sabato 26 gennaio 2019

"Una storia sociale dello Stato del Missouri" ; Benton e il Regionalismo americano


"Siamo i diseredati dell'arte. Siamo condannati ad essere superficiali!
Per riuscire, un americano ha dieci volte da imparare rispetto ad un 
europeo! Il nostro clima acerbo e sgargiante, il nostro silenzioso passato
il nostro assordante presente, la costante pressione su di noi sono vuoti di
tutto ciò che nutre, stimola e ispira l'artista"
Henry James, Madonna of the Future , 1873


Dicembre 1936 . 
A Jefferson City, nel Palazzo dello Stato ,Thomas Hart Benton, completa il murale Una storia sociale dello Stato del Missouri.
Il mastodontico lavoro, nella House Lounge, era iniziato un anno prima, voluto fortemente dal governo americano per fronteggiare la Grande Depressione e iniettare fiducia in una Nazione che aveva bisogno di un nuovo corso.

L'arte in America fino ai primi del Novecento, era un fenomeno di nicchia . I pochi collezionisti compravano SOLO arte europea ma adesso , con la crisi, c'era finalmente spazio anche per gli artisti americani.
Inoltre nel 1935 fu istituito il Federal Art Project che aveva come obiettivi la creazione di opportunità lavorative per artisti disoccupati , l'educazione del popolo americano all'arte e la produzione di opere d'arte destinate ad abbellire edifici pubblici.
L'ente rimase attivo fino al 1943 ; tutte le risorse furono poi concentrate sull'emergenza della guerra.
Logo del Federal Art Project 
Ma torniamo a Benton, (nato a Neosho , Missouri nel 1889 e morto a Kansas City nel 1975) artista affermato e fondatore, insieme a Grant Wood e John Curry, della corrente pittorica del Regionalismo , pronta ad esaltare la visione epica delle tradizioni e invece fortemente critica nei confronti dell'urbanizzazione "selvaggia"

Quando riceve la commissione da parte dello stato del Missouri , Benton è  artista affermato  ; insieme al muralista messicano José Clemente Orozco aveva realizzato una pittura murale alla New School for Social Research   di New York e successivamente dipinti murali sulla vita in Indiana
Thomas H. Benton, Pannello relativo all'American Life, 
New York, New School for social Research, 1928
Per questo lavoro , formato da 13 di pannelli, Benton riceve una cifra considerevole , visti i tempi della Depressione: 16.000 $, più dello stipendio annuale del Governatore dello Stato del Missouri.
Il lavoro però fu minuzioso e capillare; per amore di veridicità, Benton girò in lungo e in largo lo stato , dai territori degli indiani Osage all'altopiano d'Ozark, dal fiume Missouri alle zone rurali e i 235 personaggi presenti nell'opera sono tutti o quasi ritratti reali .
 Lo Stato del Missouri acquista forza dalla caparbietà e dal duro lavoro della sua gente.

Il risultato è sorprendente! 
La narrazione ha inizio sul muro nord e termina a sud, quasi a voler enfatizzare il passaggio dal passato al presente, dalle tenebre alla luce.
Thomas H. Benton, A social history of the State of Missouri, visione d'insieme
del muro nord ,1936

Muro nord
L'arrivo dei pionieri via nave lungo l'arteria pulsante del paese, il fiume Missouri ;poi  il lavoro dei campi e l'insediamento sul territorio da parte dei coloni. 
E ancora ecco rappresentate alcune attività magari non proprio "edificanti"  dei primi coloni, come il bersaglio al tacchino o il commercio tra un francese e un indiano Osage: wiskey e perline al posto di pellicce ...
Thomas H. Benton, particolare del muro nord , 1936
La narrazione prosegue mostrando il lavoro dei taglialegna, di un fabbro e il commercio di schiavi : lo schiavista mostra a possibili compratori, i muscoli forti di un uomo costretto in schiavitù.

                                 Thomas H. Benton, particolare del muro nord est  , 1936

Tutto il realismo sociale  appreso a New York , grazie alla frequentazione di Orozco, è qui evidente e Benton, pur essendo critico nei confronti dei costumi americani, racconta con epica e colori forti, con corpi sinuosi e danzanti, l'epopea delle piccole città e della vita quotidiana dell'America rurale.
Del resto, lui da queste terre arriva.

