mercoledì 1 febbraio 2017

Rodin e La porta dell'Inferno

E' il 1880
Siamo a Parigi
Edmond Turquet, sottosegretario di stato alle Belle Arti commissiona a Auguste Rodin il modello di una porta ornamentale per il Musée des Arts Décoratifs , allora in fase di progettazione.
A quella data il quarantenne Rodin aveva finalmente raggiunto giusta fama, dopo tanti patimenti.
Quattro anni prima , la sua scultura L'età del bronzo era stata violentemente criticata per l'estremo realismo che secondo i contemporanei attestava l'uso- peraltro in voga-   di avere utilizzato dei calchi sul vivo.
Auguste Rodin,l'età del bronzo, (1875-76), bronzo, Filadelfia, Museo Rodin
E invece , questo classico modellato è meditazione sulla scultura di Michelangelo, vista non solo nelle sale del Louvre ma anche nel viaggio a Firenze proprio fatto nel 1875.
Michelangelo, Schiavo morente, 1513 ca., marmo, Louvre
Insomma, lo scultore Rodin , di umili origini, dall'apprendistato "basso" (aveva frequentato la Petite  Ecole e non era stato ammesso alla compassata Ecole des Beaux Arts) , finalmente viene accettato dall'ambiente "alto".

La porta è per Rodin una sfida.
In un primo momento il soggetto avrebbe dovuto trarre ispirazione dalla Divina Commedia di Dante ; poi però si fa strada una meditazione solo sull' Inferno .
E se la prima idea era quella di  suddividere lo spazio in pannelli , a ricordo della Porta del Paradiso di Lorenzo Ghiberti,
Lorenzo Ghiberti, Porta del Paradiso,1425-1452, bronzo dorato, Firenze ,
 ora Museo dell'Opera del Duomo
 a poco a poco lo spazio diventa libero e le figure fluttuano in un fondo appena abbozzato,funzionale alle forza plastica delle figure .
Le fonti dell'epoca ricordano come lo scultore , nello studio per lui approntato al Dépot des marbles , in rue de l'Université, lavorasse alacremente al progetto, che cambiava in corso d'opera ; le tante figurine palpitanti che egli modellava, sembrava prendessero vita e avessero vita propria.
Infatti il progetto per Museo di arti decorative fu accantonato ma questo rese probabilmente Rodin  più libero di agire
Oggi la Porta può essere ammirata in un modello costruito in gesso alla morte dell'artista, nel 1917 
Auguste Rodin, Porta dell'Inferno, 1917, gesso, Museo d'Orsay, Parigi

e in un altro "assemblato" in bronzo ,nell'Hotel Biron, sede del museo a lui dedicato
Auguste Rodin, Porta dell'Inferno, 1880-1917, bronzo, Museo Rodin, Parigi

Tante le sculture che l'hanno resa celebre; dal gruppo statuario in cima , le Ombre che a ben guardarle sono lo stesso soggetto, un uomo dal capo chino e dal braccio sinistro cadente ripetuto tre volte 
Auguste Rodin ,Le ombre, 1902, bronzo, Museo Rodin Parigi
alle esili figure scolpite nel marmo (si ricordi che lo scultore immaginava la sua Porta come entità autonoma in ogni dettaglio) , così passionali e così drammatiche.
Auguste Rodin , Paolo e Francesca, 1900, marmo ,cm81x108x65, Museo Rodin Parigi
E poi il pensatore
Eccolo lì, pensato  al centro della porta, e poi riplasmato come figura solitaria, chiusa in un pensiero forte, drammatico, sofferto, come se il pensiero non fosse una liberazione ma una maledizione.

Auguste Rodin, Il conte Ugolino, 1882-1906, gesso , Parigi, Museo d'Orsay
O ancora il dramma del conte Ugolino , la "stagione all'inferno" che si consuma in tutto il suo dramma; le figure magrissime, gli sguardi allucinati, il vuoto- tra le braccia del conte Ugolino - che rende ancora più piena di dramma l'opera.
E tante altre figure ancora...

Nel 1902 Rainer Maria Rilke , che ha la fortuna di incontrare e conoscere Rodin a Meudoun,  scrive così alla moglie Klara :" Nient'altro che frammenti, uno accanto all'altro, per metri  (....) Eppure all'improvviso si intuisce che considerare il corpo come un tutto tocca allo scienziato, mentre all'artista spetta creare, a partire da questi elementi, nuovi rapporti, nuove unità, più grandi, più legittime, più eterne; e questa inestinguibile ricchezza, questa invenzione infinita, perpetua, questa purezza e questa veemenza dell'espressione, questa gioventù, questo dono di avere qualcosa di continuamente diverso, di continuamente migliore da dire, sono senza pari nella storia umana"
     R. M. Rilke, Auguste Rodin, ( Berlin 1903 ), edizione italiana tradotta da C.Groff, Milano 2004

