Paradiso, prefigurazione dell'acqua purificatrice del battesimo.
In basso, più vicino alle fiamme del camino, la terra, il sangue, i corpi dei filistei
Che meraviglioso esercizio di stile!

*Un errore dell'antica traduzione del testo biblico aveva confuso il nome del luogo della battaglia  denominato monte della Mascella, con l'osso medesimo, generando questa iconografia. L'acqua non sgorga dalla terra ma dalla mascella posta in mano a Sansone

domenica 17 marzo 2019

Il più bel ritratto neoclassico in assoluto al mondo: I coniugi Lavoisier di Jacques Louis David


Jacques Louis David, Ritratto dei coniugi Lavoisier, 1788, olio su tela,
cm. 260 x 195, Metropolitan Museum, New York

I conservatori del Metropolitan Museum di New York hanno un forte senso di appartenenza e pensano di avere il meglio .
A volte si sbagliano, a volte no
Hanno sicuramente ragione nel dire che questo dipinto di grandi dimensioni sia il più bel ritratto neoclassico al mondo.
Vediamo perché e come è arrivato al di là dell'oceano

Venne dipinto nel 1788 e fu pagato a David da Antoine Lavoisier l'ingente somma di 7000 lire francesi (per fare un paragone, il dipinto commissionato da re Luigi XVI I littori portano a Bruto i corpi dei figli fu pagato 6000 lire)
Alla morte di Marie Anne Lavoisier nel 1836, il dipinto fu ereditato dalla nipote, contessa di Chazelles. Messo in vendita  dagli eredi , fu acquistato nel 1925 da  John Rockfeller per essere donato due anni dopo al Rockfeller  Institute for Medical research di New York
Nel 1977 fu donato al Met.
Questa la storia, ma partiamo dal 1788

Dall'epistolario tra madame Lavoisier e Jean Henry Hassenfratz (principale collaboratore del chimico Lavoisier e poi primo professore di fisica dell'Ecole Politecnique ) sappiamo che la donna aveva deciso di celebrare gli studi del marito con un'opera d'arte. 
E chi meglio di David avrebbe potuto farlo?

In questo monumentale ritratto, David ha rappresentato i coniugi al tavolo di lavoro.
Lui, Antoine , è uomo brillante , mente acuta , materialista fatto e finito.
E a fianco di un grande uomo c'è una grande donna.

Infatti Marie Anne, qui trentenne (quando era andata sposa a Antoine Lavoisier nel 1771 aveva solo 13 anni!) è qui  in posizione  preminente, al centro del dipinto e guarda verso lo spettatore.

Sulla poltrona alla sua sinistra è poggiata una cartella con dei disegni, opera della giovane donna che aveva preso lezioni di disegno dallo stesso David e che alludono probabilmente alle illustrazioni da lei ideate per  la più celebre opera del marito , il Trattato elementare di chimica , che sarà dato alle stampe nel 1789
Particolare con i disegni , dal Ritratto dei coniugi Lavoisier
Sul tavolo, in primo piano, sono posizionati gli strumenti per gli esperimenti e spicca il gasometro destinato a raccogliere un gas secco dal mercurio: il mercurio , introdotto dal primo tubicino, fa uscire il gas dal secondo
Particolare col gasometro

Miracolosamente, gli strumenti di Lavoisier si sono conservati e  oggi sono al Conservatoire National des Arts et Metiers di Parigi

Gasometro e strumenti di Lavoisier, Parigi, Museo del CNAM, Parigi

In primo piano per terra è posizionata la grande palla di vetro e subito dietro vi è l'idrometro in ottone. Qui c'è tutta la maestria di David nel creare riflessi sul vetro (si specchiano due  finestre non visibili nel dipinto) o nel dare luce grazie ai morbidi panneggi del drappo rosso.
Particolare degli strumenti in primo piano
E il virtuosismo pittorico e la grazia di David si leggono nelle sfumature delle vesti di madame Lavoisier , negli sbuffi dei nastri e nella cura dei lunghi capelli 
Particolare del vestito di Madame Lavoisier