Nei piccoli riquadri a fianco della porta , il pittore rappresenta altri episodi terribili come la cacciata dei mormoni dallo stato e dunque l'incendio delle loro abitazioni ; a chi gli chiedeva spiegazioni su una crudezza e una veridicità che avrebbe potuto  non rappresentare, Benton affermava che anche questa era l'America e che il passato  rappresentato sarebbe servito per non ripetere gli errori.
                       Thomas H. Benton, particolare del muro nord est  , pannello laterale, 1936

Sulla porta troneggiano le figure di Huckleberry Finn e dell'amico Jim intenti alla pesca del pesce gatto sul fiume Mississipi
Tomas Benton, Huck Finn e Jim, 1936
Sulla parete est sono raffigurate scene di caccia e un comizio politico; tra il pubblico siede il senatore Ed Barbour che aveva caldeggiato il lavoro di Benton. Qui quindi il pittore omaggia l'uomo politico 

che per lui si era prodigato
Il racconto prosegue nell'esaltazione della forza lavoro degli abitanti del Missouri; si va dalla rappresentazione di boscaioli a quella di contadini intenti a mungere, dall'allevamento di tacchini a quello di maiali.
Cuore pulsante della "semplicità " della gente del posto , è una casa abitata da generazioni diverse e le attività semplici, quotidiane e casalinghe che qui si svolgono, contrastano con le  nuvole nere sul fondo, che simboleggiano l'inquinamento delle città.

 In questa scena, il ragazzino che fa merenda con una semplice fetta di pane e burro è il figlio del pittore.

Sul pannello superiore della porta ad est sono raffigurati i famigerati banditi James mentre rapinano una banca (rubare ai ricchi per dare ai poveri?) e l'artista  usò come modello per Jesse James , lo scrittore Dan James, discendente della gang del Missouri.
Thomas H. Benton, Le rapine ad opera dei fratelli James, 1936

Infine sulla parete sud  sono rappresentate le attività e il progresso dello stato del Missouri, la cui popolazione aveva bisogno di una forte iniezione di fiducia  ; negli anni Trenta il tasso di disoccupazione nello Stato raggiunse il 30 per cento.
E così le attività di produzione di scarpe, di birra, di macellazione della carne trovano ampio spazio nel muro sul quale termina la narrazione.
Thomas H. Benton, Parete sud con la rappresentazione dell'industria calzaturiera e della birra

Alla fine dell'opera , Benton ricevette giudizi favorevoli ma anche tante critiche ; l'accusa maggiore era quella di aver messo in cattiva luce lo stato del Missouri e dunque l'America. 
Il pittore non aveva nascosto le pagine nere della storia dello stato, dalla rappresentazione delle persecuzioni alle minoranze  sia degli Indiani d'America sia dei Mormoni, all'atteggiamento schiavista alle basi della storia dello stato. 
Qualcuno, dalle pagine di quotidiani nazionali, chiese la cancellazione dei murales che erano non solo troppo realistici ma mostruosi.
Benton  difese la propria opera dicendo che non voleva essere bella ma veritiera e di conseguenza era arte sincera.
E dunque bella .
La forza della  giovane nazione è anche nella capacità di mettersi in discussione e di evitare un'arte solo celebrativa e stucchevole come invece proprio in quegli anni al di là dell'oceano stava avvenendo

mercoledì 28 novembre 2018

Apollo! Apollo! è un bel vedere...

Roma, fine del 1400
Il Cardinale Giuliano della Rovere entra in possesso di una splendida statua ritrovata ad Anzio qualche anno prima.
Rappresenta Apollo arciere ; Giuliano decide di custodirla nel giardino del suo palazzo, presso san Pietro in Vincoli.
Ma quando nel 1503 sale al soglio pontificio e diventa papa Giulio II , ecco che il della Rovere porta a compimento il processo di rinnovamento della città che il suo parente Sisto IV aveva iniziato qualche decennio prima.
E l'Apollo farà bella mostra di sé nei giardini del Belvedere, insieme al Laocoonte appena riportato alla luce.
Copia adrianea dell'originale bronzeo perduto di Apollo, attribuito a Leochares, 
trovato alla fine del XV sec. forse ad Anzio, Vaticano, Musei


Da allora divenne una delle statue antiche più apprezzate, tanto che Winckelmann nella sua Storia dell'arte presso gli Antichi del 1763 descrisse in maniera appassionata l'opera come  ".. il più alto ideale dell'arte fra tutte le opere antiche " e rilevò nella mancanza di vene e tendini  il segno di uno spirito divino.
Cortile ottagono dei Musei Vaticani
E nel Cortile ottagono, dove papa Giulio II allestì la sua straordinaria raccolta di marmi antichi , l'Apollo campeggia in tutta la sua bellezza spavalda ; l'archeologo Giovanni Becatti lo descrive come un bellissimo attore dalla lussureggiante chioma ricciuta che recita con enfasi la parte del terribile giustiziere.