giovedì 26 gennaio 2017

La Cappella Sistina ai tempi di papa Sisto IV

Proviamo per un attimo a pensare , a immaginare quella Wunderkammer della Sistina senza lui, il Michelangelo
Insomma  da così
a così
Una bella differenza!
Eppure sono convinta che i grandi artisti che han qui lavorato dal 1481 (da Botticelli a Ghirlandaio , da Perugino a Cosimo Rosselli e Luca Signorelli) un po' di attenzione da parte dei nostri occhi abbagliati  dalla volta e dal Giudizio, la meriterebbero.
Oggi ci occupiamo di loro
Procediamo con ordine, però .
Nel settembre 1420 papa Martino V fece ritorno a Roma, dopo il periodo avignonese; la città mostrava segni dell'antica grande bellezza ma anche cicatrici profonde e decadenza. Si diede il compito di rinnovare la città.
Chi raccolse la sua sfida fu Francesco della Rovere, eletto papa col nome di Sisto IV nell'agosto del 1471.
Furono tanti gli interventi sul tessuto urbano, dalla "restituzione" al popolo romano della Lupa collocata in Campidoglio, alla creazione della Cappella Palatina ( oggi Sistina)
Il modello ? si pensa in grande! e dunque il Tempio di re Salomone immaginato dalle descrizioni bibliche.
E così i lavori di demolizione della trecentesca cappella di palazzo e di ricostruzione presero avvio nel 1477 sotto la direzione di Giovanni de' Dolci e nel 1481 si cominciò il sontuoso ciclo pittorico.
A cosa serviva la Cappella? A mostrare la Maiestas papalis , visto che qui si svolgevano riunioni di rappresentanza come il Collegio dei cardinali o l'accoglienza di diplomatici e persone di alto rango.

La semplice pianta longitudinale, monumentale rettangolo lungo oltre 40 metri ed alto 20 terminava con una volte a botte ribassata, decorata come un cielo stellato dal pittore umbro Piermatteo d'Amelia  nel 1481; oggi le stelle non ci sono più ma brillano radiose e maestose le Storie della Genesi di Michelangelo.
Furono chiamati dunque Perugino, Rosselli, Botticelli, Ghirlandaio e ognuno di loro decorò i tre registri al di sotto della volta.
Il registro inferiore  presentava finte tende scandite da paraste anch'esse dipinte, quello mediano gli episodi importanti di antico e nuovo testamento  (storie di Cristo e di Mosè) e nel registro superiore, tra le finestre erano collocati in finte nicchie dipinti che riproducevano papi importanti

L'accostamento tra episodi dell'Antico e del Nuovo testamento e i protagonisti della Chiesa delle origini era affermazione esplicita della legittimità dell'istituzione del papato ; il programma iconografico era stato ideato dai teologi di papa Sisto IV.
Forse il sovrintendente ai lavori pittorici era Pietro Perugino , che già aveva lavorato per il papa all'Assunta sulla parete dell'altare (oggi coperta dal Giudizio  michelangiolesco).
Ecco alcuni dipinti, uno per artista.


Domenico Ghirlandaio,Vocazione dei primi apostoli,1481, affresco, Sistina
(registro mediano)

C'è da dire una cosa; tutti questi pittori erano al soldo di Lorenzo il Magnifico che - mossa politica di riappacificazione al Papato- li presta proprio nel 1481 a Sisto IV. Li pagano i Medici, insomma.

E Firenze Ghirlandaio se la porta nel cuore.
La scena rappresenta il momento in cui Gesù chiama a raccolta Simon Pietro, Giacomo, Giovanni, Zebedeo.
Ma Ghirlandaio che nei luoghi sacri non c'è stato , costruisce la composizione in un paesaggio di fantasia che a destra riproduce alcuni edifici di Firenze (il "bel San Giovanni" e Palazzo Vecchio)
Le montagne e lo specchio d'acqua sono un chiaro rimando al paesaggio presente nel Tributo di Masaccio, vera palestra per i nuovi pittori.
E le persone, meticolosamente raffigurate, sono forse membri della ricca  comunità fiorentina presente a Roma.
Domenico Ghirlandaio, particolare

Sandro Botticelli, Punizione di Core e dei suoi figli,1481, affresco, Sistina
(registro mediano)
La continuità tra vecchio e nuovo Testamento era il parallelo tra le storie di Mosè - come qui- e di Cristo; qui la punizione dei sacerdoti ebrei che non riconoscevano a Mosè e Aronne l'autorità sul popolo eletto allude alla punizione di tutti coloro che si oppongono all'autorità dei pontefici.
E che si stia parlando della Roma cristiana lo attesta la riproduzione meticolosa dell'arco di Costantino in secondo piano
Sandro Botticelli, particolare
Lo stile nervoso e movimentato attesta un'armonia del pittore fiorentino già incrinata. 
Ma questa è altra storia
Poi Perugino
Pietro Perugino, Consegna delle chiavi, 1481-82, affresco, Sistina

