lunedì 8 settembre 2014

Settecento Un secolo breve 1715 1789 parte seconda La pittura

 Il quadro è un palcoscenico e i personaggi sono gli attori
William Hogarth 


Tutto un secolo in un film, anzi nel film più pittorico che io conosca, Barry Lyndon  ( 1975 ) di Stanley Kubrick! Ovvio che , anche a spizzichi e bocconi (dura più di tre ore) è auspicabile guardarlo!

Dell'architettura già si è detto. Ora tocca alla pittura, anche qui con alcune opere cameo di alcuni artisti di questo secolo.

Si parte! il primo è Giovanni Antonio Canal detto Canaletto  ( nato e morto a Venezia 1697- 1768)
Prima scenografo, poi vedutista;  all'inizio "costretto" in tele dai tagli a effetto e da forti contrasti chiaroscurali. Poi scopre questo oggetto (è proprio il suo, conservato al Museo Correr a Venezia)

E' la camera ottica, antenata della macchina fotografica. Con questa  (al procedimento rimandiamo ad approfondimenti) , i pittori, soprattutto quelli di vedute, riuscivano con la tecnica del ricalco ad ottenere architetture precise che poi assemblavano nei dipinti. Si vedano questi disegni di Canaletto
precisi e puntuali, una pittura "alla ricerca dell'oggettivo, preoccupata solo di mettere in chiaro le strutture e il funzionamento della mente" (è una citazione del vecchio e immarcescibile Argan)
Insomma, intorno agli anni Trenta del Settecento, Canaletto  utilizza colori più caldi e vibranti e contorni più nitidi. Delle sue opere si innamora Joseph Smith, console britannico a Venezia, che portò nella sua patria prima i dipinti, poi lo stesso pittore che soggiornò a Londra dal 1750 al '60.
Devo scegliere SOLO un'opera. Eccola
La visita del Doge alla chiesa di san Rocco ( olio su tela, cm 147,7 x 200), Londra, National Gallery
Probabilmente dipinta nel 1735 , raffigura i cerimoniali rigidi in occasione della festa di san Rocco, il 16 agosto. In questa occasione , sulla facciata della chiesa venivano esposte opere pittoriche che avrebbero potuto dare fama e lustro agli artisti che partecipavano all'evento - oggi ahimè  così lo chiameremmo- .
E' chiaro che qui l'artista , per poter dipingere con tanta cura ogni minimo dettaglio, ha dovuto dilatare lo spazio ; il suo passato di scenografo sicuramente lo ha aiutato.
In questo particolare si noti come ogni dettaglio delle vesti sia studiato.
Il grande paesaggista John Constable, che frequentò a Londra dal 1799 la Royal academy , studiò sì i "classici" paesaggi di Lorrain e Poussin, ma ammirò eccome le vedute di Canaletto.
Ma questa è altra storia.

Altro veneziano, questo invece amato da William Turner è Francesco Guardi (1712-1793)
Proveniente da una famiglia di pittori, anche lui è un paesaggista. Diverso però perché le sue vedute, di certo quelle più famose, sono di fantasia.
Venezia è la protagonista indiscussa delle sue opere : le architetture sembrano perdere consistenza, come corrose da vibrazioni luminose (eccolo qua lo spunto per Turner!)
Francesco Guardi, la chiesa della Salute e la punta della Dogana, (olio su tela, cm 56,5 x 76) , Londra, National Gallery .
Le pennellate sono molto più libere e meno curate, i colori in contrasto tra loro. Insomma preannunciano il romanticismo...