Madame Lavoisier
Antoine Laurent Lavoisier, seduto al tavolo mentre annota sui fogli alcuni appunti, si gira verso Marie Anne, sua musa ispiratrice 
 Lei  poggia con naturalezza  la mano sinistra sulla spalla del marito; l'intimità e la complicità della coppia sono rese con maestria. 
E' come se David avesse voluto rendere omaggio alla giovane donna ( che tra l'altro aveva tradotto il Saggio sulla flogistica di Kirwan e aveva permesso dunque al marito di confutare le teorie del flogisto ) e avesse accresciuto -proprio grazie a ciò- la statura dell'uomo  che tanto aveva scommesso sull'intelligenza viva della moglie e che per un attimo ci fa dimenticare (ma solo per un attimo... ) il fatto che avesse preso in moglie una bambina 
Antoine Laurent Lavoisier



Lo sguardo dell'uomo è eloquente : amorevole , complice e il volto leggermente in ombra.
E' lei che lo illumina , che gli ruba la scena.

Le circostanze politiche non permisero di esporre il ritratto al Salon del 1788, perché Antoine Lavoisier , in veste di commissario per le polveri da sparo, fu coinvolto in uno scandalo politico.

L'anno dopo scoppiò la Rivoluzione .
Lo scienziato ebbe ruolo primario, ricoprendo la carica di deputato agli Stati Generali .
Nel 1790 si occupò della riforma del sistema dei pesi e delle misure e poi approntò  un progetto di riforma fiscale.
Nonostante il servizio prestato durante il regime rivoluzionario, fu ghigliottinato nel 1794

Il matematico Giuseppe Lagrange  anni dopo così commentò questo orrore :" Alla folla è bastato un solo istante per tagliare la sua testa, ma alla Francia potrebbe non bastare un secolo per produrne una simile" 



domenica 10 marzo 2019

Tra paganesimo e cristianesimo : il Sarcofago di Giunio Basso

Nel  1597 fu ritrovato nelle cripte vaticane un sarcofago di una bellezza mozzafiato .
L'epigrafe ricordava il nome e gli anni

Sarcofago di Giunio Basso,359 d.C., marmo, 141 x 243 cm, 
Città del Vaticano, Musei Vaticani

L'opera fu fatta per Giunio Basso, praefectus urbis morto all'età di 42 anni nel 359 d.C.  e figlio dell'omonimo console che fece erigere  nel 331 d.C.una piccola basilica (romana,non cristiana) vicino al Circo Massimo e di cui ben poco, se non alcune decorazioni pavimentali, ci è rimasto.

Il figlio abbandonò il paganesimo per abbracciare la nuova religione cristiana ( nell'epigrafe è ricordato come neofita ) e volle raccontare la sua scelta in questo sarcofago. 

Il sarcofago  probabilmente è stato scolpito in una bottega romana che lavorava in quegli anni per una committenza "mista" , sia pagana che cristiana e le figure si staccano dal fondo in un elegante altorilievo che accentua il chiaroscuro. Rientra in una particolare tipologia dei sarcofagi della passione , visto che molte delle scene sono tratte dalla passione di Cristo e dei sue discepoli Pietro e Paolo.

Sulle due testate sono rappresentati nel registro inferiore  putti che vendemmiano e in quello superiore amorini che mietono il grano, chiare allusioni all'eucarestia 


Sarcofago di Giunio Basso,particolare del lato destro

Il fronte è spartito in due ordini di colonne libere che sorreggono nell'ordine superiore un architrave e in quello inferiore un sistema alternato di timpani e arcate a valva di conchiglia.