Forse una delle immagini più importanti dell'intero ciclo , rappresenta con chiarezza la trasmissione di poteri , da Cristo al primo papa e dunque al papato tutto.
La pulizia dell'opera, nei colori nitidi, nella prospettiva studiatissima, nei personaggi armoniosamente inseriti nello spazio, contribuiscono a rendere ancor più chiaro il messaggio politico.
Perugino, particolare
Il tempio a pianta  centrale  preannuncia le scelte pittoriche di Perugino e Raffaello (si pensi agli Sposalizi della Vergine) e quelle architettoniche di Bramante.


Luca Signorelli ,Testamento e morte di Mosè,1482, affresco, Sistina
Qui Luca Signorelli  riesce con sapienza ad inserire nello stesso spazio diversi episodi ; l'angelo in alto al centro che compare all'anziano profeta, la discesa di Mosè, poi Mosè che parla al suo popolo eletto e mostra  una teca con le leggi e la manna (poetiche le figure delle donne che allattano i piccoli), a sinistra il passaggio di testimone da Mosè a Giosuè e poi in lontananza, in alto a sinistra, il commovente episodio del compianto sul corpo di Mosè.
Tutto in una scena, eppure tutto composto.
E i plastici nudi del pittore di Cortona saranno ispirazione per i più famosi Ignudi della volta di Michelangelo.

E poi Cosimo Rosselli
Cosimo Rosselli, Ultima cena,1482, afresco, Sistina
Stranissima ultima cena... Il tavolo a ferro di cavallo- mai visto fino ad ora- accentua l'incavo di questa finta esedra, che disegna un ambiente aperto che mostra a noi il prosieguo della storia (l'orazione nell'orto, la cattura di Cristo, la crocifissione)
Al di qua del tavolo, più vicino a noi peccatori, è raffigurato Giuda e ai suoi piedi un cane e un gatto che si azzuffano ; è chiaro che questo episodio non è casuale ma rappresenta la lotta tra il bene -il cane- e il male- il gatto.
 E poi , sul registro superiore i pittori han mostrato sapienza nel ritratto , rappresentando un'infilata di papi del passato per sancire il legame col presente

Sandro Botticelli, Papa Sisto II,affresco,1481,registro superiore della Sistina
Erudito ciclo pittorico, verrà ampliato e ripreso nel 1508 guarda caso da un altro papa dei Della Rovere, Giulio II che passerà alla storia per le opere di Michelangelo proprio qui e per quelle di Raffaello nei suoi appartamenti.
ma questa è altra storia.

venerdì 14 ottobre 2016

Si fa presto a dir Barocco 2 In Europa

Roma era il fulcro , Roma era attrazione non solo per politici e religiosi
A noi interessano gli artisti
Ecco  Nicolas Poussin (1594 - 1665) che fece di Roma la sua seconda patria.
Nicolas Poussin, Et in Arcadia ego, 1638, olio su tela, Parigi, Louvre

Accademico, giunse a Roma nel 1624 e qui vi rimase . Ebbe tutto il tempo per studiare le opere classiche , che fece rivivere in molte sue opere ordinate, armoniche, dai temi mitologici..
Et in Arcadia ego mostra la concezione che un uomo del Seicento potesse avere dell'Antico; il mondo dei pastori d'Arcadia è un idillio solo di facciata.
Il giovane vestito di rosso, chino su un sarcofago, mostra alla meditabonda pastorella l'incisione che l'altro amico cerca di decifrare: anche io, Morte, sono in Arcadia e non c'è scampo agli accadimenti umani. Il quieto paesaggio è funzionale alle figure che attonite ed in cerchio (come sono ordinate nei gesti e nella postura!) sembrano meditare su qualcosa di  molto più  grande di loro.

O ancora , Claude Lorrain (1600-1682) che si innamorò di Roma e delle campagne romane e che diede per primo dignità al genere del paesaggio.
 Claude Lorrain, Paesaggio con sacrificio ad Apollo,1663, olio su tela , Cambridgeshire, Anglesey Abbey
Qui paesaggio e opere dell'uomo convivono in armonia e la luce dorata e soffusa rende caldo il dipinto.
Le esili figure umane sono contorno ad uno spazio armonioso ; quasi due secoli dopo William Turner affermò che la sua pittura era iniziata qui, in Lorrain,

Claude Lorrain, Porto marino con l'imbarco di sant'Orsola,1641, olio su tela, Londra National Gallery
Di nuovo un paesaggio, di nuovo l'idealizzazione della Natura, di nuovo l'amore per l'Antico.
La vicenda di sant'Orsola, minuta figura vestita di giallo, è pretesto per la rappresentazione di architetture di fantasia, anche se il tempietto circolare a sinistra è copia conforme di quello di Bramante di san Pietro in Montorio.

