lunedì 1 agosto 2022

Evviva la fratellanza ! La tabagie dei fratelli Le Nain


Fratelli Le Nain , La tabagie , 1643, olio su tela

cm.117 x 132, Parigi, Louvre

Tre fratelli pittori , di cui non tanto sappiamo. 

E questo depone a favore della loro fratellanza , del loro lavorare in sintonia e tranquillità.

Tutti e tre originari di Laon , in Piccardia ; tutti e tre  trasferiti a Parigi  nel 1630 (anno più, anno meno)

Il più anziano è Antoine , nato nel 1588 ; segue Louis (1593) e poi Mathieu , nato nel 1607 , colui che - alla morte di entrambi i fratelli nel 1648 erediterà l'atelier.

Nulla sappiamo della loro formazione, se non che  si stabilirono nel quartiere di Saint Germain des prés  a Parigi (ad alta densità artistica)  e frequentarono l'Académie Royale

Poi trovarono un genere che tanto andava di moda in quegli anni : le bambocciate , cioè dipinti nei quali si rappresentavano scene di strada con protagonisti umili personaggi. 

E qui c'è una fratellanza  tra i Le Nain e i Carracci.

I fratelli Agostino e Annibale , insieme al cugino Ludovico fondano a Bologna  nel 1582 l'Accademia dei desiderosi (poi degli Incamminati) e i tre parenti indirizzeranno i futuri pittori alla ricerca del vero attraverso modelli in carne e ossa e sdoganeranno la scena di genere. E- come faranno qualche decennio dopo i Le Nain - lavorano insieme in più occasioni : l'unione non solo fa la forza ma riduce i tempi di consegna delle opere!

Un esempio di scena di genere di Annibale Carracci è La bottega del macellaio  (si veda  il post di agosto 2020 sul blog) 



Annibale Carracci ,La bottega del macellaio , 1585, olio 

su tela , cm. 190 x 272, Oxford , Christ Church

La bottega è descritta minuziosamente , tanto da riuscire a distinguere i tagli di carne, ma il tutto è riveduto e corretto secondo i canoni del bello ; questa la differenza tra il vero caravaggesco e il verosimile carraccesco
E la stessa cosa riusciamo a leggerla nei tanti dipinti dei Le Nain in cui trapela il realismo nordico mescolato però alla " gentilezza italica 

Fratelli Le Nain, Il pasto paesano, 1642, olio su
tela, cm. 97 x 122, Parigi, Louvre

In questa tela, come in tante altre dei Le Nain , gli storici dell'arte francesi hanno voluto ribadire il carattere nordico, fiammingo insomma , dei tre pittori. 
Ma Louis nella sua epoca era chiamato "il romano" perché a Roma soggiornò negli anni Venti del Seicento e sicuramente ebbe la possibilità di vedere le opere dei Carracci ( non solo l'Annibale della Galleria Farnese) e quelle di Caravaggio.

Insieme ad Antoine e al giovane Mathieu , a Parigi portò un genere pittorico che è esattamente a metà strada tra i ritratti collettivi olandesi (vedi le opere di Hals o Rembrandt)


Frans Hals, Banchetto degli ufficiali della milizia civica di san Giorgio
a Harlem, 1616, olio su tela, cm.175 x 324, Harlem, Frans Hals Museum

e scene di genere caravaggesche : si veda I  giocatori di carte dei tre fratelli 

Le Nain, I giocatori di carte, 1635-40 , olio su tela
Aix en Provence, Museo di belle arti

quanto sia debitore del dipinto di Caravaggio

Caravaggio, I bari, 1594, olio su tela, cm.94 x 131 ,
Fort Worth, Kimbell Art Museum

E adesso torniamo alla Tabaccheria.
Siamo in una stanza senza alcuna finestra : le due fonti di luce sono la candela posta al centro del tavolo rotondo e a destra in secondo piano un chiarore dato da un fuoco scoppiettante, curato a vista da un uomo chino di spalle 


Tutta la scena è occupata da sette personaggi.
Sei di questi sono attorno al tavolo ; sulla sinistra in primo piano il giovane ammantato di nero dorme placido e poggia la testa sul piano d'appoggio, altri invece fumano la pipa e guardano verso di noi o conversano col personaggio al loro fianco
 

Le Nain, La tabagie , particolare
E poi, incorniciato da un arco, davanti a una tenda bianca , guarda fisso lo spettatore un giovane di colore, elegantemente vestito e forse servitore di uno dei personaggi raffigurati. 

E poi il tabacco era da poco arrivato dalle Americhe in Europa e qui i Le Nain sfruttano la novità e lo rendono oggetto "alla moda" per i signorotti dell'epoca.