Tutta la sua grazia esposta- anzi potremmo dire ostentata- ci fa capire -anche se siamo in presenza di una copia- come mai Leochares fosse richiestissimo come ritrattista di fine IV secolo a. C. 
Inoltre il dinamismo "sospeso" - un mannequin challenge d'annata- anche un po' enfatico e elaborato, ha messo in relazione questo Apollo con la statua di Artemide di Versailles, attribuita anche questa a Leochares
Diana di Versailles, copia romana del II sec. d.C. da un originale in bronzo 
attribuito a Leochares , Parigi, Louvre
Oggi forse , questa freddezza accademica, che tanto aveva colpito Winckelmann, poco ci emoziona
Ma sono le mode, mettiamole in conto 

domenica 30 settembre 2018

Cristo e l'adultera di Alessandro Allori uguale glamour

Alessandro Allori, Cristo e l'adultera, 1577, olio su tavola
cm. 380 x 263, Firenze, Basilica di santo Spirito


La donna adultera

 Gesù andò al monte degli Ulivi.  All'alba tornò nel tempio, e tutto il popolo andò da lui; ed egli, sedutosi, li istruiva.
Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna colta in adulterio; e, fattala stare in mezzo,  gli dissero: «Maestro, questa donna è stata colta in flagrante adulterio. Or Mosè, nella legge, ci ha comandato di lapidare tali donne; tu che ne dici?»  Dicevano questo per metterlo alla prova, per poterlo accusare. Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere con il dito in terra. E, siccome continuavano a interrogarlo, egli, alzato il capo, disse loro: «Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva in terra. Essi, udito ciò, e accusati dalla loro coscienza, uscirono a uno a uno, cominciando dai più vecchi fino agli ultimi; e Gesù fu lasciato solo con la donna che stava là in mezzo. Gesù, alzatosi e non vedendo altri che la donna, le disse: «Donna, dove sono quei tuoi accusatori? Nessuno ti ha condannata?» Ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù le disse: «Neppure io ti condanno; va' e non peccare più».

Questo il Vangelo di Giovanni
Tanti pittori prima di Allori avevano illustrato l'episodio -da Tiziano a Cranach - e altri - da Luca Giordano a Rembrandt , lo faranno.
Però l'adultera più bella, quella con vestiti e accessori degni dell'alta moda , è questa 
Procediamo con ordine

Intanto due notizie su Alessandro Allori  (Firenze , 1535 - ivi 1607 )
Il papà di professione spadaio, affida il bimbo a Agnolo Bronzino, suo amico e nella sua bottega cresce. Collabora col maestro a diverse opere e questo gli permette di entrare nella prestigiosa cerchia di Francesco I de Medici .
 Proprio per lo studiolo di Francesco a Palazzo Vecchio dipinge nel 1570 questa mirabile Pesca delle perle ; il soggetto, pensato dal filologo Vincenzo Borghini e commissionato a Giorgio Vasari (che, come si vede , lo "subappalta" ad Alessandro Allori) doveva rappresentare l'acqua , uno dei quattro elementi naturali. Terra aria e fuoco spettavano a Vasari
Alessandro Allori, La pesca delle perle, 1570-72, olio su lavagna
Firenze, Palazzo Vecchio

In un suggestivo paesaggio marino al tramonto, nife, putti e cavalli marini in pose ardite , raccolgono preziose perle entro conchiglie e già bracciali e collane sono indossati dalle donne.
E' evidente come Allori prenda spunto dalla grande pittura di Michelangelo ma qui, con un colpo di spugna , tutta la drammaticità è cancellata.
Si vive in un ambiente felice, poetico, lieve e la bella Maniera  è "... spogliata da ogni enfasi per un più sottile, quasi melodrammatico lirismo" (M.Luisa Becherucci, voce Alessandro Allori in Dizionario biografico degli Italiani)

Come la moda
In vita infatti Allori si occupò anche di decorare  apparati scenici per le feste di corte ; suoi probabilmente alcuni interventi pittorici  per i festeggiamenti in occasione delle nozze di Francesco I con Giovanna d'Austria nel 1565
In questo contesto  , Allori conosce il committente della nostra tavola Cristo e l'adultera, il letterato Giovan Battista Cini che aveva acquistato in Santo Spirito una cappella dietro l'altare .
E l'opera è ancora lì
Allori non l'aveva pensata in questo modo; un disegno preparatorio  conservato al Louvre mostra come la prima idea fosse quella di dare  molto più spazio all'architettura