Poi Pieter Paul Rubens (1577- 1640), prolifico pittore , denigrato da Baudelaire che lo appellò "ciccia fiamminga" per ovvi motivi.
Anche lui giunse in Italia, nel 1600 .
Venezia, Genova, Mantova , ( divenne pittore alla corte di Vincenzo Gonzaga per il quale acquistò La morte della Vergine di Caravaggio, rifiutata dai Carmelitani scalzi romani) , Roma
Al suo ritorno ad Anversa la sua pittura divenne piena.
 Barocca , insomma

Rubens, Caccia alla tigre, olio su tela, 1616, Rennes, Musée des beaux arts
Scelgo questa "corposa" scena di genere realizzata qualche anno dopo il viaggio in Italia. La maestosità , i corpi possenti e michelangioleschi, il caos apparente , le linee sinuose e lo sfarzo cromatico sono prova della  capacità di Rubens di fare sì sue le istanze italiane ma anche di essere nuovo nelle terre d'Oltralpe . E quindi richiestissimo
Il sontuoso Délacroix duecento anni dopo si ricorderà di queste forme; basta vedere la sua Morte di Sardanapalo 

Eugène Delacroix, la morte di Sardanapalo, olio su tela,1827, Parigi Louvre

Poco lontano dal Belgio di Rubens, ecco l'Olanda di Rembrandt, Hals e Vermeer,

Rembrand (Leida 1606-Amsterdam 1669) fu pittore prolifico e geniale, capace di soddisfare una committenza mercantile e religiosa
Le sue grandi tele come La ronda di notte o La  lezione di anatomia del dottor Tulp sono un genere nuovo, quello dei ritratti di gruppo. Ogni persona raffigurata pagava al pittore una cifra più ,o meno alta a seconda della grandezza della figura e della posizione. 
Prendiamo ad esempio La lezione di anatomia.
Rembrandt,la lezione di anatomia del dottor Tulp, olio su tela, 1632, Mauritshuis, L'Aia
Oggi in museo, un tempo il dipinto era posto nella sede dei medici di Amsterdam e gli otto uomini in nero, i cui nomi sono diligentemente annotati nel foglio posto nelle mani della figura in secondo piano , fanno bella mostra di loro stessi e della loro professione per noi comuni fruitori.
Chiaro è che l'umico personaggio col cappello sia il "cattedratico"
Un uomo orgoglioso, puntiglioso, forse anche presuntuoso.
Ancora qui Rembrandt non aveva assimilato la calda luce caravaggesca delle opere tarde.
La più bella ?
Per me Il ritorno del figliol prodigo

Rembrandt, Ritorno del figliol prodigo, olio su tela, 1668, San Pietroburgo, Ermitage
Realizzata un anno prima della morte del pittore, ci racconta con caldissime tinte e una pennellata sfatta, quasi come le lacere vesti del giovane, quanto sia duro il "mestiere di vivere" ; eppure la morbida luce del perdono è lì, davanti ai nostri occhi, salvezza. Ed il fatto che il vecchio padre sia rappresentato cieco, accresce la forza del perdono.
Chi è in ombra forse non approva tale scelta.

Ultimo è lui ,Diego Velazquez (1599-1660)
Coetaneo di Bernini, mostrò come lui un precoce talento tanto che nel 1623 entrò come pittore alla corte di Filippo IV di Spagna e, salvo l'usuale  viaggio in Italia,  rimase a Madrid fino alla morte.
Paesaggi, nature morte (che in Spagna prendono il nome di bodegones ), ritratti, dipinti religiosi...in ognuno di questi campi Diego Velazquez mostrò una felicità pittorica ed un inventiva degna dei geni.
La sua opera più famosa, Las meninas, ha avuto spazio in pagine precedenti del blog.
Qui scelgo La resa di Breda (Le lance) .
In un'Europa lacerata dalle guerre questo episodio rende onore al "basso profilo" che la corona spagnola cercava di tenere.