Di Giovanbattista Tiepolo  (Venezia 1692- Madrid 1770) già si è detto nel precedente post.
All'inizio più cupo nei colori, molto "piazzettista" insomma (povero Piazzetta, non c'è spazio per lui, meriterebbe un approfondimento).
Poi, dal 1730 , la gamma cromatica è più tenue. Perché da questa data? Forse perché si svincola da Venezia ed arriva a Milano, città già frizzante. E per le famiglie che contano- leggi gli Archinto, i Dugnani (1732)
Palazzo Dugnani, Affreschi di Tiepolo con allegorie della famiglia
e i Clerici, il pittore decora, insieme ad abili quadraturisti, le dimore
Sala degli specchi di Palazzo Clerici (1740) Sul soffitto affresco di Tiepolo col Carro del Sole
Niente Wurzburg - se ne è parlato precedentemente-
Rapido cenno a Madrid; il pittore, richiestissimo all'estero, approda alla corte spagnola di Carlo III e
dal 1762 al 1766 decora il Palazzo reale. Qui sotto è riportato un particolare dell'affresco raffigurate la Gloria di spagna . 
Le tinte pastello attestano l'adesione al Rococò, la visione scorciata, tipica della pittura veneta manierista, qui è ancor più esasperata e la grazia e la leggiadria sono presenti anche in temi religiosi. C'è la croce dei sovrani cattolici che campeggia in un cielo dalle nuvole vaporose e cangianti, ma la donna  lascia scoperto maliziosamente un seno.

Ultima italiana.
Rosalba Carriera (Venezia 1675-1757)
All'inizio si dedica alla miniatura, attività consona all'universo femminile, poi, grazie allo stesso Joseph Smith del Canaletto, diventa ritrattista. La sua novità? l'uso del pastello, che conferisce leggerezza ed un'impareggiabile finezza di tocco. 
I suoi ritratti divennero così richiesti che la Carriera si vide costretta ad organizzare una vera e propria bottega . Parigi, Modena, Vienna, queste alcune delle tappe della sua carriera.
Quale ritratto scegliere? Quello del delfino di Francia Luigi XV (uno dei primi a posare per lei)  che è il nostro fil rouge per il viaggio nel Settecento
Ritratto di Luigi XV, 1721, Boston, Museum of fine arts

E adesso la Francia con Watteau, Boucher e Fragonard.

Jean Antoine Watteau  (1684- 1721) , pittore dalla tavolozza decisa e limpida, è il creatore di un genere "alla moda" , quello delle feste galanti :  una natura rigogliosa e non  imbrigliata è popolata da uomini e donne in atteggiamenti galanti. Le composizioni sembrano opere teatrali alla ricerca di una dimensione diversa, più intima e staccata dalla realtà ; le atmosfere incantate hanno però un "retogusto" malinconico , subito colto da molti artisti romantici e da un grande fan della pittura di Watteau, Charles Baudelaire.

L'imbarco per Citera, 1717 (olio su tela, c. 129 x 194) , Berlino, Charlottenburg
Nell'isola cara ad Afrodite si vive sospesi nel tempo; le coppie galanti consumano con garbo il loro incontro, mentre vegliano su di loro gli Amorini. Una pennellata fluida e leggera contribuisce a creare - anche grazie al tenue cromatismo- questo "stato di grazia".
  Del 1720 è L'insegna di Gersaint (Berlino, Charlottenburg), opera sui generis, creata per l'amico e mercante Gersaint come insegna per il suo negozio. Le grandi dimensioni ( più di tre metri di lunghezza) , permettono una cura nei dettagli notevole. A destra una donna ed un uomo cercano di vendere oggetti raffinati, a sinistra una possibile acquirente assiste, di spalle , allo svelamento di dipinti imballati. Lo scenario è nuovo: un negozio di oggetti artistici, segno dei tempi cambiati per l'artista, da adesso legato alla figura del mercante d'arte.


Altro protagonista è François Boucher  parigino DOC (1703-1770) che iniziò la sua carriera prima come incisore, poi, dopo un folgorante viaggio in Italia  (fu uno dei primi estimatori di Correggio) , pittore a tempo pieno. Al ritorno a Parigi, divenne il protetto della donna più potente e seducente di Francia dell'epoca, madame de Pompadour, favorita di Luigi XV.
Tanti i ritratti a lei dedicati, ma per me il più sfavillante è quello del 1756, conservato all'Altepinakothek di Monaco .
Ogni dettaglio all'interno dell'opera deve raccontarci lo status della marchesa : l'eleganza raffinata delle vesti, dell'acconciatura curata e riflessa nello specchio, la cultura della donna- il libro tra le mani, gli spartiti musicali a terra, il calamaio che fuoriesce dal mobiletto rocaille in primo piano, il potere  che può essere manifestato (si veda la ceralacca sul tavolino e a fianco il sigillo), il tempo che però inesorabile scorre ( l'orologio e le rose spampanate vicino al cagnolino, stesse rose sull'abito di taffetà verde...), ogni particolare è  una gioia per gli occhi.