Alessandro Allori, Cristo e l'adultera, disegno preparatorio, Louvre (département 
des art graphiques, inv.10111 r)
In questo disegno la scena è molto più affollata, soprattutto dalla parte della donna e lo sfondo è una basilica con colonne tortili rivestite da fogliame "all'antica" 
La prospettiva taglia diagonalmente l'opera e verso la sinistra in alto si intravede l'altare.
I gesti dei due protagonisti sono vicini al definitivo ; nel disegno la donna china leggermente lo sguardo e la mano destra di Cristo indica in modo perentorio , la peccatrice.

Ma ecco il definitivo
Allori decide di concentrare tutta l'attenzione su protagonista ed antagonista: Cristo e l'adultera
Molti personaggi sono scomparsi , soprattutto dalla parte della donna , così che spicca , solitaria , nel suo morbido profilo e nelle sue vesti ricercate.
La scena non ha più nell'architettura rimandi antichizzanti , anzi la finestra posta in alto a sinistra è quella che i fiorentini chiamano " finestra inginocchiata" (dai sostegni sporgenti simili a gambe in ginocchio)
Michelozzo, Palazzo Medici Riccardi , particolare della finestra, 1450 ca
Insomma, siamo nella Firenze del Cinquecento e tanti i dettagli ce lo confermano
E le stoffe? 
Meravigliose!
Pizzi sottili che sfiorano il pavimento, un manto di broccato d'oro con cui la donna vergognosa si copre..
E l'abito verde ! Ricami preziosi in oro e in nero richiamano la decorazione dei sandali in un perfetto accessorio coordinato

I grandi stilisti Ferragamo e Gucci  (entrambi  fiorentini) hanno dimostrato di saper attingere a piene mani dall'arte manierista
Salvatore Ferragamo. Foulard in seta

Gucci, infradito
Sono solo esempi, sono cose lievi
Ogni tanto l'arte si prende delle pause
Quasi sempre la pittura sceglie bei colori e  forme armoniche

mercoledì 19 settembre 2018

Il Re dei vasi ovvero il grande Cratere François


Vaso François , di Ergotimos e Kleitias, ceramica attica a figure nere
565 a.C., Firenze, Museo Archeologico

E' il 1844 , siamo in Toscana. Governa il Granduca Leopoldo II

Alessandro François, notissimo esploratore fiorentino di tombe etrusche, dà il via a scavi in località  Fonte Rotella, poco distante da Chiusi.
E qui i suoi scavini trovano alcuni pezzi di questo grande cratere.
Avvisano subito il François il quale, resosi conto dell'alto  valore di questi "cocci" , decide di approntare una vera e propria campagna di scavo: ben 100 scavini su un'unica fila cominciano a smuovere il terreno fino al banco di roccia e sollevano un volume di terra pari al Colosseo , cambiando addirittura l'assetto del territorio che da collinare diventa qui pianeggiante.
Ma tali sforzi sono premiati, eccome!
Già nel 1846 il grande cratere ricomposto con pazienza dal restauratore Giovanni Franceschi , è esposto nell'allora Gabinetto dei vasi etruschi agli Uffizi e solo nel 1881, con l'inaugurazione del Museo Archeologico di Firenze ,   questo vaso che serviva a mescolare vino con acqua, diventa la star del posto, dividendo il primato con la Chimera di Arezzo o con l'Arringatore.
Oggi, dopo alterne vicissitudini (per questo si rimanda all'esauriente scheda del Museo) , il Cratere François  gode di nuovo spazio, nuove luci e della compagnia di altri manufatti.
Ma tutti gli occhi sono puntati su di lui

 Guardiamolo da vicino e diamo un po' di numeri

  • fu  prodotto ad Atene intorno al 565 a.C.
  • fu esportato a Chiusi e doveva essere all'interno di una tomba etrusca principesca con ben sette camere
  • abbiamo il nome - anzi la firma- del vasaio Ergotimos
  • e pure il nome - anzi la firma- del pittore Kleitias
  • è alto 66 cm ed ha una circonferenza  di ben 181 cm !
  • presenta ben 270 figure e 131 iscrizioni

Insomma... un signor vaso
Ma perché è così importante?
Intanto perché è uno dei pochi crateri attici di così grandi dimensioni che è giunto più o meno "intero" (sono più di 600 i frammenti ricomposti)  fino ai nostri giorni
Ma poi perché questa "Bibbia dell'archeologia" raffigura in fasce orizzontali  tanti e tanti miti su tutta la superficie.