Diego Velazquez, Le lance, 1634-35, olio su tela , Madrid Prado
L'opera riprende un avvenimento avvenuto dieci anni prima ed è come se il pittore , nella ricostruzione, volesse darci l'idea di essere stato presente.
Al centro del dipinto , il comandante dell'esercito dei Paesi Bassi, consegna le chiavi della città di Breda ad Ambrosio Spinola, generale genovese al servizio di Filippo IV ; l'esercito sconfitto può abbandonare il campo senza l'oltraggio riservato agli sconfitti. Armi ed insegne restano in mano loro , così come l'onore .
"Il valore del vinto fa la gloria del vincitore"; questa la frase di Spinola rivolta al nemico.
Il mondo aveva bisogno di immagini rassicuranti.
Velazquez era lì anche per questo.


lunedì 3 ottobre 2016

Si fa presto a dir Barocco Parte prima

Manifattura fiamminga del XVII secolo

1563; finisce il Concilio di Trento
1564 muore uno dei protagonisti della grande arte, Michelangelo
Nasce il Barocco
Quale l'etimologia? Dalla fine del Seicento, l'aggettivo francese baroque tratto dal portoghese barroco ,stava a delineare uno stile bizzarro e stravagante, irregolare come le perle scaramazze, di cui uno splendido esempio è dato dal monile qui sopra.
Insomma, il Barocco divenne lo stile della chiesa  controriformata, che, proprio per aver perso potere doveva mostrarsi nella sua magnificenza di facciata.
Ed ecco che il "ghiribizzo", il deviare dalle regole rinascimentali, diventa norma.
Ma si fa presto a dire barocco
C'è quello romano dei Carracci, di Caravaggio, di Bernini (dai! è lui il barocco!) e Borromini
C'è quello poetico e arcadico di Poussin e Lorrain
Quello impetuoso di Rubens, quello del Siglo de oro di Velazquez, quello olandese di Rembrandt
Qui non possiamo meticolosamente analizzarli tutti ma varrà una visione parziale e veloce

Partiamo da una chiesa:il Gesù
Giacomo della Porta, Chiesa del Gesù a Roma, 1575-77

Dove è la novità? dove il "pasticcio" barocco?
Molti sono gli elementi classici come colonne, lesene, timpani, cornici marcapiano
Ma la ridondanza, la coesione di linee curve e spezzate, gli svolazzi ..ecco tutto questo è l'inizio del barocco. Del resto questa chiesa, dalla pianta ad aula, accogliente e per nulla dispersiva, doveva sancire l'abbraccio della Chiesa militante della nuova compagnia del Gesù.
Questo modello divenne vincente, tanto che molte delle chiese delle città che noi viviamo , copiano spudoratamente questa.

E poi la pittura
Nei primi anni del Seicento a Roma erano tanti quelli che parteggiavano per la pittura del bolognese Annibale Carracci che arrivato nella città eterna si lasciò sedurre da Raffaello e la sua scuola o per quella realista del milanese Michelangelo Merisi da Caravaggio.
Oggi la critica ha ridimensionato la presunta rivalità tra i due artisti che probabilmente si stimavano; certo è che le loro opere sono davvero diverse.
Prendiamone due.
Intanto Annibale Carracci.
Giunse a Roma alla fine del secolo, preceduto dalla fama della scuola -l'Accademia degli Incamminati-che insieme al fratello e al cugino aveva fondato a Bologna
Essi si muovevano nel solco della tradizione di un vero riveduto e corretto secondo i canoni del bello ed avevano l'approvazione della Chiesa tridentina ;lo pseudo realismo della sua famosissima Macelleria lo testimonia .
Chi ha mai visto macellai e bottega perfettamente puliti, senza neppure una goccia di sangue?

Annibale Carracci, La macelleria, 1585, olio su tela, Oxford, Christ Churc picture Gallery
 E così la poetica Pietà per la famiglia Farnese, oggi a Capodimonte, (il rimando iconografico alla pietà giovanile di Michelangelo è lì da vedere) mostra una morte composta, una disposizione armoniosa. Una luce però barocca, contrastata, netta nei chiari e negli scuri
Annibale Carracci, Pietà, 1598-1600, olio su tela, Napoli, Museo di Capodimonte

E poi c'è lui, il tremendo Caravaggio.
Giunse a Roma negli stessi anni di Annibale, e divenne protegé del coltissimo cardinal Del Monte
Grazie a lui nel 1599-1600 ottenne la prestigiosa commissione delle tre opere dedicate a san Matteo nella Cappella Contarelli in san Luigi dei Francesi .
Caravaggio, Vocazione di san Matteo, 1599, olio su tela, Roma, san Luigi dei Francesi
La stringente aderenza al testo evangelico (Matteo, 9,9-13) fa di Caravaggio un lettore attento dei sacri testi.
Chi era Levi Matteo? Un esattore, un pubblicano. Un peccatore.
Ecco dunque che nella squallida taverna - una delle tante frequentate a Roma dal rissoso Caravaggio- si materializzano, come in una visione, Gesù e san Pietro (aggiunto dal pittore stesso in un secondo momento)
Qualcuno si volta verso la luce, divina e non umana e lo stesso Matteo , riccamente vestito alla moda del Seicento, risponde incredulo alla chiamata. 
La luce è la salvezza, l'ombra il peccato