Nulla sappiamo riguardo alle persone qui raffigurate ; non è detto siano ritratti collettivi alla maniera delle opere di Hals o Rembrandt, tanto è vero che la reflettografia a infrarossi ha evidenziato diversi cambiamenti nell'opera. 
Al posto della figura maschile in piedi all'estrema sinistra vi era una figura femminile e sempre questa figura mostra evidenti somiglianze con il san Giovanni della Deposizione di Darmstadt  https://www.hlmd.de/museum/kunst-und-kulturgeschichte/malerei-16-18-jahrhundert.html ( si rimanda alla scheda del museo)
Probabilmente - questa l'ipotesi più accreditata dagli storici dell'arte- l'opera venne iniziata da Louis ma alla sua morte Mathieu ,che eredita l'atelier, l'ha "riveduta e corretta" per farne una scena di genere .Diverse le ridipinture, compreso l'inserimento in basso a destra di una cesta con due bottiglie

Insomma, i tre talentuosi fratelli dimostrano qui di saper cavalcare il genere fiammingo e pure quello italiano (la luce, non c'è nulla da fare, è marchio di fabbrica di Caravaggio ) 
Senza colpi di genio mostrano tutta la loro bravura e si immortalano  in questa tela incompiuta oggi conservata alla National Gallery

 
 Fratelli Le Nain, Tre uomini e un ragazzo, 1647-48,
olio su tela, cm.54 x 64,5, Londra, National Gallery







domenica 26 giugno 2022

I dettagli fan la differenza :Botticelli e la Pala di san Barnaba

 

Sandro Botticelli, Pala di san Barnaba, 1488

tempera su tavola, cm 268 x 288

Firenze , Galleria degli Uffizi


Quale il nesso tra un santo del primo secolo - Barnaba - e la battaglia di Campaldino del  1289 ?

Presto detto : la data

Barnaba è festeggiato l'11 giugno e proprio  in quella data nel 1289 i Guelfi fiorentini sconfissero i Ghibellini di Arezzo e gettarono solide radici per la supremazia su tutta la Toscana.

E proprio in via Guelfa a Firenze la Repubblica fiorentina decise di edificare nel 1309 una chiesa- san Barnaba appunto - che ricordasse la battaglia 

Chiesa di san Barnaba, Firenze

Per  questa chiesa agostiniana , che era spoglia  e ampia, nel 1487 Botticelli fu incaricato dall'Arte dei Medici e degli Speziali di dipingere questa splendida tavola , collocata sull'altare maggiore e oggi conservata agli Uffizi.

A questa data Botticelli aveva già dipinto le sue più celebri allegorie medicee e tante aggraziate Madonne (ognuno si scelga la preferita) 
 Guardiamo un po' più da vicino questa sacra conversazione
Al centro la Vergine e il bambino sono posizionati su un classico trono marmoreo ( Botticelli era da poco tornato da Roma , chiamato da Papa Sisto IV per la decorazione della Sistina
A differenza di altre Madonne botticelliane che abbassano lo sguardo verso il bimbo, questa guarda dritto verso il fedele 



Botticelli, particolare della Pala di san Barnaba


Fanno corona alla Vergine Maria  alla sua destra santa Caterina d'Alessandria , sant'Agostino e san Barnaba; a sinistra san Giovanni Battista, sant'Ignazio e infine un aitante san Michele.
Inoltre quattro angeli volano all'altezza di Maria : due aprono un  ricchissimo tendaggio, altri due
 offrono al bambino gli strumenti del martirio, la corona di spine e i chiodi della croce
Botticelli, Pala di san Barnaba, particolare

Ognuno dei santi è riconoscibile  per gli attributi . 
Santa Caterina ha un'aureola particolare ,che rimanda alla ruota chiodata del suo martirio , sant'Agostino, dottore della Chiesa ha ricche vesti vescovili e redige le Confessioni , san Barnaba -che è tra i primi a seguire Gesù tanto che viene chiamato apostolo - tiene nelle mani il Vangelo  e un ramoscello d'olivo , simbolo di martirio e di pace

Botticelli, di san Barnaba , particolare

Gli altri tre santi completano la composizione
Intanto san Giovanni Battista è la figura posizionata più avanti rispetto a tutto gli altri. E' , non dimentichiamolo , il santo patrono di Firenze.
 Dietro di lui si trova un meditabondo sant'Ignazio vescovo di Antiochia agli inizi del II secolo  ; ultimo ecco un giovane san Michele, capo degli strateghi celesti , con in mano un globo e la lancia.