Il cratere è realizzato nella tecnica a figure nere, cioè con figure in nero sul fondo rosso del vaso.
I particolari interni delle figure sono ottenuti grazie a linee incise e all'inserimento di altri colori come il bianco  (per l'incarnato femminile) e il rosso delle vesti

Partiamo dal lato A (quello nella prima immagine)
Sull'orlo del vaso è riportata la caccia al cinghiale Calidonio
Artemide, dea della caccia, infuriata con il re Oineo, che l'aveva dimenticata in alcuni riti, invia un enorme cinghiale che distrugge tutto ciò che capita sotto i suoi zoccoli
Nessuno poteva ucciderlo, se non l'unione di tanti eroi .
In questo dettaglio è raffigurato Anceo che soccombe alla furia dell'animale
E qui in basso invece   Meleagro , con l'aiuto di Peleo- padre di Achille - e della spartana Atalanta è rappresentato nell'atto di sferrare il colpo mortale alla bestia
Ogni nome è fedelmente riportato da Kleitias e immaginiamo che durante i banchetti il padrone di casa o un cantore raccontasse questo e d altri miti, aiutato dalle scritte esplicative

Sul collo compaiono i giochi  funebri in onore di Patroclo ; in occasione di queste manifestazioni, i doni ai vincitori delle corse di cavalli erano tra i più vari.
Qui è presente un tripode

E poi ancora la morte di Troilo, la zoomachia e sul piede la ieranomachia, ossia la lotta tra pigmei e gru
Sul lato B la storia di Arianna e Teseo sull'orlo , mentre sul collo c'è la centauromachia
E ancora il ritorno di Efesto sull'Olimpo, la zoomachia e i pigmei e le gru

Ho tralasciato la decorazione più evidente, quella nella pancia del vaso , che si sviluppa su tutta la parte più larga, su tutti e due i lati e cioè la rappresentazione delle nozze tra Peleo e Teti, nel matrimonio più celebre del mito greco, visto che tutte le divinità erano state invitate.
Tranne una
Su Teti, dalla bellezza abbagliante, aveva posato gli occhi Zeus ma una profezia aveva predetto che il figlio nato dai loro amori sarebbe stato più forte del padre stesso
Così - a malincuore- Zeus dà in sposa Teti al suo migliore amico Peleo, che però è umano
E qui sul vaso sono presenti tutti gli invitati "regali" che giungono al palazzo di Teti sulle loro eleganti quadrighe.
Si intravede addirittura  il Tetideion , cioè il palazzo di Teti; in questo caso la festa sarebbe stata celebrata nel palazzo della donna che è di rango più elevato rispetto al marito mortale.
E nel palazzo stesso si intravede una porticina - come una gattaiola- dalla quale potevano avere libero accesso gli istrici, che dalle case greche tenevano lontani topi e serpenti
Ogni oggetto ha il suo nome iscritto, ogni personaggio pure.

Ma chi mancava al matrimonio?
Eris , la dea della discordia, la quale per vendicarsi dello "sgarbo" subito, si presenta nel bel mezzo della cerimonia e getta in mezzo alle dee il famoso pomo della discordia che tanti lutti avrebbe portato nella guerra più famosa dell'antichità.

Nonostante questo, le nozze tra Peleo e Teti erano lette come simbolo di stabilità, di armonia tra uomini e dei e di rispetto delle gerarchie olimpiche.
Nell'Atene post soloniana della metà del VI secolo a.C. , rappresentare in un vaso come questo, destinato a ricchi banchetti, un episodio del geneere era forse anche la dimostrazione di una stabilità sociale e politica raggiunta
In questo mondo quasi perfetto però c'è un'immagine che fa riflettere
Dalle nozze dei due nascerà Achille e un riferimento alla sua morte è presente nella figura centrale del dio Dioniso; sulle sue spalle porta un vaso d'oro, dono di Efesto alla coppia, che è esplicito riferimento ad un'urna funeraria e cioè a quella che Omero diceva essere il contenitore delle ceneri di Patroclo e che avrebbe contenuto , mescolate, le ceneri dello stesso Achille.