L'ultimo francese è Jean Honoré Fragonard (Grasse, 1732- Parigi 1806)
La sua formazione è a Parigi con Chardin, Van Loo e Boucher, il suo salto di qualità- leggasi di cromatismo!- è dopo il viaggio a Roma, vincitore del Prix all'Académie de France, dal 1756 al 1761 e in Olanda, dove scopre la luce di Rembrandt.
Dal 1760 si dedica a scene briose e piccanti per ricchi borghesi e nobili parvenus.
Ecco così L'altalena , 1767, olio su tela, Londra, Collezione Wallace . Il triangolo amoroso è in scena; la giovane donna , spinta sull'altalena dall'anziano e nobile marito, sorride maliziosamente - oh, ha perso una scarpetta!- al giovane  dalle gote accaldate, il cui sguardo punta dritto tra le sottane morbide e fluenti. Sotto il vestito? niente.... La liaison è benedetta dai Cupidi, statuine da giardino.
Esattamente dieci anni dopo Fragonard dipinge un incredibile capolavoro , intimo e nuovo nella resa cromatica , La ragazza che legge del 1776 e oggi alla National Gallery of Art di Washington 
L'assenza di linea di contorno, le  pennellate a piccoli tocchi, le ombre ottenute con tonalità di rosso, fanno di questa opera un punto di partenza per David - E gli impressionisti...

La fine del viaggio è in Inghilterra con   William Hogarth (Londra 1697- 1764), grande incisore ma soprattutto abilissimo  cantore delle vicende contemporanee. La sua vena satirica e moraleggiante - anche questo perfettamente in linea con l'Illuminismo- vive nella serie di dipinti "a tema".  Nel 1732 dipinse sei opere - distrutte purtroppo in un incendio nel 1755- raffiguranti La carriera di una prostituta .  Seguirono La carriera del libertino nel 1733-35 e Il matrimonio alla moda del 1744 ( oggi alla National Gallery di Londra). O ancora Lavoro e neghittosità del 1747 e La campagna elettorale del 1754 . 
Ecco qui sopra riprodotto Il mattino della serie del Matrimonio alla moda. Il giovane nobiluomo, dopo una notte passata infruttuosamente al gioco, giace senza forze e sconsolato sulla rossa poltrona , mentre la moglie - che in in dipinto precedente era ritratta data in sposa dal padre mercante per poter vantare sangue blu nel casata- ha probabilmente passato in altro- più piacevole- modo la nottata. Un maggiordomo esce sulla sinistra del dipinto- dal nostro campo visivo ed alza gli occhi al cielo. I fogli che ha in mano hanno l'aspetto di cambiali ed il palazzo  sul fondo ha avuto giorni migliori... 
Anche Parini , negli stessi anni in altri lidi, mette alla berlina i vizi del giovin signore.
Il mondo sta cambiando, l'Ottantanove non è poi così lontano
Ho aperto con una scena tratta da Barry Lyndon. Chiudo con  immagini rubate letteralmente da Kubrick a Hogarth

Ma su Kubrick, prima regista di fantascienza, poi storico, ci sarebbe tanto altro da dire. Non qui, non ora.