Botticelli , Pala di san Barnaba, particolare
E poi in basso vi è la predella  oggi mancante di tre pannelli 
Queste le scene a noi rimaste 
La visione di sant'Agostino del fanciullo, episodio sull'impossibilità di scandagliare il mistero trinitario

Botticelli, particolare della predella della  Pala di san Barnaba
cm. 20 x 38
Poi un Cristo in pietà , dalla tipica iconografia fiamminga 


Botticelli, particolare della predella della  Pala di san Barnaba
cm. 21 x 41
E ancora Salomè con la testa del Battista , raffigurata in un paesaggio collinare spezzato da un muro  a mattoni merlato



Botticelli, particolare della predella della  Pala di san Barnaba
cm. 21 x 41
L'ultima rappresenta l'estrazione del cuore di sant'Ignazio, martirizzato sotto Traiano e per questo portato da Antiochia a Roma dove morì sbranato dai leoni nel 107

Botticelli, particolare della predella della  Pala di san Barnaba
cm. 21 x 41


Gli altri pannelli , che a logica  dovevano rappresentare episodi della vita  di Caterina, Barnaba e Michele , probabilmente andarono perduti nell'ammodernamento barocco che la pala subì nel Settecento ; solo dal 1919 l'opera trovò posto agli Uffizi

Torniamo solo un attimo allo sguardo di Maria 


E' uno sguardo intenso e bellissimo , che deve tanto all'immagine che Dante ci dà di Maria.
 Sul gradino del trono sono riportate le famose parole che san Bernardo rivolge alla Madonna 
"Vergine madre, figlia di tuo figlio"
(Paradiso XXXIII, 1)
ma poi alla fine della preghiera  (Par. XXXIII , 40-43) Dante  descrive lo sguardo 
"li occhi da Dio diletti e venerati,
fissi nell'orator, ne dimostraro
quanto i devoti prieghi le son grati"

Botticelli del resto conosceva l'opera di Dante molto bene , viste le illustrazioni per la Commedia che a lui erano state commissionate da Lorenzo di Pierfrancesco de' Medici , dunque ben sapeva che alla battaglia di Campaldino Dante aveva partecipato.
I versi sopra riportati spiegano come la Vergine tenga gli occhi fissi su chi la invoca  e evocano l'altrettanto famosa preghiera con cui si conclude il Canzoniere di Petrarca
Vergine, que' belli occhi
che vide tristi la spietata stampa
ne' dolci membri del tuo caro figlio
volgi al mio dubio stato
che sconsigliato a te ven per consiglio
( Canzoniere CCCLXVI, 22,26)
E non si dica che Botticelli fosse solo il pittore della bellezza ....



sabato 16 aprile 2022

Andrea del Sarto nel nome di Giovanni : dal Battista all'Evangelista

Il patrono di Firenze ? Giovanni Battista

L'altro santo amatissimo nella Firenze rinascimentale? Giovanni Evangelista

C'è un pittore che con grazia e fermezza ha immortalato più e più volte i due santi ed è  "il pittore senza errori", Andrea del Sarto 

Il ciclo più famoso dedicato al Battista è quello al Chiostrino degli Scalzi , in via Larga (l'attuale via Cavour) .

                                                      Chiostrino dello scalzo, Firenze

 Qui in affreschi a monocromo (Vasari dice "in quadri di chiaro e scuro, ciò è di terretta in fresco") si dipana la vita del santo



Andrea del Sarto, Il battesimo delle genti, affresco, 1517, Firenze

Chiostro dello Scalzo

Ma qui vorrei guardare due opere diverse.

La prima in ordine cronologico è la Madonna delle arpie Eccola


Andrea del Sarto, Madonna delle arpie, 1517, olio su tavola, cm 207 x 178,

Firenze, Galleria degli Uffizi


E' una sacra conversazione un po' particolare

Al centro la Madonna e il bambino e ai loro piedi due angeli. Alla destra di Maria san Francesco , alla sinistra san Giovanni evangelista. Tutte le figure sono compresse in uno spazio semplice , uno sfondo quasi neutro. 

L'opera  firmata e datata fu commissionata  da Antonio di Ludovico Sassolini, all'epoca ministro dei Francescani conventuali della Toscana , e avrebbe dovuto essere posta nella chiesa  del convento femminile di san Francesco in via de' Macci.

Nel  contratto siglato col pittore, si chiedeva un'opera dal costo contenuto e al posto di Francesco avrebbe dovuto esserci san Bonaventura. Poi Antonio Sassolini cambia idea.

E il perché è da ricercare nella figura di san Giovanni

Sappiamo che Andrea del Sarto era andato a bottega da Piero di Cosimo, pittore "stravagante" che aveva trovato fortuna presso famiglie antimedicee . Inoltre su Andrea e su molti fiorentini aveva fatto breccia il pensiero di fra' Gerolamo Savonarola e l' Apocalisse aveva avuto rinnovata fortuna.

E allora vediamola questa Madonna dell'Apocalisse.

La Vergine ha abiti dai colori cangianti (ecco Michelangelo ! ) e non solo blu e rossi ma gialli, rosa, un tenue azzurro  per il velo sul capo . E' in piedi su in piedistallo, regge un inquieto Gesù  e guarda verso il basso ,proprio da dove spunta un sottile fumo (il restauro recente ha riportato alla luce quel  fumo di nuvoli trasparenti descritto da Vasari) ; due angioletti si abbarbicano a lei, come per trovare protezione.