Ma, si è detto. Se si pensa a Roma barocca si pensa a lui, Gian Lorenzo Bernini.
La piazza san Pietro è il suo capolavoro di "stupore e meraviglia" ; dalle strette vie medievali si giungeva, quasi per magia, all'immenso abbraccio del colonnato
Gian Lorenzo Bernini, Colonnato e Piazza san Pietro, 1556 
In modo teatrale Bernini era riuscito nel compito di nascondere la monotona facciata della chiesa, fece risaltare il "cupolone" di Michelangelo e creare un abbraccio virtuale dell'Ecclesia nei confronti dei fedeli.
Ma Bernini nasce scultore

Gian Lorenzo Bernini, Apollo e Dafne, 1622-1625, marmo, Roma Galleria Borghese
Per il cardinale Scipione Borghese realizzò una serie di sculture legate ai miti del passato.
Qui la lettura attenta delle Metamorfosi di Ovidio mette alla prova la incredibile abilità tecnica di Gianlorenzo; il momento rappresentato è quello della trasformazione  di Dafne in pianta di alloro.
I piedi son già radici, le mani e la chioma già fronde. Stupito assiste Apollo
Ecco il dinamismo, le linee curve, il vortice non solo formale ma anche di passioni, può essere emblema di ciò che intendiamo per barocco.

E poi c'è il problematico e solitario Francesco Borromini.
Dal Canton Ticino giunse nella sfarzosa Roma; un bel salto!
Aveva lavorato fianco a fianco con l'astro Bernini nel Baldacchino di san Pietro ( per intenderci, quello dello scempio alla cupola interna del Pantheon)
Nel 1634 venne incaricato dai Trinitari scalzi di edificare in pochissimo spazio una chiesa e il convento. A differenza di Bernini, abituato a ricchi committenti e a spazi oceanici, Francesco Borromini deve avere a che fare con penuria di soldi e di spazio.
Il capolavoro è confezionato.
Pianta della chiesa e del convento di san Carlo alle quattro fontane, Roma
E lo spazio interno da angusto si amplifica in una cupola ad alveare dalle celle multiformi in cui ancora una volta la linea è solo curva.
L'anomala pianta della chiesa, ellittica , nata dalla proiezione del sacro triangolo equilatero, si specchia ne luminoso soffitto
Francesco Borromini, Cupola interna di san Carlino, Roma
Ogni dettaglio è studiato perché nel particolare si rivela Dio
E Dio è luce


Si fa presto a dir Barocco Parte prima

Manifattura fiamminga del XVII secolo

Finisce il Concilio di Trento: 1563
Muore uno dei protagonisti della grande arte, Michelangelo: 1564
Nasce il Barocco
Quale l'etimologia? Dalla fine del Seicento, l'aggettivo francese baroque tratto dal portoghese barroco ,stava a delineare uno stile bizzarro e stravagante, irregolare come le perle scaramazze, di cui uno splendido esempio è dato dal monile qui sopoa.
Insomma, il Barocco divenne lo stile della chiesa  controriformata, che, proprio per aver perso potere doveva mostrarsi nella sua magnificenza di facciata.
Ed ecco che il "ghiribizzo", il deviare dalle regole rinascimentali, diventa norma.
Ma si fa presto a dire Barocco
C'è quello romano dei Carracci, di Caravaggio, di Bernini (dai! è lui il Barocco!) e Borromini
C'è quello poetico e arcadico di Poussin e Lorrain
Quello impetuoso di Rubens, quello del Siglo de oro di Velazquez, quello olandese di Rembrandt
Qui non possiamo meticolosamente analizzarli tutti ma varrà una visione parziale e veloce

Partiamo da una chiesa:il Gesù
Giacomo della Porta, Chiesa del Gesù a Roma, 1575-77

Dove è la novità? dove il "pasticcio" barocco?
Molti sono gli elementi classici come colonne, lesene, timpani, cornici marcapiano
Ma la ridondanza, la coesione di linee curve e spezzate, gli svolazzi ..ecco tutto questo è l'inizio del Barocco.Del resto questa chiesa, dalla pianta ad aula, accogliente e per nulla dispersiva, doveva sancire l'abbraccio della Chiesa militante della nuova compagnia del Gesù.
Questo modello divenne vincente, tanto che molte delle chiese delle città che noi viviamo , copiano spudoratamente questa.