Dieci sono le scene con episodi dell'Antico e del Nuovo Testamento e , partendo dalla prima in alto a destra si hanno
  • Il sacrificio di Isacco
  • L'arresto di san Pietro a Roma
  • Cristo in trono tra i santi Pietro e Paolo
  • Cattura di Cristo
  • Giudizio di Pilato 
E poi
  • Giobbe sul letamaio
  • Il peccato originale
  • L'ingresso di Cristo a Gerusalemme
  • Daniele tra i leoni
  • Il martirio di san Paolo
Ad altre scene bibliche alludono la raffigurazione di agnelli  poste tra i timpani e le arcate del registro inferiore.
Osserviamone alcune
Sarcofago di Giunio Basso, Cristo tra i santi  Pietro e Paolo

La più importante è sicuramente quella posta al centro in alto 
Le tre figure sono racchiuse in uno spazio delimitato da colonne il cui fusto è decorato con putti che si arrampicano su piante rampicanti . Al centro un giovane Cristo imberbe sta consegnando a Pietro e Paolo la Nuova Legge (traditio legis) .
Siede in trono, è in posizione gerarchica e sta schiacciando con un piede un vecchio che sorregge un manto ; questi è la rappresentazione di Coelum o Atlante e dunque il paganesimo è sovrastato e sconfitto dalla nuova religione del giovane a apollineo Cristo.
L'ordine della composizione, il morbido panneggio , gli sguardi dei santi che convergono verso Gesù sono segnale di un linguaggio aulico e classico, ma le espressioni vive e reali di Pietro e Paolo rimandano al ritratto romano.

Sarcofago di Giunio Basso , Entrata di Cristo a Gerusalemme
Sotto la scena appena vista, è rappresentato quasi di scorcio Cristo in sella a un asino . Un uomo si inchina al suo passaggio e stende un mantello sotto gli zoccoli , mentre un altro sembra arrampicarsi ad un albero per poter osservare la scena. Il dinamismo è accentuato dal chiaroscuro marcato.

Sarcofago di Giunio Basso , Giobbe nel letamaio 
E quanto realismo è presente nella prima scena del registro inferiore !
Il povero Giobbe che tanto deve patire, qui è raffigurato sul letame , mentre la figura alla sua destra, probabilmente la moglie, si copre il naso col mantello per non dover sentire la puzza !


Sarcofago di Giunio Basso, San Paolo condotto al martirio
L'ultima scena in basso rappresenta la cattura di san Paolo e il prossimo martirio ; il santo china leggermente il capo e il carnefice si volta verso di lui , guardandolo con occhi di bragia.

Un programma iconografico così complesso con ogni probabilità non inserisce in maniera casuale gli episodi che hanno un parallelismo  tra opposti .
Per esempio alla prima scena (il sacrificio di Isacco e quindi il giudizio di Dio ) corrisponde dalla parte opposta il giudizio di Pilato e alla cattura di Pietro corrisponde quella di Gesù .

Siamo in anni meravigliosi e ricchi per la ricerca di linguaggi visivi nuovi. 
Dopo l'Editto di Costantino il Cristianesimo è una delle religioni dell'impero e i neofiti , che fino al giorno prima erano pagani (è proprio il caso di Giunio Basso padre e figlio) utilizzano un linguaggio vecchio che si carica di significati nuovi 
Alle vecchie divinità pagane subentrano le nuove divinità.
Ma le fattezze, per un lungo periodo, saranno quelle antiche









mercoledì 20 febbraio 2019

Ave Maria a Tahiti


E'  il 1891
L'inquieto Gauguin è a Mataiea, piccolo comune dell'isola di Tahiti , lontano, lontanissimo da Parigi.
Si era lasciato alle spalle problemi familiari, economici e relazionali.
La pittura, sua grande passione, stentava a decollare e trovare acquirenti era difficile, pressoché impossibile.
Due anni prima Paul Gauguin aveva visitato l' Expo parigino ed era rimasto affascinato dal Padiglione coloniale ; aveva acquistato delle cartoline colorate - alcune ritrovate tra le sue carte, che riproducevano danzatrici giavanesi.
Cartolina illustrata per l'Expo di Parigi 1889
danzatrici giavanesi nei loro costumi
Forse fu questo lo stimolo alla ricerca di un luogo incontaminato , dove poter ricominciare e per l'ennesima volta rimettersi in gioco
Del resto contare i viaggi di Gauguin richiede tempo e c'è da confondersi, visto che già all'età di un anno il bimbetto era imbarcato con tutta la famiglia verso  il Perù, paese di origine della mamma