Proprio il piedistallo rimanda alle locuste e al pozzo dell'abisso dell' Apocalisse



Andrea del Sarto, Madonna delle arpie, dettaglio

Ecco il passo in questione

Apocalisse capitolo 9

Poi sonò il quinto angelo, e io vidi una stella caduta dal cielo sulla terra; e ad esso fu data la chiave del pozzo dell’abisso.
Ed egli aprì il pozzo dell’abisso; e dal pozzo salì un fumo simile al fumo di una gran fornace; e il sole e l’aria furono oscurati dal fumo del pozzo.
E dal fumo uscirono sulla terra delle locuste; e fu dato loro un potere pari al potere che hanno gli scorpioni della terra.
E fu loro detto di non danneggiare l’erba della terra, né alcuna verdura, né albero alcuno, ma soltanto gli uomini che non aveano il suggello di Dio in fronte.
E fu loro dato, non di ucciderli, ma di tormentarli per cinque mesi; e il tormento che cagionavano era come quello prodotto da uno scorpione quando ferisce un uomo.
E in quei giorni gli uomini cercheranno la morte e non la troveranno, e desidereranno di morire, e la morte fuggirà da loro.
E nella forma le locuste eran simili a cavalli pronti alla guerra; e sulle teste aveano come delle corone simili ad oro e le loro facce eran come facce d’uomini.
E aveano dei capelli come capelli di donne, e i denti eran come denti di leoni.
E aveano degli usberghi come usberghi di ferro; e il rumore delle loro ali era come il rumore di carri, tirati da molti cavalli correnti alla battaglia.
10 E aveano delle code come quelle degli scorpioni, e degli aculei; e nelle code stava il loro potere di danneggiare gli uomini per cinque mesi.
11 E aveano come re sopra di loro l’angelo dell’abisso, il cui nome in ebraico è Abaddon, e in greco Apollion.

Quindi non arpie ma locuste simili a cavalli pronti alla guerra , con code come quelle degli scorpioni, con facce umane e usberghi di ferro.

Solo coloro che avranno il suggello di Dio in fronte saranno preservati. 

Ed ecco il perché della figura di san Francesco. 

Proprio san Bonaventura di Bagnoregio, biografo del santo di Assisi, ci dice che le stimmate di Francesco avevano la forma del tau , il suggello della passione di Cristo. Così Andrea del Sarto inserisce la figura nervosa di Francesco, che repentinamente si torce ( con un girar di pieghe molto ricco e con alcune ammaccature dolci , come scrive Vasari) verso di noi .

E un efebico Giovanni, dall'altra parte (anche qui, che lucentezza nelle vesti ! ) regge  con mani salde proprio l'Apocalisse 



Andrea del Sarto, Studio di mano per san Giovanni, disegno a carboncino, 

cm. 27 x 21 , Firenze, , Uffizi, Gabinetto dei Disegni

Nello studio preparatorio si percepisce tutta la maestria e quel "primato del disegno" che è cardine della nuova Maniera.


E poi, qualche anno dopo, questo piccolo gioiello ...


Andrea del Sarto, San Giovanni Battista, 1523, cm. 94 x 68, olio su tavola, 

Firenze , Palazzo Pitti 

Il piccolo formato ci fa capire che era un'opera "casalinga" e infatti il committente, il banchiere fiorentino Giovanni Benintendi chiese ad Andrea una tavola raffigurante il suo santo omonimo . Avrebbe dovuto essere collocata - insieme ad altre opere-  in una spalliera lignea nell'anticamera del suo palazzo 

"Venne un uomo chiamato da Dio e il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Egli non era la luce, ma doveva render testimonianza alla luce" (Giovanni,1 , 6-8)

San Giovannino, a mezzo busto, emerge dalle tenebre , ha sguardo languido e pensoso e  tiene nella sinistra il cartiglio -allusione alla scritta canonica Ecce agnus Dei- mentre nella destra la ciotola rimanda al battesimo.


Poggiata sulla roccia , che evoca il duro eremitaggio, c'è in equilibrio precario una semplice croce ottenuta con due rametti di canne ; le vesti del giovane santo sono un semplice panno rosso dalle pieghe cartacee e la classica pelle di cammello che copre le nudità.

Ma il vero capolavoro è il volto , in cui Andrea del sarto riesce a sintetizzare i modi dei tre grandi maestri.


La mascella squadrata e la posa di tre quarti : ecco il David di Michelangelo

Lo sfumato - la linea di contorno qui abolita- rimanda a Leonardo.

E la grazia nelle fattezze adolescenziali è quasi copia conforme del San Giovannino di Raffaello


Raffaello Sanzio, San Giovannino, 1518 , olio su tela , cm163 x 147

Firenze, Uffizi

Nell'opera di Raffaello c'è più eleganza nella scelta della pelle di leopardo che cinge il corpo del santo e nella sua posa a chiasmo. Ma lo sguardo corrucciato verrà ripreso proprio da Andrea del Sarto che aggiungerà una malinconia negli occhi così ben studiata da far pensare ad una copia dal vero.