martedì 2 settembre 2014

Settecento Un secolo breve , dal 1715 all'Ottananove L'architettura

Il re è morto, viva il nuovo re.
Quando nel 1715 il re Sole morì, impazzarono i festeggiamenti per le vie di Parigi ed il bambino che a soli cinque anni venne incoronato re, fu all'inizio bene amato dalla popolazione. Del resto ci voleva poco..
Se il suo predecessore nel 1668 aveva deciso ampliamenti faraonici nel vecchio castello di Versailles ed

aveva imposto all'architetto Louis Le Vau una Galleria degli specchi unica nella sua magnificenza,
il piccolo re, grazie ad i suoi precettori, passò alla storia (dell'arte, si intende!) per lo stile Rococò o stile Reggenza 
Le caratteristiche peculiari di questo stile? Leggerezza delle membrature, luminosità cromatica, scelta di materiali come legno , stucchi, lacca, curve a C e S, fiori, rami, cineserie. La grazia contro la ridondanza del barocco.
Il nome? Deriva dal francese Rocaille , cioè conchiglia, tipica decorazione che si trovava nelle grotte dei giardini o negli interni.
E se il barocco era l'architettura di grandi spazi, il rococò, salvo casi specifici, si manifestava in luoghi più ristretti.
Guardiamone alcuni

Ecco l' Hotel de Soubise (oggi archivio di stato) a Parigi, opera di Germaine Boffrand (1667/1754) che, dopo essere diventato primo architetto del duca di Lorena nel 1711, ebbe fama e fortuna economica grazie all'edilizia speculativa degli hotel parigini.
Il Salone ovale qui sopra riprodotto è una delle prime testimonianze (siamo negli anni 1735/39) del nuovo stile:  tinte pastello, legno dipinto e mai lasciato naturale, illuminazione diffusa da ampie finestre che creano un rapporto di vuoti e pieni che ritroveremo in altre residenze nobiliari e pannelli dipinti con storie di Amore e Psiche da Charles Natoire, pittore alla moda e direttore dell' Académie de France a Rome , istituzione fondata quasi un secolo prima da Luigi XIV, che ebbe gran peso sui destini di Jacques Louis David (ma questa è un'altra, bellissima, storia.....)

Oppure l' Amalienburg (1734-39)  , capolavoro di François de Cuvilliers (1695/1768):
Lieve, elegante, delicato, questo luogo di delizie costruito all'interno del Nimphenburg a Monaco per la principessa Amalia di Baviera, si sviluppa su un solo piano, con un ambiente circolare al centro che determina una piacevole curva nel giardino.
Anche qui le tinte sono tenui, vi sono porte finestre che creano un rapporto privilegiato con la natura all'esterno, le decorazioni a stucco sono aggraziate ed attestano la formazione orafa dell'architetto belga
Ma è l'interno il piccolo gioiello.
Come una bomboniera, la sala centrale ci lascia a bocca aperta. La decorazione in legno scolpito ed argento, le tinte tenui e i colori opachi, non traslucidi, la luce che penetra e si riflette attraverso gli specchi, rendono questo ambiente il cuore pulsante del microcosmo della principessa..
Ma oltre ai balli, cosa amava Amalia? I suoi cani!
E così un'ala dell'edificio ospita le cucce degli amati animali , ed anche qui la decorazione su pannelli di legno opachi non è affatto pesante ma aggraziata e ottenuta grazie ad un unico colore, l'azzurro.

Ancora. Ecco il Belvedere di Vienna  ( i lavori iniziarono nel 1714) , opera di Lucas von Hildebrandt (1668/1745) .

L'artista era profondamente legato all'Italia ; era nato a Genova da madre italiana ed aveva studiato a Roma con Carlo Fontana. Proprio qui aveva ammirato il Belvedere vaticano e, tornato a Vienna, lo aveva fatto "rivivere" nel  castello . Il rapporto architettura/ giardino è strettissimo. Ancora una volta le porte finestre  sono preferite ai massicci portali rinascimentali e barocchi. Anche qui  linee curve ed assenza di spigoli.