Paul Gauguin, La madre, 1890-93, Olio su tela, cm. 41 x 33, Stoccarda, Staatsgalerie
(ritratto dipinto postumo, par coeur, col ricordo di una mamma ragazzina)

Proprio a Mataiea Gauguin dipinge Ia orana Maria  (Ave Maria), opera nella quale si mescolano temi cristiani , misticismo e spiritualità delle popolazioni locali in un sincretismo religioso  che permette al pittore di mescolare fonti iconografiche tra le più varie (cristiane, indù, precolombiane, oceaniche)
Paul Gauguin, Ia orana Maria, 1891, olio su tela. cm 113,7 x 87,6  
New York, Metropolitan Museum of Art

In una lettera all'amico pittore Daniel de Monfreid dell' 11 marzo 1892 ; Paul descrive così il dipinto : " Ho dipinto una tela con un angelo dalle ali gialle che rivela Maria e Gesù, entrambi tahitiani, a due donne tahitiane nude e vestite solo con un pareo, un telo di cotone a fiori stampati che si cinge intorno alla vita, molto cupo. Montagne sullo sfondo e alberi in fiore. Un sentiero viola e in primo piano verde smeraldo. A sinistra delle banane. Ne sono alquanto soddisfatto."


Paul Gauguin ;Lettera a D. de Monfreid, 11 marzo 1892,
catalogo Sotheby New York, 11 dicembre 2007

Come si vede, la lettera è accompagnata da un disegno che probabilmente avrebbe potuto essere d'aiuto per un'eventuale vendita dell'opera.
Il senso di pace e compiutezza  che emana il dipinto è certamente raggiunto grazie all'uso di colori sapientemente dosati tra caldi e freddi ; in primo piano una natura morta esotica "alla Cézanne", sembra posizionata proprio in posizione preminente quasi a simboleggiare un'offerta votiva alle due figure sacre, che riconosciamo come tali per la presenza delle sottili aureole.
La frutta in primo piano è volumetrica e spaziale, grazie alla giustapposizione dei colori; tutto ciò che è dietro invece vede la stesura cromatica per ampie e piatte campiture ( e Matisse ringrazierà..)
L'angelo è seminascosto dai rami di un albero in fiore e ci volge le spalle , china leggermente il capo ambrato e adornato di lunghi capelli.
In una mano tiene una palma , chiaro simbolo del futuro martirio di Cristo e le due donne compiono un gesto che è sia di preghiera ma soprattutto di benvenuto : questo il tipico saluto tahitiano

Proprio queste due figure sono riprese  da un bassorilievo di un tempio giavanese di Borobudur . Gauguin aveva acquistato alcune foto di questo tempio sempre all'Esposizione Universale del 1889 e
 gelosamente le aveva conservate (sono le due figure in alto a sinistra che salutano Siddharta al centro)
Rilievo dal tempio di Borobudur, Java,foto dalla collezione di
Paul Gauguin, Museo di Tahiti e delle Isole/ Te Fare
Manaha , Tahiti
Questa mescolanza di riti del resto Gauguin la aveva già sperimentata nella fase di Pont Aven; per esempio nella Visione dopo il sermone (un rosso così neanche Matisse lo raggiungerà!) convivono elementi bretoni, giapponesi, popolari.
Paul Gauguin, La visione dopo il sermone, Olio su tela, 1888,
cm. 73 x 92, Edimburgo , National Gallery of Scotland

L'essere primitivi, il mito del "buon selvaggio" è nella natura dell'uomo che ha perso, a causa dell'industrializzazione, la semplicità. E la forza della fede si rivela  per Gauguin in luoghi puri e incontaminati, dalla Bretagna alla Polinesia:tutte le religioni derivavano e si erano sviluppate da un unico mito originario.