Nella gioia della festa quindi le lacrime, che tutti però avrebbero visto perché sulle anse del vaso è raffigurato con estremo realismo il cadavere di Achille sorretto dall'amico Aiace
Non sappiamo chi fossero i committenti di questo vaso prodotto ad Atene per una committenza di sicuro aristocratica di Atene stessa? di altra città della Grecia?
E quali furono le strade , i motivi per cui terminò il suo viaggio nella necropoli  di  Chiusi ?
Come leggevano il mito greco gli Etruschi?


giovedì 6 settembre 2018

Elevazione e caduta ; dalle torri medievali ai Palazzi celesti di Kiefer

Gli artisti non conoscono riposo, il settimo giorno non si dicono che l a cosa è fatta
Come riconciliare l'opera d'arte compiuta con l'infinitezza dell'essere?
Anselm Kiefer, 
Vivo a Pavia ormai da tanti anni
Quando fa freddo, in questa piccola città, si cammina -per le vie del centro- rasente i muri, con lo sguardo basso
Quando arriva maggio, lo sguardo si eleva e qui , ma potrebbe essere San Gimignano, Bologna, Ascoli o Alba , ci si accorge delle tante torri che ancora ci sono, vestigia di un panorama architettonico molto più ricco
Accade la stessa cosa in Hangar Bicocca a Milano , dove l'illuminato Anselm Kiefer ha regalato a tutti noi i suoi sette Palazzi celesti
Anselm Kiefer, I sette palazzi celesti, 2004-2015, Milano, Hangar Bicocca
Perché costruire una torre ? Mi sono sempre domandata come fosse possibile pensare in epoche passate  torri come quelle in piazza Leonardo da Vinci a Pavia 
Le torri dell'Università a Pavia, secolo XI -XII
Le casate cittadine o del contado che le avevano innalzate volevano sì difendersi ma anche e soprattutto mostrare forza, prestigio, ricchezza 

Kiefer assembla all'interno dell'enorme stanzone nero (chi dice che il nero è assenza di luce, si faccia un giro qui !) dei container armati in cemento ed utilizza altri materiali come piombo, ferro , vetro.
Niente è lasciato al caso

La prima torre Sefiroth ha neon e libri di piombo che significano ( sbagliato usare per il concettuale Kiefer il verbo "rappresentare" ) la materia stessa del creato ...saggezza, amore, bellezza maestà, intelligenza...
Anselm Kiefer, Primo palazzo celeste, Sefiroth, 2004, particolare
E' la torre più bassa, alta solo 14 metri, quasi a voler mostrare come l'inizio di ogni cosa sia un procedere per gradi di conoscenza che solo attraverso la ricerca può giungere

Sefiroth l'ho paragonata alla torre più bassa in piazza Leonardo a Pavia, quella più vicina al complesso dell'Univesità

Poi Melancholia
Anselm Kiefer, Melancholia, particolare, 2004
Tutti gli artisti hanno spirito malinconico, sono "nati sotto Saturno" e gli astri celesti sono "nominati dalle strisce di carta ai piedi della torre, corrispondenti alla classificazione numerica dei corpi celesti utilizzata dalla NASA
E ancora Ararat, Linee di campo magnetico (la più alta) ,JH&WH - le torri gemelle i cui nomi, se uniti formano la parola Dio 
... e infine la Torre dei quadri cadenti ai cui piedi giacciono una serie di cornici di ferro con lastre di vetro spezzate, quadri senza immagine

Anselm Kiefer,Torre dei quadri cadenti ,particolare, 2004
 A Kiefer il tema dell'arte figurativa è a cuore ; ai piedi dell'ultima torre il tema dell'immagine mancante e dei suoi molteplici rimandi ci fa riflettere su come il passaggio dalla figurazione all'astrazione sia un tendere verso l'infinito 
In una splendida lezione tenuta dall'artista al College de France nel 2011, così  si esprime :
" .... L'artista è naturalmente attratto dal numero PI perché è sinonimo di impossibile, è attratto da qualcosa che non può essere portato a compimento. La terra, la natura si impegna soltanto in ciò che è possibile. Un'ape non si spinge mai al di là delle sue possibilità. La legge invisibile della terra, la legge della germinazione e del decadimento, rispetta con temperanza questo fatto. Soltanto la volontà costringe la terra a uscire dal perimetro delle sue possibilità per farla entrare nel dominio dell'impossibile.
La si può chiamare Arte. il numero Pi è una metafora dell'arte. Perché non ha fine. Perché non può essere definito con precisione. Perché vi toglie il sonno. Perché è un "come se" 
Anselm Kiefer, L'arte sopravvivrà alle sue rovine" , Paris 2011, ed. cons. Feltrinelli Milano, 2018