E poi la pittura
Nei primi anni del Seicento a Roma erano tanti quelli che parteggiavano per la pittura del bolognese Annibale Carracci che arrivato nella città eterna si lasciò sedurre da Raffaello e la sua scuola e quella realista del milanese Michelangelo Merisi da Caravaggio.
Oggi la critica ha ridimensionato la presunta rivalità tra i due artisti che probabilmente si stimavano; certo è che le loro opere sono davvero diverse.
Prendiamone due.
Intanto Annibale Carracci.
Giunse a Roma alla fine del secolo, preceduto dalla fama della scuola -l'Accademia degli Incamminati-che insieme al fratello e al cugino aveva fondato a Bologna
essi si muovevano nel solco della tradizione di un vero riveduto e corretto secondo i canoni del bello ed avevano l'approvazione della Chiesa tridentina ;lo pseudo realismo della sua famosissima Macelleria lo testimonia .
Chi ha mai visto macellai e bottega perfettamente puliti, senza neppure una goccia di sangue?

Annibale Carracci, La macelleria, 1585, olio su tela, Oxford, Christ Churc picture Gallery
 E così la poetica Pietà per la famiglia Farnese, oggi a Capodimonte, (il rimando iconografico alla pietà giovanile di Michelangelo è lì da vedere) mostra una morte composta, una disposizione armoniosa. Una luce però barocca, contrastata, netta nei chiari e negli scuri
Annibale Carracci, Pietà, 1598-1600, olio su tela, Napoli, Museo di Capodimonte

E poi c'è lui, il tremendo Caravaggio.
Giunse a Roma negli stessi anni di Annibale, e divenne protegé del coltissimo cardinal Del Monte
Grazie a lui nel 1599-1600 ottenne la prestigiosa commissione delle tre opere dedicate a san Matteo nella Cappella Contarelli in san Luigi dei Francesi .
Caravaggio, Vocazione di san Matteo, 1599, olio su tela, Roma, san Luigi dei Francesi
La stringente aderenza al testo evangelico (Matteo, 9,9-13) fa di Caravaggio un lettore attento dei sacri testi.
Chi era Levi Matteo? Un esattore, un pubblicano. Un peccatore.
Ecco dunque che nella squallida taverna - una delle tante frequentate a Roma dal rissoso Caravaggio- si materializzano, come in una visione, Gesù e san Pietro (aggiunto dal pittore stesso in un secondo momento)
Qualcuno si volta verso la luce, divina e non umana e lo stesso Matteo , riccamente vestito alla moda del Seicento, risponde incredulo alla chiamata. 
La luce è la salvezza, l'ombra il peccato

Ma, si è detto. Se si pensa a Roma barocca si pensa a lui, Gian Lorenzo Bernini.
La piazza san Pietro è il suo capolavoro di "Stupore e meraviglia" ; dalle strette vie medievali si giungeva, quasi per maglia, all'immenso abbraccio del colonnato
Gian Lorenzo Bernini, Colonnato e Piazza san Pietro, 1556 
In modo teatrale Bernini era riuscito nel compito di nascondere la monotona facciata della chiesa, fece risaltare il "cupolone" di Michelangelo e creare un abbraccio virtuale dell'Ecclesia nei confronti dei fedeli.
Ma Bernini nasce scultore

Gian Lorenzo Bernini, Apollo e Dafne, 1622-1625, marmo, Roma Galleria Borghese
Per il cardinale Scipione Borghese realizzò una serie di sculture legate ai miti del passato.
Qui la lettura attenta delle Metamorfosi di Ovidio mette alla prova la incredibile abilità tecnica di Gianlorenzo; il momento rappresentato è quello della trasformazione in atto di Dafne in pianta di alloro.
I piedi son già radici, le mani e la chioma già fronde. Stupito assiste Apollo
Ecco il dinamismo, le linee curve, il vortice non solo formale ma anche di passioni, può essere emblema di ciò che intendiamo per barocco.

E poi c'è il problematico e solitario Francesco Borromini.
Dal Canton Ticino giunse nella sfarzosa Roma; un bel salto!
Aveva lavorato fianco a fianco con l'astro Bernini nel Baldacchino di san Pietro ( per intenderci, quello dello scempio alla cupola interna del Pantheon)
Nel 1634 venne incaricato dai Trinitari scalzi di edificare in pochissimo spazio una chiesa e il convento. A differenza di Bernini, abituato a ricchi committenti e a spazi oceanici, Francesco Borromini deve avere a che fare con penuria di soldi e di spazio.
Il capolavoro è confezionato.
Pianta della chiesa e del convento di san Carlo alle quattro fontane, Roma
E lo spazio interno da angusto si amplifica in una cupola ad alveare dalle celle multiforme in cui ancora una volta la linea è solo curva.
L'anomala pianta della chiesa, ellittica , nata dalla proiezione del sacro triangolo equilatero, si specchia ne luminoso soffitto
Francesco Borromini, Cupola interna di san Carlino, Roma
Ogni dettaglio è studiato perchè nel particolare si rivela Dio
E Dio è luce


giovedì 21 luglio 2016

La Cappella di Giovanni Rucellai a san Pancrazio a Firenze

"L'architettura è grande impresa, che non è da tutti poter affrontare. Occorre essere provvisti di grande ingegno, di zelo perseverante, di eccellente cultura e di una lunga pratica, e soprattutto di molta ponderatezza e acuto giudizio, per potersi cimentare nella professione di architetto. Giacché in architettura la maggior gloria fra tutte sta nel valutare con retto giudizio che cosa sia degno"
                                               ( Leon Battista Alberti, De re aedificatoria, Libro IX,10)