Verranno altri Giovannini - la storia dell'arte ne è piena- ma questo di Andrea  è uno dei più "familiari" e teneri...

venerdì 1 aprile 2022

Gustave Caillebotte . Com'è bella la città, com'è allegra la città

Il vero pittore sarà colui che saprà cogliere il versante epico della vita attuale e farci capire, con il colore e il disegno, come siamo grandi e poetici con le nostre cravatte e i nostri stivali
 
Charles Baudelaire, Dell'erotismo della vita moderna, in Salon 1846 


Gustave Caillebotte, Parigi in un giorno di pioggia, 1877, olio su tela, cm 212 x 276. Chicago Art Institute

Parigi, aprile 1877

In un appartamento di rue Le Peletier si inaugura la terza mostra impressionista ,quella che a volte è chiamata la Esposizione Caillebotte.

Il perché è semplice; questo ricchissimo giovane borghese parigino finanzia in buona parte la mostra e successivamente aiuterà più di una volta l'amico Monet in difficoltà.

In questa mostra Caillebotte espone la sua più grande tela ,oggi conservata all'Art Institute di Chicago .

Siamo non lontano dalla stazione Saint Lazare e non distante dall'abitazione di Caillebotte ; è la Parigi del barone Hausmann  quella che qui - con perizia fotografica- è stata dipinta  e noi spettatori è come se stessimo percorrendo Rue de Turin (completata nel 1869) , dopo aver incrociato Rue de Moscow e Rue de Saint Petersbourg , entrambe recenti creazioni urbanistiche. La scelta dell'artista qui suggerisce la sua passione per gli studi prospettici: prima minuziosamente definisce le architetture , grazie all'uso della fotografia, poi a poco a poco inserisce le figure.

Il dipinto è preceduto da numerosi disegni preparatori e questo denota gli studi accademici e l'adesione al realismo di Caillebotte, che in questo è molto più vicino alla pittura di Degas che non a quella di Monet.


Gustave Caillebotte, Studio per Parigi in un giorno di pioggia, 1877, grafite e

tocchi di carboncino su carta, cm 30 x 45, Chicago Art Institute

Il disegno qui sopra mostra l'attenta definizione spaziale e la linea ad arco al centro corrisponde all'ingombro delle tre figure in primo piano, mentre le linee verticali a cui si attorciglia una spirale, corrispondono all'ingombro degli altri personaggi 


Gustave Caillebotte, studio per la coppia in primo piano, grafite e gesso, cm 47 x 31

collezione privata


Gustave Caillebotte , studio di donna con largo ombrello, 1877, grafite su carta 

cm 47 x 31, collezione privata 

Eccoli i personaggi disegnati in ogni dettaglio , per poi essere inseriti nel contesto urbano


Gustave Caillebotte , Schizzo per Parigi in un giorno di pioggia, 1877,

olio su tela cm.54 x 65, Parigi Museo Marmottan - Monet

Nel piccolo studio qui riprodotto , l'opera comincia a prendere forma .  L'elegante coppia in primo piano viene verso di noi, mentre a destra un uomo di spalle e fotograficamente tagliato si dirige verso rue de Moscow . e qui fa capolino l'altra indiscussa protagonista del dipinto : la luce  (e in questo sì che è degno amico di Monet!)

Deduciamo che stia piovendo - in maniera leggera - perché ognuna delle figure ha un ombrello , ma forse il sole tra le nuvole fa capolino e riflette sul pavé i suoi raggi e crea ombre color grigio e giallo

Gustave Caillebotte, Studio per Parigi in un giorno di pioggia
Proprio come Degas , Caillebotte costruisce minuziosamente la sua opera definitiva: non esiste approssimazione ma studio, tecnica, lavoro. 

Il definitivo eccolo , in tutta la sua luce cangiante



 Caillebotte ha catturato in modo sorprendente la Ville lumière coi nuovi palazzi e giovani borghesi vestiti alla moda . Per molti , questa visione cristallizzata anticipa la Grande Jatte  di Seurat, del 1884. Anche qui la gioia di vivere nella Parigi di fine Ottocento è "congelata" nella luce 


Georges Seurat, Una domenica pomeriggio sull'isola della Grande Jatte, 1884-86, 

olio su tela, cm.207 x 308 , Chicago Art Institute 

Oggi i due capolavori sono entrambi a Chicago, a pochi metri l'uno dall'altro , quasi in una muta conversazione sulla bellezza di Parigi e su una nuova pittura auspicata fin dal 1845 da Baudelaire.