Le torri svettano verso il cielo
Le torri hanno salde fondamenta nel cuore della terra
E' non molto differente dal livello di massima tensione spirituale -l'alto, il giallo, il triangolo- e di massima concentrazione spirituale - il basso, il blu , il cerchio- 
E Kandinskij ha aperto all'astrazione




giovedì 30 agosto 2018

Con gli occhi in basso : il pavimento del Duomo di Siena

"Remember: on man's ceiling is another man's floor"
Paul Simon

In alto
Gli sguardi in alto .....
Eppure chinare lo sguardo a volte - tante volte- ci riserva sorprese.
Nelle sue "Vite" Giorgio Vasari definì il pavimento del duomo di Siena "il più bello... grande et magnifico ... che mai fusse stato fatto" 
Esagera Vasari, ma lo fa con spirito campanilista: la Toscana aveva il primato dell'arte , secondo l'aretino e non possiamo poi dargli contro più di tanto.
Però questo pavimento a commesso marmoreo ( cioè marmo di reimpiego , proveniente da antichi monumenti romani) ha una bellezza strana e travolgente.
Qui nel Duomo di Siena ( ma lo stesso discorso varrebbe per il mosaico pavimentale della Basilica di Aquileia - per me il  più bello in assoluto - o per quello del duomo di Otranto ) , il fedele non ha la possibilità di vedere davanti ai propri occhi tutto l'insieme.
Lo scopre - se vuole- passo dopo passo, campata dopo campata
Intanto la tecnica.
E' sempre Vasari nell'introduzione alle sue Vite  (Introduzione, Pittura, cap. XXX De le Istorie e de le figure, che si fanno di commesso ne' pavimenti, ad imitazione delle cose di chiaro e scuro) che descrive  minuziosamente la tecnica marmorea.
Qui a Siena il pavimento è diviso in 56 riquadri con rappresentazioni a graffito (le più antiche, risalenti al 1369 ) o a tarsie in marmo nero, bianco o colorato ; un programma così vasto e ambizioso si protrasse nei secoli - fino a fine Ottocento- ma ebbe la sua età dell'oro a cavallo tra Quattro e Cinquecento e i disegni furono elaborati da Sassetta, Pinturicchio (unico non senese), Domenico di Bartolo, Matteo di Giovanni e il Beccafumi.
Questo patchwork mirabile , costruisce un percorso  anche doloroso di salvezza  che si interrompe proprio là dove si eleva l'altare.
Ecco, si entra e subito una scritta ci ammonisce : RICORDATI DI ENTRARE CASTAMENTE NEL CASTISSIMO TEMPIO DELLA VERGINE 
La scritta , in capitali romane, ricorda a noi distratti visitatori che Siena ha origini antiche tanto quanto Roma 
Fu fondata secondo la leggenda ,dai figli di Remo , Aschio e Senio 
Ignoto, La Lupa senese che allatta i gemelli tra  i simboli delle città che gravitano attorno a Siena,  1373 circa
In questo riquadro che è il secondo della navata centrale, c'è tutto l'orgoglio della città : Siena è raffigurata al centro- caput mundi-  e ben 12 città del centro Italia, riconoscono tale supremazia.

Del resto sul sagrato,  vi è proprio la lupa che guarda avanti /guardia della città

Sempre con gli occhi bassi ,  ( la sapienza è umile..) si dipana il percorso di conoscenza ; è Ermete Trismegisto che ci introduce e ci invita al colle della sapienza
Giovanni di Stefano, Ermete Trismegisto, 1488, particolare , navata centrale

L'allora rettore della Fabbrica del Duomo di Siena, Alberto Aringhieri, commissionò proprio al già famoso Pinturicchio , i disegni per questa complessa favola 
Pinturicchio, Allegoria del colle della sapienza,1505 , navata centrale

Con la grazia pittorica degli artisti toscani di fine Quattrocento, qui l'artista raffigura la erta strada per giungere al cospetto di Sapienza ; la Fortuna è una sensuale donna nuda in equilibrio precario . Un piede è su una barca dall'albero spezzato per il mare in tempesta e l'altro su una sfera. 
Sopra la testa ha una vela gonfia di vento, con la quale sembra fare scudo ai gioielli buttati in mare da un saggio.
Il messaggio è chiaro: le fatiche e la rinuncia alle ricchezze saranno ricompensate per gli uomini di buona volontà,  dalla  quiete di un luogo felice , dove piante e fiori hanno preso il posto di pietre 
Dal punto di vista tecnico, l'inserimento di marmi gialli e rossi , rende ancora più preziosi quei monili che a piovono a cascata e che ricordano i pavimenti a mosaico  ( l' asarotos oikos )delle ville romane che Pinturicchio ben aveva a mente.
Del resto , anche la cornice a palmette corinzie, trasuda amore per l'Antico...