Sei un ricco mercante che commerci stoffe e lana in tutta Europa e vuoi essere ricordato non solo per questa lucrosa attività? 
Ecco che ti trasformi in abile costruttore e scopritore del talento di Leon Battista Alberti
E tra gli anni quaranta e sessanta del 1400 tutta via della vigna nuova a Firenze è roba tua.
Prima quel modernissimo capolavoro del Palazzo, abitazione sobria e funzionale
                                                   L.B.Alberti,Palazzo Rucellai, Facciata ,1446-1465

poi l'elegante Loggia , che si abbelliva e decorava in occasione di feste "comandate" e nascite o matrimoni
                                              Leon Battista Alberti,Loggia Rucellai, 1460

ed infine uno scrigno nascosto all'interno della chiesa medievale di san Pancrazio (oggi Museo Marino Marini),: la sepoltura che lo stesso Giovanni aveva predisposto per sè e che Alberti realizzò ad imitazione del santo Sepolcro conservato nell'Anastasis * di Gerusalemme e conosciuto a Firenze grazie a diari e disegni dei pellegrini reduci dalla Terra Santa.

L.B.Alberti,Tempietto Rucellai, fronte, 1467

L.B.Alberti, Tempietto Rucellai, parte absidale

In origine Alberti aveva progettato lo spazio che "avvolgeva" il tempietto, aperto sulla navata della chiesa di san Pancrazio, a sinistra, mediante un grandioso varco sorretto da due possenti colonne, oggi reimpiegate in facciata dell'edificio diventato Museo Marini 

Facciata del Museo marini con le colonne albertiane

Ogni dettaglio di questo piccolo edificio pare davvero valutato con "retto giudizio"; del resto Alberti a questa data aveva macinato chilometri e progetti e aveva lavorato nelle più prestigiose corti italiane.

Il cardine compositivo e devozionale della cappella è da individuare nell'edicola del Santo Sepolcro a Gerusalemme: quelle le proporzioni (4,10 x 3,40 x 2,25 m.) ma il ritmo scandito dalle nove lesene scanalate e dalle decorazioni in marmo policromo è prettamente albertiano
L'entrata al sacello ha piccola porta, perfettamente in proporzione con quella del tempietto di Gerusalemme ; sopra di essa in caratteri romani, vi è l'iscrizione in onore di Giovanni Rucellai

L'abside perfettamente semicilindrica è profilata come una lucida membrana, campita da gruppi ternari delle specchiature decorate a motivi floreali ed araldici.
L'architrave corre e chiude tutto l'edificio e ospita una scritta dal vangelo di Marco ; le proporzioni delle lettere sono state studiate per rendere più eleganti e leggibili i caratteri e di sicuro i tanti disegni che l'architetto fece di dettagli delle opere antiche romane, qua rivivono.
Tra le formelle , decorate in marmo bianco di Carrara  e verde di Prato, spiccano i simboli araldici della famiglia Rucellai (la vela spiegata al vento con le sartie sciolte),
Emblema Rucellai 

i tre anelli intrecciati di Lorenzo il Magnifico (del resto Nannina, sorella di Lorenzo e nipote di Cosimo il vecchio aveva sposato Bernardo, figlio di Giovanni Rucellai)

Emblema di Lorenzo il Magnifico

il mazzocchio con le tre piume di Cosimo
Emblema di Cosimo de Medici

e l'anello di diamante con le due piume di Piero il gottoso
Impresa personale di Piero il gottoso

Un prezioso merletto marmoreo , che riprende il giglio fiorentino, chiude l'edificio.
In questa piccola opera , quasi un "divertissement" dell'anziano architetto, l'inseme ed il particolare sono strettamente collegati ed il legame decorativo con la tradizione dei modelli fiorentini (vedi la facciata di san Miniato al monte) è evidente.
Qualche secolo dopo un altro artista (possiamo chiamarlo visionario?) come Francesco Borromini dirà che tutto deve essere ber progettato . perché nel particolare si rivela Dio.
Ma questa è ancora un'altra storia

*L'Anastasis è la chiesa sorta nel 335 sul luogo del santo Sepolcro a Gerusalemme ; faceva parte di un complesso di tre chiese posizionate nei luoghi della passione di Gesù