Fotografia del 1892 scattata da Martiale Caillebotte che rappresenta

il fratello Gustave in Place du Carrousel a Parigi

lunedì 22 novembre 2021

Gustave Courbet :"Il mio funerale a Ornans è stato il funerale del romanticismo"

 Estate 1849

Gustave Courbet trentenne trascorre i mesi estivi nella sua Ornans e qui, nell'atelier -granaio della casa ereditata dal nonno materno Oudot dipinge questa enorme tela


Gustave Courbet, Un seppellimento a Ornans, 1849-50, olio su tela

cm 315 x 668, Parigi , Museo d'Orsay

Il titolo esatto in realtà è : Quadro di figure umane, storiche di un seppellimento a Ornans e sin da subito, dalle dimensioni monumentali, al soggetto scelto , si capisce che l'obiettivo di Courbet è  quello di spezzare il muro della pittura romantica e rubare la scena al genio della pittura francese, Delacroix.

Quando fu esposta al Salon del 1851, l'opera fu travolta dalle critiche e fu bollata come esempio di laidezza e trivialità.

Era nel conto, Courbet lo sa; del resto aveva scelto un enorme formato che di solito era utilizzato per i dipinti di storia ( anche se Géricault con la sua Zattera aveva mostrato che anche i reietti potevano aver dignità artistica) e si era rifatto a quei ritratti  collettivi olandesi delle guardie civili del Seicento come le opere di Rembrandt o Hals


Frans Hals, Banchetto degli ufficiali della milizia civica di san Giorgio a Harlem,

1616, olio su tela, cm175 x324, Harlem, Frans Hals Museum

Courbet lavora alacremente e mette in posa più di cinquanta personaggi in carne ed ossa .

Mentre lavora , rende partecipe l'amico  scrittore Champfleury e gli dice  :" Hanno già posato il sindaco, che pesa un quintale, il curato, il commissario, il crucifero, il notaio, l'assessore Marlet, i miei amici, mio padre, i chierichetti, il becchino, due vecchi della Rivoluzione del 1793 con gli abiti dell'epoca, un cane, il morto e i suoi portatori (uno di essi ha il naso come una ciliegia ma grosso in proporzione e lungo cinque pollici) le mie sorelle, altre donne ecc. Credevo poi di fare a meno di quei cantori della parrocchia, ma non c'è stato verso; sono venuti ad  avvisarmi che si erano offesi perché soltanto loro in tutta la parrocchia non erano stati ritratti. Si lamentavano forte, dicevano che non mi avevano fatto alcun male e che non meritavano un simile affronto".

Ed ecco che la rappresentazione di un funerale si è trasformata nel manifesto della pittura realista ; la critica non si scaglia in giudizi negativi di natura estetica ma , assecondando i pregiudizi della borghesia di Parigi nei riguardi del proletariato, spara a zero sulla pittura di Courbet che nello stesso anno al Salon aveva esposto Gli spaccapietre.

Ci sono proletari nel dipinto?  Neanche uno , ma evidentemente questi ricchi  borghesi della Franca Contea, non belli, ritratti con grande realismo con tinte cupe  e con colori funzionali al triste momento  (neri sontuosi degni dell'arte spagnola, rialzati ancor di più dalle improvvise zone bianche, verdi scuri e grigi smorzati) mostravano ai pari ruolo parigini la vera origine della loro estrazione sociale.

L'opera ha un taglio orizzontale e le figure si addensano in primo piano , in uno spazio contratto : e proprio al centro , in basso, campeggia la fossa ancora vuota e dalle zolle sollevate  della scura terra si vedono nettamente un teschio e delle ossa.

E se in un primo momento- come attesta un disegno conservato a Besançon- il corteo si snodava in altra direzione - a sinistra la bara e a seguire tutte le persone - nel definitivo Courbet decide di dividere i tre gruppi : a sinistra il clero e solitaria la croce di Cristo, al centro gli uomini- i notabili del paese-, a destra le donne. Del resto in chiesa uomini e donne sedevano separati


Gustave Courbet, primo progetto per Sepoltura a Ornans, 

disegno a carboncino, Besançon , Museo delle Belle Arti

Ognuno recita un ruolo: dal curato a sinistra, paludato nel suo "abito di scena" e intento a leggere dal breviario


Gustave Courbet, particolare del Funerale a Ornans

al becchino al centro, in ginocchio, alla nostra altezza di spettatori, pronto ad assolvere il suo compito

Gustave Courbet, particolare del Funerale a Ornans

fino alle donne in lacrime , che come in ogni funerale che si rispetti, devono mostrare commozione.  Tra loro si riconoscono le sorelle del pittore e ricordiamo che Juliette donò nel 1877 l'opera al Louvre.