Interno rococò di una chiesa? Scelgo quella dei Vierzehnheiligen ( o dei 14 santi) a Bad Staffelstein  , opera di Balthasar Neumann (1687/1753).
Certo, questa architettura è la continuazione diretta della complessità barocca di Borromini e Guarini, ma i progetti di Neumann sono "giocosi, frivoli, ma anche "cerimoniali" e complessi come le fughe di Bach" (Anton Pevsner, Hugh Honour, Dizionario di architettura)
Sempre di Neumann è la famosa Residenz  a Wurzburg (qui c'è anche lo zampino di Lucas von

Hildebrandt..) del 1720. Per il principe vescovo von Schonborn venne creato un castello che mostrasse la magnificenza- e l'opulenza!- del cattolicesimo.
L'ambiente più famoso è lo scalone d'onore che si innalza ad altezze mozzafiato per l'epoca  e che vede
sul soffitto il più grande affresco del mondo- più di 600 metri quadri- opera di Giambattista Tiepolo , che celebra l'apoteosi della casata tedesca , dinnanzi alla quale si inchinano i quattro continenti.
Tiepolo lavorò coi figli due anni- tempo relativamente breve- nel 1752-53 e si avvalse dell'aiuto di quadraturisti che velocemente riportavano sul soffitto architetture dipinte e disegni preparatori.
All'apice della fama, il pittore veneziano utilizza qui le stesse tinte tenui dell'architettura rococò e per smorzare i colori sappiamo che volle un intonaco ottenuto con granelli di sabbia dalla grana più grossa, per rendere più scabra la superficie. Gli svolazzi sono in linea con la moda dell'epoca, le figura sembrano cadere dalle cornici, l'effetto di scorcio (marchio di fabbrica della pittura di Veronese e Tintoretto, veneti anche loro) è ancor più esasperato. Il fine era la meraviglia...

E in Italia? Due esempi diversissimi.
Il primo è la risposta italiana a Versailles: la Reggia di Caserta  iniziata da Luigi Vanvitelli (1700/1773) nel 1750.

Voluta da Carlo III di Borbone in posizione decentrata - troppo vulnerabile ad attacchi se costruita a Napoli!- , la più vasta reggia del mondo per superficie occupata può essere riassunta così : greve all'esterno- quasi già neoclassica nella monotona facciata-, ardita, libera, stravagante all'interno delle sue 1200 stanze.
Ecco lo scalone e il vestibolo , veri capolavori di grandi spazi.

Così sontuosa e senza tempo , questa scalinata, da essere stata scelta come reggia dei Naboo della regina Amidala nella saga Guerre stellari La minaccia fantasma

E poi, dulcis in fundo, le opere di Filippo Juvarra (1678/1736)
Messinese, proveniente da una famiglia di orafi e cesellatori, venne chiamato a Torino nel 1714 da Vittorio Amedeo II di Savoia per rinnovare totalmente la città.
Prima la Basilica di Superga (1715/31), memore di sant'Agnese in piazza Navona del Borromini
Poi , sempre a Torino, Palazzo Reale (dal 1718) , saggio "restiling" del vecchio castello medievale
La scala delle forbici al suo interno, non ha nulla da invidiare alle residenze signorili d'Europa.
Infine la villa di delizie, la Palazzina di caccia di Stupinigi
A questa Juvarra lavorò dal 1729 fino al '33, prima per Vittorio Amedeo, poi nel 1730 per Carlo EmanueleIII.
Stupinigi diviene il luogo delle feste galanti, dell'intrattenimento della nobiltà, dopo le battute di caccia al cervo che si svolgeva nei boschi dei Savoia.
Intanto la pianta.
Il corpo di fabbrica principale è dato dal salone ovale, luogo dei balli, sul quale si innestano, a mo' di croce di sant'Andrea, quattro corpi di fabbrica, due dei quali creano un cortile interno ottagonale (negli anni il progetto originario venne modificato per un ampliamento della residenza)
Si giungeva a Stupinigi grazie ad una strada che correva parallela all'edificio e l'architetto aveva persin previsto la piantumazione di alberi dal più alto al più basso, di modo da mostrare a poco a poco ( in gergo si chiama visione a cannocchiale rovesciato)- e lateralmente- la facciata dell'edificio. L'occhio doveva abituarsi alla bellezza del luogo e non ., come nel Barocco, alla grandiosità ostentata  quasi "brutalmente".
Come per le residenze viste fino ad ora, anche qui l'architettura ed il parco dovevano "conversare" amabilmente. In cima alla cupola il cervo di bronzo faceva capire lo scopo della costruzione ed il tema della caccia è ripreso anche negli interni. 
Corna di animali, affreschi dedicati a Diana decorano il salone ovale.
E altro ambiente alla moda è il gabinetto cinese, rivestito di pannelli in legno opera di Michele Antonio Rapous, uno dei tanti artigiani che contribuirono a decorare gli interni settecenteschi.
Tanti altri gli esempi di queste "ville di delizia" per fare il verso all'opera di Marcantonio dal Re che aveva catalogato residenze lombarde, ma sarei prolissa.
E sulla pittura, altra storia.
Però, giuro, più breve!