E per rendere l'idea di calma e pace, anche la stesura cromatica è funzionale a questo ; forse in quest'opera degli esordi tahitiani, il pittore , riappacificato col mondo (che importa se durerà poco) riesce a dare un senso di grazia anche con una pennellata omogenea, elegante, pulita.
E i volti di un Gesù grandicello e della madre bellissima , sorridente con una punta di malinconia, sono tra le maternità più poetiche della nostra arte 

Al pari della Madonna del solletico di Masaccio
Masaccio, Madonna del solletico, 1426,tempera su tavola, c.24,5 x 18,2, Firenze, Uffizi

Non male per un primitivo...

mercoledì 6 febbraio 2019

Scienza ed arte "Un esperimento su un pappagallo in una pompa pneumatica" di Wright of Derby

Joseph Wright of Derby, Un esperimento su un uccello in una pompa ad aria,1768
olio su tela, cm. 183 x 244, Londra National Gallery

Derby, cittadina nel cuore dell'Inghilterra
Nel 1717 qui ebbe vita il primo setificio della nazione e nel 1755 si sviluppò la fiorente industria della porcellana
Insomma, siamo nel pieno della Rivoluzione Industriale, nell'età dei lumi e della scienza e qualche anno prima , proprio in Inghilterra grazie all'astronomo Edmond Halley si può dire che nacque la comunità scientifica internazionale

Ci sono tutti i presupposti per la pittura  di Joseph Wright of Derby

Due parole su di lui
Figlio di un avvocato di Derby; Joseph nasce nel 1734 ; dal 1751 al 1753 e poi negli anni 1756 e 57 frequenta lo studio del ritrattista Thomas Hudson , maestro del ben più celebre Joshua Reynolds.
Poi torna a Derby e da qui, a parte brevi viaggi nella capitale, non si muove.

Frequenta il poeta e naturalista Erasmus Darwin (il nonno di Charles !) ,il ceramista e imprenditore  Wegwood ( l'altro nonno materno di Darwin), i re del cotone Arkwright, Strutt e Crompton, bazzica la Lunar Society ...

Scatta in lui  la scintilla della scienza
Ecco  il primo pittore professionista che esprime direttamente lo spirito della Rivoluzione Industriale
 A dire il vero Wright of Derby non era solo il pittore degli scienziati
 Lui stesso possiamo dire fosse un fisico, preoccupato del problema della luce.
Le sue prime opere erano costruite nello studio pittorico illuminato dalla luce del giorno con i soggetti che posavano in una stanza attigua oscurata .
Poi inventò un sistema di paraventi che sistemava in modo da studiare da punti luce differenti gli oggetti e i modelli.
Certo i suoi modelli erano i pittori a lume di candela, da Caravaggio a George de La Tour da Gherardo delle notti a Gotfrid Schalcken. Quest'ultimo soprattutto era venuto due volte in Inghilterra ed era entrato nelle grazie di re Guglielmo III
Gotfrid Schalcken, Giovinetto che soffia su un tizzone a lume di candela
olio su tela, 1692-98, Edimburgo, Scottish National Gallery

 E Wright of Derby aveva mostrato tutta la sua bravura nel replicare la pittura a lume di candela nell'opera qui sotto raffigurata 
J. Wright of Derby, Tre persone ammirano il Gladiatore a lume di candela,
1865, olio su tela, collezione privata
e qui la luce serve a definire ancora di più le forme della piccola scultura, a modellarne le forme. 
Insomma , è luce legata all'arte 
Ma poi....