Gustave Courbet, particolare del Funerale a Ornans

E la famiglia è la famiglia. Il primo personaggio maschile che guarda severo verso di noi, a sinistra è il nonno Oudot, morto l'anno prima che lascia in eredità al nipote casa e proprietà. E Gustave, riconoscente, lo ritrae in disparte, quasi a voler rendere chiaro il distacco tra chi non c'è e chi è rimasto


Gustave Courbet, particolare del Funerale a Ornans 

Nel bene e nel male Courbet aveva tracciato un solco ; grazie a quest'opera la pittura realista si impone a metà Ottocento , tanto che qualche anno dopo il conte di Nieuwerkerke , sovrintendente all'Accademia di Belle arti di Parigi( lo stesso personaggio che con sdegno accoglierà L'Atelier di Courbet, presentato all'Esposizione Universale del 1855) farà acquistare dallo Stato La benedizione del grano nell'Artois di Jules Bréton, esposto in pompa magna al Salon del 1857.


Jules Breton, La benedizione del grano nell'Artois, 1857,

olio su tela cm 128 x 320, deposito al Museo d'Orsay, Parigi

L'artista decide di dipingere la processione che si svolge nei tre giorni precedenti l'Ascensione nel sul paese natale ed in Bréton è evidente il modello dell'opera di Courbet  ma il risultato è una visione stucchevole, agreste e rassicurante del mondo contadino: i  colori sono caldi , la linea dell'orizzonte che taglia a metà il dipinto  dà equilibrio all'opera, le figure  sono di piccolo formato. Stesso discorso  vale per L'erezione del Calvario


Jules Bréton , L'erezione del Calvario,1858, olio su tela,

cm135 x250, Lille Museo di Belle Arti

Opere come queste le cataloghiamo come pittura di genere.

Le grandi tele di Courbet sono pittura di storia.

E dopo di lui quindi verranno Manet e Monet.

sabato 6 febbraio 2021

Emilio Longoni tra divisionismo sociale e pittura di natura

La povertà e l'emarginazione sono state compagne di Emilio Longoni per tutta la vita



Emilio Longoni, Ghiacciaio, 1906, olio su tela, cm 36 x 44
Milano, Palazzo della Permanente

Nasce a Barlassina in Brianza nel 1859, mamma sarta, babbo maniscalco ed ex garibaldino
Tanti fratelli.
Poche opportunità.
Emilio fugge a Milano in cerca di lavoro, sognando fama , fortuna e gloria e fa i mestieri più duri e più vari  (come decoratore di cartelloni pubblicitari o di giocattoli di cartapesta)  ; finalmente riesce a frequentare i corsi di Brera tra il 1876 e il 1880 e qui conosce e frequenta Giovanni Segantini , l'altro versante del divisionismo italiano.

Poi, nella primavera del 1881- inquieto, senza lavoro e spinto dal desiderio di studiare con Domenico Morelli pittore di macchia e insegnante all'Accademia di Belle Arti partenopea, giunge a Napoli e affina la sua tecnica pittorica , sempre più vicina all'osservazione della realtà.

Al ritorno a Milano conduce vita ai margini : notti sui bastioni , lavori pesanti e irregolari, frequentazioni "difficili".
E qui Segantini , che aveva anche lui conosciuto una vita di stenti e di piccola delinquenza, lo prende sotto la sua ala protettrice e lo porta con sé - tra il 1882 e il 1884- a Pusiano e a Carelle per dipingere en plein air .
Il contratto capestro stipulato dai due pittori con Vittore Grubicy de Dragon , spietato mercante d'arte e pittore non all'altezza dei due ,viene rescisso e questo è l'inizio di una vita nuova per Segantini e Longoni!
Conosce Troubetzkoy e Ranzoni, artisti scapigliati e entra in contatto con Gustavo Macchi, critico, scrittore e librettista  ; grazie a lui Longoni si avvicinerà agli scritti di Marx, Schopenhauer, Nietzche, Ibsen, Whitman e frequenta un gruppo di intellettuali socialisti tra i quali Luigi Majno, Ada Negri e il poeta operaio Pompeo Bettini

Di questo periodo sono le sue  prime opere di protesta sociale come L'oratore dello sciopero , La piscinina e Riflessioni di un affamato
Vediamole

Emilio Longoni, L'oratore dello sciopero, 1891, olio su tela,
cm. 193 x 134, Pisa, collezione privata
Esposto alla Prima Triennale di Brera del '91 (proprio quella che vide nelle sale Maternità di Previati e Le due madri di Segantini) , suscitò aspre polemiche 
L'uomo che arringa la folla in piazza Fontana diventa da subito manifesto delle rivolte operaie 
Il linguaggio è nuovo e la composizione ha  un taglio fotografico, una pennellata ardita a piccoli tocchi , una tavolozza chiarissima 
E  la luce solare che illumina l'arringatore in primo piano la si ritrova nella parte centrale in fondo , dove fan capolino un tram giallo e la carica della polizia
L'immagine fu subito un'icona popolare
Così Pompeo Bettini descrisse l'opera in Cronaca dell'Esposizione di Belle Arti, Milano, 1891 :
"Con uno stoico disprezzo degli effetti stabiliti il Longoni dipinse il suo Oratore dello sciopero, dove volle cavare sopra i cielo e sulla folla una energica figura di operaio ribelle. Questo quadro, che prova una incrollabile onestà artistica, urtò molto i nervi del giurì per l'accettazione. E' una seria promessa di opere più forti. Le discussioni che ha già provocato sono indizio del suo valore"