sabato 30 agosto 2014

Da Malles a san Candido Uno, il mio, itinerario romanico.

Dalla val Venosta, così vicina ai Grigioni, fino a San Candido, a pochi passi dall'Austria.
Tante sono le testimonianze romaniche. Io ho scelto alcuni luoghi, a me cari, ma ognuno è libero di amarne altri. Tanto il Romanico è sempre diverso, moderno, in alcuni casi naif.
Partiamo da Malles, dalla piccola chiesa di san Benedetto.
Da fuori, una delle tante pievi di cui  è disseminato il nostro territorio : forme semplici, muri massicci , slancio verticale ottenuto soltanto dal campanile a monofore e bifore, aggiunto nel XII secolo.
 La decorazione ad arcatelle , marchio di fabbrica del romanico "lombardo" è l'unico elemento che ingentilisce la torre campanaria e la chiesa tutta.
Ma l'interno ci dispensa sorprese.
Nella semplicità della pianta rettangolare triabsidata, si rivela un ciclo di affreschi di epoca carolingia.
Al centro, nel catino absidale maggiore, è raffigurato Cristo tra due angeli; ai lati san Gregorio magno e santo Stefano, entrambi con libri sacri in mano.
Ma i dipinti più freschi e particolari sono quei due affreschi posti a coronamento dell'abside centrale, leggermente più in basso.
Il primo, quello a sinistra, raffigura un signore carolingio, forse un conte retico, con in mano la spada, simbolo del potere temporale su quelle terre. Le vesti sono quelle dell'epoca di Carlo Magno, lo sguardo, vivo, è rivolto verso l'altare.
La seconda figura, a destra, è quella di un religioso che in ginocchio offre il modellino della chiesa a Gesù.
Sicuramente era il committente dell'edificio, sicuramente sia lui che l'altro personaggio volevano essere ricordati come persone "in odore di santità", visto che entrambi hanno un'aureola quadrangolare, in uso nell'iconografia per segnalare personaggi non ancora canonizzati.
Entrambi i personaggi, pur avendo lineamenti semplici, riescono ad essere eleganti sia nella cura delle barbe, sia nei morbidi panneggi, molto vicini ad immagini miniate coeve.

Si scende a valle ed ecco Naturno, che noi si conosce per essere la "location" di uno degli svariati castelli di Messner. A noi questi non interessano.
La chiesa di san Procolo sì!
Deliziosa tra meleti e vigneti, eccola col suo campanile che la segnala da lontano.
Tanti gli interventi su questo piccolo gioiello, tutti ben documentati e ricostruiti nell'efficiente e adiacente museo.
Quindi : la chiesa sorge sui resti di un'abitazione tardo romana (VI secolo).
            l'edificio vero e proprio è del IX secolo
            All'esterno begli affreschi quattrocenteschi danno un tocco di colore che a fine estate fa pendant con
            le mele rosse e gialle
         