Misurate le immagini nella navata centrale che converge verso l'altare dedicato a Maria
Drammatiche e concitate le scene invece nel transetto sinistro
Prendiamo ad esempio la Strage degli Innocenti 
Matteo di Giovanni, Strage degli Innocenti, 1482, transetto sinistro
Sotto un portico classico, decorato con rilievi che mettono in risalto la lotta tra bene e male, tra bestialità e umanità , Erode assiste all'orrore.
Il pittore, per rendere ancora di più il dramma, usa il porfido rosso reso ancor più forte dal marmo nero dello sfondo.
Le figure femminili hanno vesti svolazzanti e sensuali (quanto Botticelli qui!) che cozzano con volti deformati dall'orrore.
Matteo di Giovanni, Strage degli Innocenti, particolare
Ecco, fino a fine ottobre si potrà ammirare il pavimento in toto (tutti gli anni, da giugno ad ottobre le tarsie sono svelate al pubblico, per poi essere ricoperte
Ognuno di noi sceglierà un percorso o un'immagine e si farà catturare, ancora una volta da bellezza e/o orrore

domenica 8 luglio 2018

L'accuratezza storica di Poussin: il Riposo durante la fuga in Egitto

No, non è una delle opere più famose di Nicolas Poussin, francese di nascita, romano d'elezione.
Eppure ha un suo fascino, come molte opere patinate di questo prolifico artista
Nicolas Poussin, Sacra famiglia in Egitto, olio su tela, cm, 105x145, 1655-57
Ermitage, San Pietroburgo

Il committente era Pierre de Chantelou, ricco mecenate e vecchia conoscenza di Poussin; più volte Chantelou aveva difeso e protetto il pittore, inviso agli artisti della corte di Luigi XIII (e di Richelieu e Mazarino)
Lo schivo Poussin preferiva di gran lunga la vita romana e qui, all'età di sessanta e passa anni, dipinse questo gioiellino
L'episodio della fuga in Egitto è ripreso dal vangelo dello pseudo Matteo e solitamente la sacra famiglia è accompagnata da figure angeliche
Così l'aveva dipinta nel 1627, così la dipingerà nel 1657
Nicolas Poussin, la fuga in Egitto, olio su tela, cm 97x133, 1657, Lione, Museo di Belle Arti

Qui invece la Madonna, san Giuseppe e il Bambino sono accolti da un ragazzo e due ragazze che offrono cibo ed acqua ai fuggiaschi; la scena è ambientata in una piazza di una città egizia.
L'accuratezza storica si nota nei costumi, nelle ambientazioni che rendono abbastanza plausibile un contesto delle antiche provincie romane della Palestina e dell'Egitto.
Sullo sfondo l'artista dipinse un corteo di sacerdoti diretti al tempio di Serapide , mentre trasportano un'arca con delle reliquie.
Il tetto a spiovente dell'edificio al centro , rimanda all'architettura romana; lo stesso Poussin descrive a Chantelou l'opera, affermando di aver preso spunto dal mosaico romano del Tempio della Fortuna a Palestrina(si noti il particolare in basso a destra)
Mosaico del Nilo, II sec.a.C., cm431x585, particolare
Museo archeologico prenestino, Palestrina

In alto, sui tetti di edifici in rovina , nidificano gli ibis, uccelli sacri della tradizione egizia 

Qui Poussin ha abbandonato la natura d'Arcadia ed è come se , negli ultimi anni della sua carriera artistica, volesse cercare altri sbocchi pittorici a favore di un'adesione alla pittura di storia (che grande fortuna avrà nel Settecento) che allora era di nicchia.
Inoltre la semplicità del momento- si potrebbe addirittura dire l'umanità dell'episodio è -chissà- un riferimento a quanto a lui era accaduto.
Osteggiato in Francia, Poussin trova pace, affetti e solidarietà in Italia.
Non contano differenze di credo o di luoghi ; la gentilezza e l'accoglienza nei confronti di chi fugge sono il "luogo dei miracoli"
Una nuova Arcadia