L'altra opera esposta alla Prima Triennale  eccola qui 

Emilio Longoni, La piscinina , 1891, olio su tela, c.126 x 71
Gallarate, Collezione privata

Il lavoro minorile Longoni lo aveva conosciuto eccome ! 
Così ricorda l'esperienza della sua infanzia in appunti conservati a Milano (Archivio Longoni, presso i discendenti dell'artista) :" Finite le elementari, in casa mia si era in troppi. Mio padre non guadagna sufficientemente per mantenerci tutti... Mi si conduce a Milano in piazza Duomo,   un giorno di mercato, e mi si affida a un sensale di vini perché io faccia il piccolo .... Cambio diversi padroni "

Qui sicuramente il pittore ingentilisce la scena e la grazia della piccola aiutante di modista che porta una cappelliera , attraversando la Galleria Vittorio Emanuele , è in ogni dettaglio: dalla camminata quasi danzante a i colori tenui e slavati dell'abito , dal nastro rosa che le incornicia il viso  alla collana più grande di lei, indossata con civetteria.
La tecnica , a differenza dell'opera precedente , qui non è divisionista anche se l'attenzione ai contrasti cromatici denota tanti punti in comune con lo stile di Previati e Segantini

E poi , alla seconda Triennale di Brera nel 1894 Longoni espone Riflessioni di un affamato , opera che incappò nella censura


Emilio Longoni, Riflessioni di un affamato o Contrasti sociali
1894, olio su tela, cm. 190 x 155, Biella, Museo civico

Il dipinto fu riprodotto sul giornale La lotta di classe del primo maggio del 1894 e della rivista furono stampate e diffuse oltre centomila copie . Alla riproduzione era affiancato un testo anonimo ma probabilmente scritto da Gustavo Macchi nel quale i tre protagonisti dell'opera- l'affamato e i due annoiati clienti del ristorante- esprimono i propri pensieri
Ecco il testo

"Lei ( di dentro) Non ho appetito. Quell'aragosta che abbiamo mangiato a cena stanotte mi ha guastato lo stomaco
Lui (tagliando la bistecca) Fa' come faccio io: basta succhiare il sugo di carne; è un eccellente filetto del miglior manzo
L'affamato (da fuori) Vorrei sapere perché non mangiano quelle quattro michette ; dodici ne mangerei, per dio, che' son 24 ore che giro!
Lui ( di dentro) Vuoi qualcosa d'altro, qualcosa di piccante?
Lei (svogliata) No, no .
Lui Delle uova coi tartufi?
Lei Proviamo, come t' invidio il tuo appetito ....
Lui Bisogna pur cercare di tener vivo l'appetito; vedi, stamattina , quando ti ho lasciata, ho tatto una magnifica trottata.... ( chiama) Cameriere?
L'affamato  (di fuori) Se almeno trovassi lavoro! Il mio mestiere lo so, e in officina resisto 15 ore ( il cameriere viene a ricevere ordini e porta via la bistecca) . Che porci! Mandano indietro la carne , perché hanno la pancia troppo piena. Vi farei vedere io, a mangiarla. Così nessuno la consuma; e siamo noi che l'abbiamo pagata!
Lui ( di dentro, accortosi di quell'individuo di fuori) Ohé, che cosa fai mamalucco ! Va via , va a bottega" .

Il risultato? In base all'articolo 247 del Codice Penale da poco entrato in vigore fu disposto il sequestro del giornale e l'incriminazione di Longoni per " istigazione all'odio di classe"
Poco importava che l'opera di grandi dimensioni fosse dipinta con maestria pittorica ( il taglio diagonale e i contrasti tra  i colori chiarissimi  del fuori e tinte cupe dell'interno del ristorante) e con una tecnica divisionista impeccabile
  Da allora Longoni divenne un sorvegliato speciale...
Lui stesso , sempre negli appunti autobiografici afferma : " Passo per  il pittore degli anarchici e la questura a sua volta s'interessa di me e mi fa chiamare due o tre volte. Queste seccature si ripetono con maggiore insistenza dopo i fatti del 1898"

Stanco e disilluso , Emilio Longoni si rifugia in montagna e dipinge una natura toccante e quieta, come in  Accordi azzurri 

Emilio Longoni , Accordi azzurri ,1903, olio su tela, cm 35 x 74, 
Milano, collezione privata
o in Primavera in alta montagna



Emilio Longoni, Primavera in alta montagna, 1912
olio su tela, Milano, Gallerie d'Italia


La solitudine è sua compagna ; niente più uomini rappresentati nella fatica quotidiana.
Solo natura