1766
Wright espone alla Society of Artists un'opera ardita e nuova
Joseph Wright of Derby, Un filosofo tiene una lezione sul planetario, 
1766, olio su tela,cm.147 x 203, Derby Museum
Il personaggio al centro, vestito di rosso è  l'ammiraglio Washington Shirley, astronomo dilettante, (che comprò l'opera) ; egli, coadiuvato dall'amico Peter Perez Bourdet , mostra ai presenti il cammino del sole, qui rappresentato da una lampada della quale si intravede il bagliore dietro il ragazzo posto di spalle.
Una ragazzina indica Saturno e l'ombra della Luna che si riflette sulla sua superficie. Un'eclissi !
 La pittura a lume di candela qui non serve a creare giochi di luce suggestivi e simbolici ma a dimostrare teorie scientifiche 
 Se osserviamo con più curiosità i volti illuminati dei personaggi attorno al planetario, essi corrispondono alle fasi lunari: luna piena la bimba al centro, luna nuova il ragazzo di spalle e poi luna nascente (il giovane a sinistra) e calante (l'uomo maturo a destra)
Geniale!

1768. E' l'anno del nostro quadro, esposto anch'esso alla Society of  Artists
Rieccolo

Tutto è già raccontato nel titolo che ha sin da subito una funzione didascalica
Il personaggio al centro , ha inserito in una pompa ad aria un pappagallo e a poco a poco, girando la manovella, sta togliendo aria all'animale che morirà soffocato

Intorno ad un tavolo rotondo diverse persone assistono all'esperimento : ci sono due ragazzine e il loro padre  ed esse reagiscono in modo diverso.
La più piccola è insieme incuriosita e spaventata ed è come se si chiedesse  "guardo o non guardo?"
La più grande nasconde il volto tra le spalle del padre che però spinge la figlia ad osservare quanto sta accadendo.


E' un cattivo padre? No. Solo un padre curioso e pronto a mostrare quello che accade in natura, un po' come noi che di fronte a un documentario della National Geographic osserviamo tra l'orrore e lo stupore un leone che azzanna una preda

Alla sinistra dello scienziato due giovani sono in tutt'altre faccende affaccendati ; l'esperimento è solo una scusa meravigliosa per potersi guardare negli occhi e flirtare ; quello che sta succedendo a loro è molto più importante di ciò che sta accadendo al malcapitato uccello !

Poco più in basso, un ragazzino osserva attentamente ciò che sta accadendo ; la sua curiosità farà di lui uno scienziato?
Vicino a lui è raffigurato un altro uomo che cronometra la durata dell'esperimento. Quanto tempo manca alla fine ?
Dalla parte opposta un gentiluomo  è assorto in pensieri ; gli occhiali in mano, lo sguardo basso... E' come se si chiedesse non cosa accade all'uccello ma quale potrebbe essere il senso della vita e della morte

E poi vicino all'uomo assorto nei pensieri c'è un giovane che sta smuovendo la tenda e ci mostra la luna che fa capolino , chiaro riferimento all'esclusivo  club , la Lunar Society , fondato nel 1765 e di cui facevano parte diversi conoscenti e committenti del pittore , come Mathew Boulton , Thomas Day, Erasmus Darwin ; James Watt e  Josiah Wedgwood.

I membri si riunivano una volta al mese, in concomitanza della luna piena e si scambiavano opinioni, consigli e discutevano di novità legate all'industrializzazione.
Il personaggio assorto potrebbe essere Erasmus Darwin, il filosofo al centro Thomas Day
Molti di loro erano imprenditori del resto


Sul tavolo campeggia uno stano vaso con all'interno un oggetto .
Cosa sia non si sa
Qualcuno dice un teschio , qualcun altro un memento mori  (tanti i dipinti di
questo periodo con nature morte) o ancora un qualcosa legato a un esperimento alchemico.
Poi sono presenti altri oggetti, come la piccola sfera di Magdeburgo, antenata della pompa ad aria qui riprodotta

E sul tavolo rotondo, che allude chissà alle fasi lunari, si specchiano meravigliosamente - ecco il tocco dell'artista e NON solo dello scienziato - le vesti delle due ragazzine