Ma anche qui, come in molte chiese romaniche, è l'interno che ci rivela  autentici capolavori, come i gioielli racchiusi in una semplice teca.
Ferdinando Bologna, a cui va il merito di aver dato lustro alla pittura italiana delle origini, ha descritto queste opere :"in cui si afferma una vita poetica di altra natura, più sconcertantemente anticlassica e visionaria. La loro rudezza non è segno di imperizia, ma di una determinata volontà di trasfigurazione"
Il santo più simpatico del medioevo eccolo qui! E' san Procolo che fugge da Verona calandosi a mo' di altalena da una torre ? ( si notino le mani che non afferrano le corde ma che nonostante ciò, proprio perché strette a pugno ci danno l'idea di una presa sicura, o si ammirino i panneggi  policromi e tondeggianti che segnano le ginocchia!). E' san Paolo che fugge anche lui? Poco importa! Fresco e vivo è il volto, mentre quello del personaggio esattamente sopra di lui, affacciato da una torre, non c'è più, forse cancellato (la "damnatio memoriae" ) in quanto aguzzino.
Ed ecco una teoria di persone ; discutono animatamente e questo ce lo raccontano i gesti eloquenti e gli sguardi ; geniale il modo di definire le labbra. Ecco il primitivismo a cui gli artisti del Novecento - Picasso, Modigliani, Chagall- hanno attinto

Libertà creativa, insomma, con un riscontro con le miniature irlandesi o con gli evangeliari (vedi quello di Echteranach risalente al X secolo e oggi alla Biblioteca Nazionale di Parigi )

La val Venosta finisce, siamo vicino a Merano. E allora ci si inerpica fino a Castel Tirolo per per cercare la pieve di san Pietro a Quarazze. Non è niente di speciale, è semplicemente piccola . E il panorama vale l'arrampicata!


e ora, Castellappiano!

Posto su una rupe scoscesa, in posizione di dominio sopra la conca di Bolzano, sorse probabilmente agli inizi del 1100. Al suo interno è racchiusa la cappella dedicata a santa Maddalena, su due piani, come un'ampia cripta e sopra un locale triabsidato.
La decorazione dell'interno presenta un'annunciazione e una visitazione in cui l'anonimo pittore riesce a regalarci un commosso incontro tra Maria ed Elisabetta ed un angelo annunciante vivo e in movimento, non ingessato, non gerarchico.
Nel catino absidale , caso raro, al posto di Cristo in gloria compare la Vergine in trono, con in braccio un Cristo non più neonato, già bambino.
Anche nell'episodio delle vergini fatue , il connubio arte nordica/arte bizantina è quasi perfetto; leziose, sembrano accennare un pazzo di danza mentre le loro lampade rimangono spente, come nel racconto evangelico di Matteo (25,1,13)

Altri vigneti, altro vino.
Ecco san Giacomo a Termeno.
Il ciclo di affreschi all'interno mostra incredibili esseri ibridi che combattono tra loro, demoni - il male-all'interno di una chiesa- il bene.
Centauri, tritoni, arpie, ecco il bestiario medievale che di solito compare sui portali con la funzione di tener lontano il male; qui invece i mostri sono all'interno, forse per ricordare agli uomini del passato e a noi, quanto labile sia il confine tra bianco e nero.
La data? incerta. Forse siamo agli inizi del Duecento. Le maestranze? Austriache? Tedesche? Chissà. Già gotiche però nei gesti che evidenziano la sofferenza, insomma i sentimenti delle persone. E questo è un tema caro al Gotico di Oltralpe.


E poi, alla fine del viaggio, in fondo alla val Pusteria, ecco il paese che da bambina, senza saperlo, più e più volte disegnavo, un microcosmo completo e compiuto. Ecco san Candido, nell'antico territorio romano del Norico.
E nel centro del paese ecco la Collegiata, il più importante monumento romanico dell'Alto Adige., sorto su un'abbazia benedettina del VII secolo e con forme che attestano influssi lombardi (molto banalmente, vedi sant'Ambrogio!)
L'interno,a tre navate, ampio ma nello stesso tempo raccolto nella penombra , mostra nella zona dell'altare un crocifisso ligneo policromo dei primi del Duecento ; a fianco della croce , composti nel dolore sono raffigurati Maria e Giovanni. Ai piedi della croce un volto calpestato da Cristo ; è la raffigurazione del teschio di Adamo o forse gli occhi lievemente a mandorla rappresentano la paura di popoli che vengono da lontano e che possono essere sottomessi al cristianesimo?

Chi lo sa. Il dubbio è amletico, mi è venuta fame, andrò  al rifugio Jora per mangiare le prelibatezze di Markus Holzer. Non solo l'occhio vuole la sua parte!