Ma il centro del quadro è vuoto ed è come se il pittore ci invitasse a prendere parte all'esperimento
Ed è come se ci ponesse di fronte a un dilemma...
Quali saranno le nostre reazioni ?
Prevarrà la curiosità? L'orrore? l'indifferenza?
Siamo sicuri che qui si alluda solo ad un esperimento ?
Forse si allude al senso della vita e al nostro modo di reagire alla stessa

sabato 26 gennaio 2019

"Una storia sociale dello Stato del Missouri" ; Benton e il Regionalismo americano


"Siamo i diseredati dell'arte. Siamo condannati ad essere superficiali!
Per riuscire, un americano ha dieci volte da imparare rispetto ad un 
europeo! Il nostro clima acerbo e sgargiante, il nostro silenzioso passato
il nostro assordante presente, la costante pressione su di noi sono vuoti di
tutto ciò che nutre, stimola e ispira l'artista"
Henry James, Madonna of the Future , 1873


Dicembre 1936 . 
A Jefferson City, nel Palazzo dello Stato ,Thomas Hart Benton, completa il murale Una storia sociale dello Stato del Missouri.
Il mastodontico lavoro, nella House Lounge, era iniziato un anno prima, voluto fortemente dal governo americano per fronteggiare la Grande Depressione e iniettare fiducia in una Nazione che aveva bisogno di un nuovo corso.

L'arte in America fino ai primi del Novecento, era un fenomeno di nicchia . I pochi collezionisti compravano SOLO arte europea ma adesso , con la crisi, c'era finalmente spazio anche per gli artisti americani.
Inoltre nel 1935 fu istituito il Federal Art Project che aveva come obiettivi la creazione di opportunità lavorative per artisti disoccupati , l'educazione del popolo americano all'arte e la produzione di opere d'arte destinate ad abbellire edifici pubblici.
L'ente rimase attivo fino al 1943 ; tutte le risorse furono poi concentrate sull'emergenza della guerra.
Logo del Federal Art Project 
Ma torniamo a Benton, (nato a Neosho , Missouri nel 1889 e morto a Kansas City nel 1975) artista affermato e fondatore, insieme a Grant Wood e John Curry, della corrente pittorica del Regionalismo , pronta ad esaltare la visione epica delle tradizioni e invece fortemente critica nei confronti dell'urbanizzazione "selvaggia"

Quando riceve la commissione da parte dello stato del Missouri , Benton è  artista affermato  ; insieme al muralista messicano José Clemente Orozco aveva realizzato una pittura murale alla New School for Social Research   di New York e successivamente dipinti murali sulla vita in Indiana
Thomas H. Benton, Pannello relativo all'American Life, 
New York, New School for social Research, 1928
Per questo lavoro , formato da 13 di pannelli, Benton riceve una cifra considerevole , visti i tempi della Depressione: 16.000 $, più dello stipendio annuale del Governatore dello Stato del Missouri.
Il lavoro però fu minuzioso e capillare; per amore di veridicità, Benton girò in lungo e in largo lo stato , dai territori degli indiani Osage all'altopiano d'Ozark, dal fiume Missouri alle zone rurali e i 235 personaggi presenti nell'opera sono tutti o quasi ritratti reali .
 Lo Stato del Missouri acquista forza dalla caparbietà e dal duro lavoro della sua gente.

Il risultato è sorprendente! 
La narrazione ha inizio sul muro nord e termina a sud, quasi a voler enfatizzare il passaggio dal passato al presente, dalle tenebre alla luce.
Thomas H. Benton, A social history of the State of Missouri, visione d'insieme
del muro nord ,1936

Muro nord
L'arrivo dei pionieri via nave lungo l'arteria pulsante del paese, il fiume Missouri ;poi  il lavoro dei campi e l'insediamento sul territorio da parte dei coloni. 
E ancora ecco rappresentate alcune attività magari non proprio "edificanti"  dei primi coloni, come il bersaglio al tacchino o il commercio tra un francese e un indiano Osage: wiskey e perline al posto di pellicce ...
Thomas H. Benton, particolare del muro nord , 1936
La narrazione prosegue mostrando il lavoro dei taglialegna, di un fabbro e il commercio di schiavi : lo schiavista mostra a possibili compratori, i muscoli forti di un uomo costretto in schiavitù.

                                 Thomas H. Benton, particolare del muro nord est  , 1936

Tutto il realismo sociale  appreso a New York , grazie alla frequentazione di Orozco, è qui evidente e Benton, pur essendo critico nei confronti dei costumi americani, racconta con epica e colori forti, con corpi sinuosi e danzanti, l'epopea delle piccole città e della vita quotidiana dell'America rurale.
Del resto, lui da queste terre arriva.

Nei piccoli riquadri a fianco della porta , il pittore rappresenta altri episodi terribili come la cacciata dei mormoni dallo stato e dunque l'incendio delle loro abitazioni ; a chi gli chiedeva spiegazioni su una crudezza e una veridicità che avrebbe potuto  non rappresentare, Benton affermava che anche questa era l'America e che il passato  rappresentato sarebbe servito per non ripetere gli errori.
                       Thomas H. Benton, particolare del muro nord est  , pannello laterale, 1936

Sulla porta troneggiano le figure di Huckleberry Finn e dell'amico Jim intenti alla pesca del pesce gatto sul fiume Mississipi
Tomas Benton, Huck Finn e Jim, 1936
Sulla parete est sono raffigurate scene di caccia e un comizio politico; tra il pubblico siede il senatore Ed Barbour che aveva caldeggiato il lavoro di Benton. Qui quindi il pittore omaggia l'uomo politico 

che per lui si era prodigato
Il racconto prosegue nell'esaltazione della forza lavoro degli abitanti del Missouri; si va dalla rappresentazione di boscaioli a quella di contadini intenti a mungere, dall'allevamento di tacchini a quello di maiali.
Cuore pulsante della "semplicità " della gente del posto , è una casa abitata da generazioni diverse e le attività semplici, quotidiane e casalinghe che qui si svolgono, contrastano con le  nuvole nere sul fondo, che simboleggiano l'inquinamento delle città.

 In questa scena, il ragazzino che fa merenda con una semplice fetta di pane e burro è il figlio del pittore.

Sul pannello superiore della porta ad est sono raffigurati i famigerati banditi James mentre rapinano una banca (rubare ai ricchi per dare ai poveri?) e l'artista  usò come modello per Jesse James , lo scrittore Dan James, discendente della gang del Missouri.
Thomas H. Benton, Le rapine ad opera dei fratelli James, 1936

Infine sulla parete sud  sono rappresentate le attività e il progresso dello stato del Missouri, la cui popolazione aveva bisogno di una forte iniezione di fiducia  ; negli anni Trenta il tasso di disoccupazione nello Stato raggiunse il 30 per cento.
E così le attività di produzione di scarpe, di birra, di macellazione della carne trovano ampio spazio nel muro sul quale termina la narrazione.
Thomas H. Benton, Parete sud con la rappresentazione dell'industria calzaturiera e della birra

Alla fine dell'opera , Benton ricevette giudizi favorevoli ma anche tante critiche ; l'accusa maggiore era quella di aver messo in cattiva luce lo stato del Missouri e dunque l'America. 
Il pittore non aveva nascosto le pagine nere della storia dello stato, dalla rappresentazione delle persecuzioni alle minoranze  sia degli Indiani d'America sia dei Mormoni, all'atteggiamento schiavista alle basi della storia dello stato. 
Qualcuno, dalle pagine di quotidiani nazionali, chiese la cancellazione dei murales che erano non solo troppo realistici ma mostruosi.
Benton  difese la propria opera dicendo che non voleva essere bella ma veritiera e di conseguenza era arte sincera.
E dunque bella .
La forza della  giovane nazione è anche nella capacità di mettersi in discussione e di evitare un'arte solo celebrativa e stucchevole come invece proprio in quegli anni al di là dell'oceano stava avvenendo